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Il tema dell’uso delle armi negli Stati Uniti periodicamente diventa oggetto di dibattito anche nel nostro Paese, quando drammatici episodi di cronaca accendono i riflettori su questo argomento.

Oxford High School (Michigan)

È di poche settimane fa la notizia della strage compiuta in un liceo di Oxford (Michigan) da parte di un quindicenne che ha aperto il fuoco uccidendo tre studenti e ferendone altri otto.

Purtroppo, non si tratta di un caso isolato: negli Stati Uniti mediamente 96 persone al giorno muoiono per colpa di una pistola o di un fucile.

Nel 2020 ci sono stati, con un aumento del 50%, 615 episodi di stragi di massa, cioè di sparatorie in cui sono morte almeno tre persone; nel 2019 erano state 434 e l’anno prima 323.

Secondo l’organizzazione “Gun Violence Archive“, che traccia gli episodi di violenza da armi negli USA, questo aumento di crimini è uno degli effetti collaterali portato dal Covid19. Inoltre, come si sa, il 2020 è stato in America l’anno di manifestazioni connotate da violenza (proteste razziali, proteste connesse alle elezioni presidenziali etc.). Alcuni esperti auspicano che, con il calo dei numeri dei contagi e con la diffusione dei vaccini, questi tragici eventi possano ridursi.

Il tema è ancor più impressionante se si pensa che numerose di queste stragi siano avvenute all’interno di scuole, con armi acquistate legalmente e portate da casa da soggetti che, nella maggior parte dei casi, avevano una storia documentata di disordini mentali.

II emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America

Il Paese, permeato dalla cultura delle armi ben radicata nel DNA dell’americano medio, è diviso: coloro che pensano che un maggior numero di armi garantisca la sicurezza e considerano la possibilità di possedere un’arma come un vero e proprio diritto, sancito nel II emendamento costituzionale, che così recita “essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare le armi”; coloro che invece, a fronte del sempre più crescente numero di sparatorie e stragi, si interrogano sul tema delle armi e ritengono che lo status quo vada modificato.

Circa il 53% degli Americani vorrebbe che venissero introdotte regole più stringenti in merito alla possibilità di acquistare delle armi ed il 48% degli Americani percepisce quello delle armi come un grande problema.

La questione in USA è di difficile soluzione e la politica americana al momento non è stata in grado di effettuare interventi radicali in grado di risolverla. La quota conservatrice, che ritiene inviolabile il diritto al possesso delle armi, è numerosa e, rappresentata dalla National Rifle Association (NRA), anche politicamente influente. La NRA, nata come associazione sportiva e venatoria nel 1871, si è evoluta diventando parte della politica americana al punto da essere in grado di influenzarne le decisioni, a tutela di quello che è un vero e proprio esercito armato.

Negli Stati Uniti ci sono, infatti, più armi che uomini; secondo il Congressional Research Service nel Paese, popolato da 328 milioni di persone, si stima ci siano 357 milioni di armi. A fronte di una popolazione che costituisce il 4,4% della popolazione terrestre, gli USA hanno il 42% dei civili armati nel mondo. Per fare un paragone basta pensare che in Italia su 60 milioni di abitanti ci sarebbero circa 7 milioni di armi.

Vendita delle armi negli Stati Uniti

Nel 2008 è stata la Corte Suprema degli Stati Uniti a sancire definitivamente come inviolabile il diritto di possedere un’arma, dichiarando incostituzionale la legge del Distretto di Columbia che ne vietava il possesso e annullando quella di Washington, che vietava di detenere una pistola per difesa personale.

Per un italiano che guarda al continente americano è difficile comprendere a fondo le ragioni che stanno trasformando gli USA in un vero e proprio Far West.

Nel nostro Paese, infatti, per possedere un’arma ci vogliono dei precisi requisiti:

  • Avere almeno 18 anni
  • Ottenere un certificato dopo la frequenza di un corso specifico
  • Avere la fedina penale pulita
  • Disporre di un certificato medico che dimostri la salute mentale dell’individuo
  • Registrare la propria arma presso la polizia entro 72 giorni dall’acquisto

In Italia, poi, sono assolutamente vietate le armi militari come fucili d’assalto e le armi automatiche.

E’ vero che a sparare sono le persone e non le armi, secondo una delle argomentazioni usate per anni dalla NRA per difendere il diritto dei cittadini americani a possedere un’arma, ma non si può negare che, più la legge sulle armi è permissiva, maggiori saranno le persone morte a causa di esse.

Il Presidente USA Joe Biden, che nella sua campagna elettorale ha affrontato la spinosa questione, ha promesso di adottare delle riforme. Tra le proposte sul tavolo c’è quella di rendere più rigidi i controlli sui precedenti penali di chi acquista armi, nonché il divieto di produrre e vendere fucili d’assalto e caricatori ad alta velocità.

Difficile adottare riforme più radicali a fronte di una cultura che fatica troppo a slegarsi dal culto dell’autodifesa e della protezione armata individuale, caratterizzata dalla sfiducia in chi alla difesa sarebbe preposto.

I numeri delle stragi che ogni anno colpiscono l’America dimostrano inesorabilmente che il sistema va riformato, magari guardando agli antichi insegnamenti di chi, come il sommo filosofo greco Socrate, descrive chi ricorre alla violenza come un debole nellanima. “Non dobbiamo disertare, né ritirarci, né abbandonare il nostro posto. Ma in tribunale ed in ogni altro luogo bisogna fare quello che la Città comanda, oppure persuaderle in che cosa consista la giustizia. Ma fare uso di violenza è cosa empia.”

Socrate: la rivoluzione della “non violenza”

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