Sbarca a Palazzo Maffei una nave funeraria egizia

“E’ un’opera che trasmette molte emozioni e fa pensare che il mondo reale è strettamente legato ad un mondo spirituale", con queste parole il collezionista Luigi Carlon dà il benvenuto al manufatto antico.

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L'imbarcazione funeraria giunta a Palazzo Maffei

Circa 4.000 anni fa in Egitto fu creato un modellino di nave funeraria destinato ad essere parte di un corredo funebre per un dignitario egizio. Da quel luogo sulle sponde del Nilo, attraversando millenni, nel 2025 la barca ha trovato un nuovo porto sulle sponde dell’Adige: Palazzo Maffei, museo veronese di Piazza delle Erbe.

E’ la più antica tra le opere esposte nella collezione ideata dall’imprenditore-mecenate Luigi Carlon e simboleggia il trasporto dell’anima del defunto dal regno di vivi al mondo dei morti. La si può osservare al secondo piano espositivo della Casa Museo di Palazzo Maffei, in una sala tra cui spiccano alcuni pezzi provenienti dall’epoca greco-romana e l’edizione integrale del Encyclopédie di Diderot e d’Alambert.

“Come molti giovani anch’io sono stato attratto dall’arte egizia”, ha spiegato Carlon. “Ho visitato più volte l’Egitto, il Museo del Cairo e molti siti archeologici. Ho acquistato quest’opera perché non sono molti i modelli di questo periodo che hanno l’albero completo di vela. A mia conoscenza un modello a vela si trova all’Ashmolean Museum di Oxford e uno al Museum of Art di New York, quindi il nostro è molto raro. Molti altri modelli sono solo dotati di rematori. La differenza è sostanziale”.

Barca funeraria in legno policromo (altezza massima 42 cm; lunghezza 50 cm)
Egitto, Medio Regno, 1939 – 1850 a.C.

Databile tra il 1939-1850 a.C. l’imbarcazione, lunga 50 cm, appartiene a un gruppo di modellini prodotti soprattutto nel periodo del Medio Regno. Sotto la struttura mobile coperta (la cabina), si scorge il corpo del defunto circondato da sei rematori inginocchiati che simulano il movimento della remata, mentre a poppa vi è il timoniere. Completo di tutte le sue parti primarie, in legno modellato e intagliato con tracce di policromia, il reperto esposto nel museo sullo scafo presenta decorazioni lineari bianche e brune, e fori di innesto per il fissaggio dei vari elementi mobili e dei personaggi. L’albero maestro è disposto centralmente ed è dotato di vela arrotolata che poggia orizzontalmente su un ulteriore supporto mobile. Il tutto per rendere “funzionante” l’imbarcazione anche nell’aldilà, affinché il defunto potesse essere condotto con sicurezza a destinazione. 

Il momento dell’arrivo della barca a Palazzo Maffei Casa Museo

Simbolicamente, essa rappresenta il trasporto del anima del defunto dal regno di vivi al regno dei morti. Infatti, gli Egizi erano convinti che il defunto sarebbe entrato nel Regno dei morti (la Duat) con il suo corpo e che lì Osiride, re dell’oltretomba, avrebbe infuso nuovamente il soffio della vita. Chi non avesse posseduto una barca propria, non sarebbe potuto entrare nella Duat finché Anubi in persona non lo avesse traghettato sulla Barca della Sera. Un passaggio tuttavia pieno di insidie per l’anima del defunto, che doveva resistere ai demoni incontrati lungo il percorso, tenuti a bada solo da una Barca Solare, che conduceva l’astro attraverso le ore del giorno da Oriente ad Occidente.

Aperta al pubblico nel 2020, la Casa Museo contiene una collezione iniziata più di cinquant’anni fa. La collezione Carlon mostra un percorso storico-artistico che coinvolge i protagonisti più importanti delle avanguardie storiche, italiane e straniere. “La collezione composta da 680 opere iniziava dal periodo greco-romano” conclude Carlon, “Quest’opera ci porta a 4.000 anni fa. Penso sia importante che ora sia nella collezione e che possa trasmettere ai visitatori riflessioni profonde insieme alla conoscenza di certe usanze di una antica popolazione straordinaria come quella egizia”.

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