
La kickboxing è uno sport da combattimento con origini molto antiche ed è nativo del sud est asiatico; questa disciplina è divenuta molto popolare in Giappone durante gli anni 60 iniziando, poi, a diffondersi negli USA.
Combina tecniche di calcio, tipiche delle arti marziali orientali, e colpi di pugno caratteristici del pugilato; inoltre esistono molti stili: alcuni più antichi come il Muay Thai (Thailandia), e altri più moderni come il K-1 Rules, la kickboxing Olandese e la Kickboxing Giapponese.
Questa disciplina offre molti benefici per migliorare la forma fisica, aiutando a costruire forza, resistenza e flessibilità, migliorando l’umore e aumentando la fiducia in se stessi, inoltre, fornisce elementi efficaci per la difesa personale.
Nonostante questo, molti lo reputano e lo percepiscono come uno sport violento a causa dell’alta intensità del contatto fisico, che avviene tramite calci e pugni, e può causare infortuni, traumi o ferite visibili; dunque, la visione di sangue e traumi facciali può impressionare il pubblico che etichetta la disciplina come aggressiva.
Per approfondire meglio la natura e ciò che c’è dietro a questo sport, abbiamo deciso di intervistare la cintura nera di full contact (una specialità della kickboxing) 1 Dan Fabio Facchiano.

Perché ha deciso di iniziare questo sport e da quanto tempo lo pratica?
Premesso che non sono più giovincello, 48 anni quest’anno, le arti marziali in generale fanno parte della mia vita da oltre un trentennio. Ho cominciato a praticare le arti marziali da adolescente, all’età di circa 11 anni, spinto da forte motivazione personale e dal desiderio di imparare a difendermi sul serio contro le ingiustizie e i soprusi che vedevo quotidianamente praticare all’uscita di scuola da un gruppetto di coetanei che frequentavano il mio stesso istituto. All’epoca le zuffe fuori scuola erano abbastanza frequenti e sapevo che, prima o poi, poteva capitare anche a me e, perciò, la mia scelta di praticare le arti marziali e la difesa personale fu una naturale conseguenza, dettata anche dal fatto che volevo essere pronto a reagire qualora ne fossi stato costretto.
Quando ha acquisito le basi della kickboxing?

Dagli 11 ai 19 anni frequentando, in maniera costante e seria, la scuola di karate “goshin ryu karate” della mia città natale, Benevento, dove ho studiato le basi, i principi e le tecniche del karate stile shorin ryu e passando gradualmente a praticare il karate da combattimento, passando ai successivi tre livelli e stili di kickboxing, ovvero: il semi contact, il light contact e il full contact.
Sport che poi ho proseguito a perfezionare e praticare anche a livello agonistico, dopo che, per motivi di lavoro, sono stato trasferito a Ravenna, dove ho avuto la fortuna di incontrare il maestro Gianneschi Simone, piu volte campione italiano di kick boxing (negli anni 2000 e 2001), con cui ho avuto l’ onore di allenarmi duramente per circa 9 anni.
Sappiamo che si è dovuto prendere un lungo periodo di pausa dalla kickboxing, è vero?
Sì, dopo il mio trasferimento a Verona, nel 2004, sono stato costretto a sospendere la pratica della kickboxing per circa 10 anni, poiché assorbito da sopraggiunti impegni professionali e familiari che mi consentivano di praticare solo attività sportiva residuale, come la corsa e qualche partita a calcetto con gli amici e colleghi.
Tuttavia, nel 2014, quando mi si è presentata l’opportunità, ho ricominciato ad allenarmi e praticare arti marziali con regolarità, senza più smettere, quando ho avuto la possibilità di frequentare la palestra “Tao Long Martial Arts”, dopo aver fatto la conoscenza del maestro veronese di arti marziali Enrico Luciolli. Così, per circa 8 anni, ho imparato le basi e tecniche del sistema di combattimento denominato “Inwarrior”, che tuttora continuo a praticare.
Cos’è per lei questa disciplina e cosa le ha insegnato?
Il karate in generale, e la kickboxing in particolare, è una disciplina completa che permette di allenare ogni parte del corpo e sicuramente mi ha insegnato il valore del sacrificio e della “disciplina”, appunto, che mi ha permesso di imparare il senso del rispetto prima verso gli altri e, poi, verso me stesso. Mi ha permesso di acquisire una certa consapevolezza delle mie potenzialità, non solo a livello fisico, ma soprattutto mentale, che ha contribuito, di conseguenza, ad accrescere la mia sicurezza interiore.
Condizioni che mi hanno permesso di superare non solo alcune sfide sportive, sul piano agonistico, ma soprattutto molte sfide che la vita mi ha riservato sul piano personale.

Quali sono le soddisfazioni che ricorda con più emozione?
Sicuramente la mia prima vittoria agonistica quando da cintura inferiore (verde) sono riuscito a vincere un campionato regionale di light contact confrontandomi con atleti di grado superiore (cinture nere e marroni) ma della stessa categoria di peso. Ma, parimenti, non posso dimenticare gli anni in cui ho partecipato alla presentazione agonistica del pluricampione italiano di kickboxing – full contact Gianneschi Simone, in qualità di suo “sparring partner”.
Molti lo reputano uno sport violento, cosa ne pensa a riguardo?
Sicuramente è uno sport duro e di contatto, ma non lo ritengo uno sport violento, nel senso stretto del termine, poiché la violenza è una componente soggettiva dell’ atleta che può essere manifestata in ogni sport. La kickboxing “tradizionale” è comunque uno sport con delle regole, che deriva dalle arti marziali e sport da combattimento tradizionali, come il Karate e la muay thai e la box, che enfatizzano la disciplina e il rispetto delle regole e del proprio avversario.
Può essere praticato da ambo i sessi?
Certamente! La kickboxing può essere praticamente non solo da uomini, ma anche e soprattutto dalle donne, che trovano nella disciplina anche un’alternativa valida per mantenersi in forma sviluppando al contempo una buona resistenza, elasticità, forza e tonicità muscolare.
Non a caso Nella mia breve esperienza di istruttore i nostri corsi venivano seguiti in maggioranza da donne, che trovano giovamento fisico dai duri allenamenti che praticavano con il maestro Gianneschi Simone, dove potevano sfogarsi fisicamente e scaricare tutto lo stress accumulato dai vari impegni professionali e personali.
Che consigli darebbe a chi vuole iniziare questo sport?
Sicuramente consiglio di approcciarsi alla kickboxing gradualmente e, per chi vuole ottenere risultati sportivi, sicuramente dopo almeno qualche anno di pratica delle arti marziali tradizionali, come il karate, il taekwondo, ecc., dove apprendere e consolidare le prime motricità di base e soprattutto l’ uso delle tecniche di gambe e, poi, passare al pugilato e alla kickboxing solo in un secondo momento. Non per ultimo, indispensabile, è trovare la giusta guida con maestri e istruttori professionali e non improvvisati.











