Alberto Bronzato: da una passione innata per il teatro, alla scuola Granbadò

Già direttore dell’Estravagario Teatro a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, oggi Bronzato è alla guida di una scuola di musical di successo che si trova in Borgo Roma. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua storia.

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scuola Granbadò esterno

Chi a Verona ha la passione per il musical o il teatro di sicuro conoscerà il suo nome, parliamo di Alberto Bronzato, direttore artistico e performer, prima all’Estravagario Teatro e poi successivamente alla scuola Granbadò, che ha fondato.

scuola Granbadò interno

La scuola di musical e teatro Granbadò di Verona a Borgo Roma è rivolta a tutte le fasce d’età, dai più piccoli ai più grandi; questo laboratorio si propone di aiutare ragazzi e adulti a sviluppare le loro passioni, e magari a proiettarsi in una realtà di teatro e musical esterna alla scuola e più professionale. Oltre ai corsi orientati sul mondo dello spettacolo si possono trovare anche Workshop e seminari.

Direttore, sappiamo che la sua esperienza in ambito artistico affonda le radici molti anni fa. Quale fu il suo inizio?

Io ho iniziato da ragazzino come tanti altri perché nel mio quartiere c’era la parrocchia con il teatro e questo spazio mi attirava tantissimo. Avevo fatto in seconda elementare con la classe una festa della mamma dove io dicevo due battutine, e questa cosa mi aveva dato una botta di energia incredibile. A quei tempi non c’erano le accademie a portata di mano come adesso.

La mia occasione, a 17 anni, è stata quella di andare alla scuola di Giorgio Totola, che allora era il l’unico l’unico regista e maestro di Verona; poi, dopo aver fatto due anni di scuola, lui mi chiese di partecipare ad uno spettacolo: io avevo appena 18 anni, mi dovevo anche diplomare, però la mia voglia di fare era molta. Era il 1977, lo spettacolo si intitolava: “Ecco qui il glorioso paese”, facevo un piccolissima parte ma per me era tutto. Da quel momento lì, ho messo il teatro sempre davanti a tutto.

Alberto Bronzato

Cosa l’ha spinta ad appassionarsi prima alla recitazione e poi alla regia?

La mia passione è sicuramente la recitazione, la regia viene conseguente. Quando abbiamo fondato nel 1988 l’Estravagario Teatro, il primo spettacolo lo abbiamo fatto con regia collettiva, poi i componenti del gruppo hanno deciso che io avrei dovuto prendere in mano la regia, forse proprio per la passione che non ho mai mollato

Ci fu un tempo a Verona in cui l’Estravagario Teatro era un punto di riferimento non solo per la nostra città. Che ricordo ha di quell’esperienza?

Le compagnie ora sono parecchie, ce ne sono di molto brave, però circa una decina di anni fa eravamo veramente un punto di riferimento: noi eravamo tutti più giovani, eravamo molto numerosi, facevamo dei laboratori interni e improvvisavamo, così nascevano molte idee, come ad esempio Pinocchio.

Ho una bella nostalgia, però adesso i tempi sono cambiati, sono lavori costosi e sarebbe difficile portare in giro così tanta gente.

Dall’Estravagario a Granbadò. Perché ha deciso di aprire questa nuova realtà nella sua città?

La prima scuola ha aperto nel 1997 agli ex magazzini generali, era chiamata: Estravagario Teatro Scuola.  Nel 2014, d’accordo con la compagnia, ho deciso di scindere le due cose. Avevo una nuova sede, poi le persone confondevano i nomi, perciò ho deciso di chiamare la scuola Granbadò. Alcuni insegnanti sono della compagnia, altri sono professionisti, ma essenzialmente da allora non è cambiato nulla.

Ci sono differenze nel musical e nel teatro in Italia rispetto a quelle che possiamo trovare all’estero?

Sì, indubbiamente. Il musical è una bella disciplina, perché in una ne fai tre. E’ sicuramente una bellissima sfida, però noi non siamo americani, loro ce l’hanno nel sangue, noi abbiamo altre tradizioni.

Gli americani lo fanno anche a scuola, è una vera e propria materia di studio, loro provano i saggi di musical con anche l’orchestra. Loro hanno sicuramente non una, ma due marce in più.

spettacolo natale Granbadò

Perché consigliare a un giovane di intraprendere quest’arte?

Certamente può aiutare ad aprirsi e ti aiuta a imparare come parlare in pubblico, fare movimento e fare sport: è fondamentale.

A me in prima persona ha aiutato tanto anche con la scuola, mi ha reso meno impacciato e più sicuro, si può dire che ho vinto la vergogna. Poi ci sono anche i ragazzini che non sono necessariamente chiusi, ma vengono perché hanno voglia di provare, perché sono curiosi e alla fine restano…quindi vuol dire che c’è qualcosa che li attira.

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