Stefano Quaglia: «I classici ci insegnano a capire il mondo»

L’ex Provveditore agli Studi di Verona, insignito dell’onorificenza al Merito della Repubblica, ripercorre una vita dedicata alla scuola: dall’insegnamento del greco alla riflessione sull’educazione, tra il valore della cultura classica e le sfide dell’istruzione italiana.

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Stefano Quaglia, ex Provveditore agli Studi di Verona, insignito dell’onorificenza al Merito della Repubblica.
Stefano Quaglia, ex Provveditore agli Studi di Verona, insignito dell’onorificenza al Merito della Repubblica.

Qui a Verona l’abbiamo conosciuto, in particolare, come professore di Greco e nel ruolo di Provveditore agli Studi di Verona. Il 2 dicembre scorso, il professor Stefano Quaglia ha ricevuto un importante onorificenza al Merito della Repubblica Italiana. Laurea in Lettere e Filosofia conseguita all’Università di Padova, Quaglia – qualche anno dopo – consegue, presso la stessa università, anche il Diploma di Perfezionamento in Filologia Classica. Docente di Materie Letterarie, Latino e Greco al liceo classico fin dall’Anno Scolastico 1979/80, nel 1991 vince il concorso a Preside.

Da quel momento inizia soprattutto ad occuparsi di sperimentazioni e ingegneria curricolare, Status dello studente (Educazione alla Salute e Orientamento), Formazione del personale scolastico (Presidi e Docenti), esami di Stato. Nel corso del tempo ha sempre ricoperto cariche legate al mondo della scuola. E’ stato Preside dell’Istituto Paritario “Lavinia Mondin” di Verona, che ha come Congregazione di Riferimento le Sorelle della Misericordia di Verona, e oggi è in pensione. Prosegue comunque i suoi studi occupandosi di rapporto tra neuroscienze e dimensione educativa, nuove tecnologie e dimensione educativa, sociologia dell’educazione, organizzazione scolastica e formazione classica.

Il professor Stefano Quaglia.
Il professor Stefano Quaglia.

Professor Quaglia, partiamo dell’onorificenza ricevuta un mese fa: che significato ha per lei questo riconoscimento?

Quest’onorificenza per me è un riconoscimento di tanti anni di impegno per la scuola e per le comunità presso le quali  ho lavorato. Altresì testimonia che ci sono tante persone che hanno apprezzato il lavoro e hanno voluto un segno riconosciuto anche dallo Stato della loro gratitudine. 

Quali valori e principi hanno guidato il suo impegno professionale fino a questo riconoscimento?

Il valore più importante è quello della importanza della cultura che è sempre frutto di studio di passione e di capacità di comunicare. Ho sempre creduto molto nella possibilità di condividere con i giovani le esperienze delle generazioni più adulte ed esperte 

Sappiamo che è in pensione, frequenta ancora il mondo della scuola?

Ho frequentato fino all’inizio dell’anno scolastico di quest’anno, adesso svolgo attività culturale di impegno formativo per i docenti e per i presidi.

C’è stato un momento particolare nella sua carriera di insegnante che le ha dato più orgoglio?

Il momento di maggior orgoglio l’ho avuto durante il mio primo anno di insegnante, quando ho capito che quella era la mia professione.

Perché oggigiorno, in un mondo che corre veloce, digitalizzato, è importante studiare i classici?

Negli ultimi anni anche gli esperti di informatica e delle scienze più tecniche stanno sempre più riconoscendo l’importanza della riflessione sul pensiero. Non conta solo possedere conoscenze, ma comprendere il significato di ciò che sappiamo. La domanda fondamentale diventa quindi: perché possiedo queste conoscenze e che cosa significa davvero conoscere? Anche gli scienziati sentono il bisogno di interrogarsi sul senso di ciò che fanno. In questo percorso, i classici rappresentano una fonte fondamentale: grazie ai Greci e ai Romani possiamo scoprire un orizzonte di pensiero molto più ampio di quello che spesso riusciamo a vedere oggi.

I testi classici rimangono una delle fonti più vive per comprendere la complessità della realtà. Essi ci aiutano a sviluppare la capacità di trasformare ciò che inizialmente appare incomprensibile in qualcosa di comprensibile. Leggere i classici, dunque, non ha necessariamente un’utilità immediata o pratica, ma possiede un valore più profondo: ci aiuta a capire meglio noi stessi e il significato della nostra conoscenza.

Che impressione ha dei giovani di oggi? 

Da un punto di vista complessivo, non ho mai pensato che i giovani di oggi siano peggiori di quelli di ieri. Il problema è piuttosto un altro: forse la mia generazione aveva l’idea di poter intervenire sulla realtà e di poter cambiare le cose. I giovani di oggi, invece, spesso hanno la sensazione che il mondo sfugga loro di mano; per questo motivo appaiono più fragili e hanno bisogno di essere aiutati e sostenuti.

Le onorificenze consegnate dal Prefetto di Verona Demetrio Martino.
Le onorificenze consegnate dal Prefetto di Verona Demetrio Martino.

Cosa significa essere un cittadino meritevole per lei?

Essere un buon cittadino significa essere una persona meritevole. Tutti i cittadini dovrebbero impegnarsi a esserlo. Essere un cittadino corretto non vuol dire solo rispettare le regole, ma anche comportarsi in modo responsabile e degno per il bene proprio e della comunità.

Qual è, infine, la sua visione del futuro riguardo l’istruzione dell’Italia?

Sono molto preoccupato per l’istruzione italiana, perché ho l’impressione che il sistema educativo attuale non riesca più a entrare davvero in sintonia con il mondo degli adolescenti. Vedo un sistema che funziona molto bene nella prima infanzia e nell’infanzia; nella scuola primaria resiste ancora, anche se con qualche difficoltà.

La situazione diventa invece molto più seria nella scuola superiore e nell’università. Qui il sistema fatica a valorizzare il merito e non riesce a creare un vero collegamento tra l’istruzione superiore e l’università. Per questo motivo, sia la scuola superiore sia l’università fanno molta fatica a intercettare e comprendere le reali esigenze formative dei giovani.

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