Il cheerleading è uno sport particolare, molto scenografico, nato negli Stati Uniti a inizio ‘900 e, col tempo, è arrivato in diverse parti del mondo, anche in Italia, negli anni 2000. Il nostro Paese, infatti, partecipa anche a Campionati europei e mondiali oltre a quelli nazionali, anche se in molti non lo sanno. Proprio per diffondere l’unicità di questa disciplina abbiamo intervistato Valentina Savoia, direttrice di una società sportiva di cheerleading nata nel 2015 proprio a Verona: la NEON Athletics.

Valentina, cos’è la NEON Athletics e quando è nata?
La NEON Athletics è una società sportiva nata con lo scopo di promuovere il cheerleading e soprattutto i valori che questo sport insegna, diffondendolo a più persone possibili dal momento che, secondo me, è una cosa molto positiva. Dopo aver fatto da allenatrice in un’altra società sportiva, con la NEON volevo dare una ventata d’aria nuova al mondo lavorativo sportivo, imparando anche da errori e difetti visti in precedenza. Ho quindi pensato se si potesse fare qualcosa di meglio anche per i miei colleghi; volevo non solo cercare di creare un bel ambiente sportivo per i ragazzi, ma anche un ambiente lavorativo migliore per gli allenatori.
Quando hai avuto il tuo primo approccio con questo sport? Quando lo hai conosciuto?

Anch’io come molti l’ho conosciuto per caso, infatti non sapevo niente riguardo questo sport. Un giorno un’amica di famiglia mi ha detto che una società di basket stava cercando un’allenatrice che potesse sostenere delle bambine, sorelle dei componenti di una squadra, che volevano fare le cheerleader. Io subito ho detto “Boh, in che senso? Va beh’…”. Cercavano qualcuno che avesse fatto ginnastica perché, nell’immaginario comune, tutti si aspettano che la cheerleader faccia i balletti. Inoltre avevo appena finito le scuole superiori, ero in cerca della mia strada, allora mi sono detta “Beh, vediamo che cosa vuol dire tutto questo” e sono andata ad un appuntamento con questa società sportiva, al quale era presente anche il fondatore della prima organizzazione di cheerleading di Milano. Fu lui ad illustrarmi il progetto e ho accettato. Sono partita per dieci giorni per prendere il brevetto richiesto un po’ alla cieca, non sapendo a cosa sarei andata incontro. Tutto questo si è poi rivelato essere una cosa super!
Dopo dieci anni dalla fondazione di NEON Athletics, cosa ti rende più fiera fino ad ora? Ci sono stati dei momenti particolarmente significativi?

Che bella domanda! Ci sono talmente tanti momenti davvero belli, da pelle d’oca: ovviamente quando in una competizione sali sul podio è sempre un’emozione grande, però, in realtà, quello che mi dà tanta soddisfazione, più dell’Oro, è quando vedo i ragazzi e i bambini che si trovano bene, sono sereni e trovano nella NEON un posto sicuro dove rifugiarsi dalla loro quotidianità, che a volte può essere anche difficile. Il rapporto che si instaura con gli atleti è proprio speciale e capisci che diventi un punto di riferimento per alcuni e quindi si confidano con te e condividono i propri problemi. Questi sono i momenti più belli del far parte di un’associazione sportiva.
Ci sono dei nuovi progetti per il 2026 oppure dei sogni nel cassetto?
Il sogno più grande è quello di ingrandirsi sempre di più e di strutturarsi dal punto di vista organizzativo e amministrativo a passi dosati attentamente: diventare quindi una società sportiva sempre più grossa, ma anche sempre più seria. Sarebbe bello avere una palestra indipendente da altre società, questo penso sia il sogno che ho fin dall’inizio. Un altro obiettivo è questo: mi piacerebbe far partire un corso di para-cheer, che è il cheerleading per persone con disabilità, è un’idea che mi rimane sempre in mente.
Quali benefici può dare una disciplina come questa a chi la pratica?
La cosa più bella che un atleta può ricevere da questo sport è la fiducia in se stesso e negli altri imparando a stare in gruppo e cooperare per davvero. È infatti uno sport molto fisico dove ti affidi agli altri oppure gli altri si affidano a te, mettendo la propria vita nelle braccia di un’altra persona.


Cosa diresti a tutti quelli che non praticano il cheerleading e che anzi non lo considerano uno sport?
È uno sport che, nonostante io in 16 anni mi sia impegnata molto a far conoscere il più possibile, non è ancora entrato nell’immaginario comune degli sport, quindi li inviterei a venire a provare perchè possono trovare uno sport che davvero non si aspettano, che va proprio al di là delle aspettative! Sono molto soddisfatta del percorso fatto finora e puntiamo sempre più in alto!












