Dietro le quinte della danza: talento, sacrifici e precarietà

Dietro la grazia e la perfezione della danza si nascondono sacrifici, costi elevati e un futuro lavorativo incerto. Un’arte amata dal pubblico, ma ancora poco tutelata per chi la vive ogni giorno.

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La danza spesso viene raccontata come un sogno fatto di meraviglia, grazia, palcoscenici e applausi. Ma dietro la bellezza e la perfezione che si trasmette al pubblico, si nasconde una realtà complessa: sacrifici enormi, tanto studio, costanza, tenacia e  talento, ma anche costi altissimi e poche certezze di lavorative. Oggi, più che mai, trovare lavoro nel mondo della danza è estremamente difficile.

Foto dall’Accademia del Bolshoi

La competizione è altissima: ogni anno emergono talenti sempre più giovani, più preparati e sempre più vicini a un’idea di un limite di “perfezione” che avanza costantemente. Anche negli stage con insegnanti più o meno importanti, l’ambiente si riempie di competitività: chi ha le aperture più ampie, chi ha il collo del piede più sviluppato, chi ha la tecnica migliore e chi invece una maggiore presenza scenica.

Ciò si riflette poi nei concorsi, dove ognuno dà il meglio di sé e si paragona agli altri cercando di assorbirne le qualità migliori e superarle. In questo modo, però, l’arte della danza rischia di essere snaturata, trasformandosi in uno sport agonistico.

Il desiderio di tutte le giovani ballerine, per ricevere una buona istruzione, è entrare in un’accademia, ma si tratta sempre di una sfida durissima, e anche quando si viene ammessi bisogna affrontare spese spesso proibitive. Le rette scolastiche, l’abbigliamento, le visite mediche, i viaggi e l’alloggio rendono la danza uno degli ambienti artistici più costosi. Infatti molti ragazzi non riescono a realizzare i propri sogni, e anche se aiutati da borse di studio che ricoprono parte dei costi non possono permetterselo. Così grandi talenti rischiano e diventano invisibili e la danza non si presenta come un percorso uguale per tutti. Spesso, a fare la differenza, non sono solo passione e talento, ma anche disponibilità economica e la possibilità di permettersi di coltivarli.

Foto dall’accademia Vaganova

Inoltre, questi investimenti non corrispondono quasi mai a una reale stabilità economica futura: mentre il livello artistico continua a crescere, le condizioni lavorative rimangono fragili e incerte.

Molte città e molti teatri importanti mancano di un corpo di ballo stabile, proprio come la nostra città: un teatro imponente come l’Arena è privo di un corpo di ballo stabile e strutturato. Inoltre, i danzatori lavorano perlopiù nell’ambito dell’opera e non sempre hanno la possibilità di danzare realmente, facendo ciò che desidererebbero davvero. Infatti, nella nostra città, pur avendo molti teatri, mancano spettacoli di vero balletto di repertorio, mentre quelli di stili come il contemporaneo sono più frequenti. Tra l’altro, quando vengono proposti spettacoli di danza classica, i teatri sono sempre pieni, segno che il pubblico ama ancora vedere l’eleganza e la leggerezza delle ballerine.

Forse è arrivato il momento di guardare la danza come arte ma anche come lavoro, riconoscendo il valore umano ed economico di chi ogni giorno dedica la propria vita ad essa.

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Vittoria Frascino
Sono Vittoria Frascino, ho quindici anni e frequento la quinta ginnasio del liceo “Scuole Stimate”. La mia più grande passione è la danza: pratico infatti a livello professionale danza classica, contemporanea e moderna. Questa attività richiede molto impegno e costanza; perciò frequento le lezioni ogni giorno, tranne la domenica, e spesso partecipo anche a stage nei weekend. La danza occupa gran parte delle mie giornate e rappresenta una parte importante di me: non potrei farne a meno. Tuttavia, non credo che diventerà necessariamente la mia professione, anche se continuerà sempre a far parte della mia vita. Riguardo al mio futuro sono ancora incerta, ma mi piacerebbe lavorare nel mondo dell’economia, del business e della moda. Quest’ultima è uno dei miei sogni nel cassetto, poiché sono cresciuta nel mondo della bellezza e dei vestiti e, fin da quando ero piccola, ne sono sempre rimasta affascinata.

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