Manuele Bacchi: «L’evoluzione dell’IA non sappiamo ancora dove ci porterà»

L'intelligenza artificiale è dappertutto: al lavoro e durante la vita di tutti i giorni. Ma quale sarà il suo e il nostro futuro? Abbiamo intervistato un esperto del settore.

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Manuele Bacchi.

Ormai si parla di intelligenza artificiale sempre più spesso, siccome è entrata nella vita di tutti prepotentemente, al lavoro, a scuola, ma anche a casa. Quando si parla di IA, molti pensano che si parli esclusivamente di ChatBot come Chat GPT, Claude, Gemini e tanti altri, ma in verità si tratta anche di domotica ed elettrodomestici smart o navigatori e macchina a guida autonoma. Per capirne di più, abbiamo deciso di intervistare Manuele Bacchi, esperto del settore.

È tra i fondatori della società di informatica italiana eDisplay Srl, che nei primi anni 2000 ha sviluppato in Italia il primo – e per lungo tempo il più diffuso – software di commercio elettronico dedicato alle PMI: eDisplay Enterprise.

In tempi rencenti, l’azienda ha sviluppato e commercializzato a livello internazionale applicazioni come Emailchef con Pagino.ai, MailStyler, Labeljoy e SendBlaster: quest’ultimo bestseller mondiale come software desktop per l’email marketing.

eDisplay ha sedi in diversi Paesi del mondo e Bacchi si occupa della gestione e dello sviluppo, in Italia e in Europa, del brand TurboSMTP, un servizio SMTP professionale specializzato nella deliverability (TurboSMTP è attualmente tra i principali player a livello mondiale nei servizi di consegna della posta elettronica).

Manuele Bacchi

È relatore su temi come web marketing, email marketing, email deliverability e sviluppo della comunicazione digitale tramite strumenti di intelligenza artificiale.

Per le stesse ragioni, si occupa anche dell’applicazione del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) in questi ambiti. Fa parte del Board di Confassociazioni, la più grande confederazione italiana di associazioni professionali, in qualità di Vicepresidente della Branch Confassociazioni Digital.

È inoltre CEO di diverse società che operano nel settore della comunicazione e del marketing, con particolare riferimento alla promozione di prodotti e servizi in ambito Luxury.

Bacchi, potrebbe darci una definizione di intelligenza artificiale?

Definire l’intelligenza artificiale non è semplice. Mi piace però prendere in prestito una definizione che mi è stata data tempo fa dall’amico Marco Landi (ex President/COO di Apple Computer a Cupertino e attuale Presidente dell’Institut EuropIA, con sede in Francia): «Il termine “intelligenza”, con cui siamo soliti definire strumenti come Chat GPT, Gemini o Copilot, non deriva – come si potrebbe pensare – da qualcosa che si riferisce nello specifico all’intelletto umano, ma dall’inglese intelligence, che indica un’attività di investigazione e analisi. L’IA nasce infatti come strumento per scandagliare milioni di dati, raggrupparli ed estrarre risultati il più possibile attendibili, nel minor tempo possibile. L’evoluzione e l’estremizzazione di questi algoritmi hanno portato a ciò che osserviamo oggi. In via definitiva, considero i vari tool di intelligenza artificiale come analizzatori di linguaggio, umano o informatico, in grado di produrre risposte basate su conoscenze e modelli appresi. I modelli sono comunque scritti e definiti dalla vera intelligenza, che rimane quella umana.

Come e con quale scopo la utilizza nel suo lavoro?

Personalmente, la utilizzo, come molti, come una sorta di assistente o segreteria virtuale.  Mi aiuta a velocizzare la scrittura e la revisione di documenti, a ricercare informazioni rapidamente e anche a creare contenuti come immagini e video. In ambito lavorativo la utilizziamo per la produzione di codici: grazie ai modelli di sviluppo, i tempi di scrittura si sono ridotti notevolmente, con risultati di ottima qualità. Inoltre, sfruttiamo la potenza delle reti di IA per creare sistemi di scaling sulle route di invio delle email, un supporto fondamentale per l’instradamento del traffico. I nostri tool, dedicati principalmente al mondo dell’email marketing, consentono di creare template per newsletter a partire da semplici prompt, supportando designer e marketing manager nella realizzazione di campagne coerenti con il brand e personalizzate sui destinatari.

A quale velocità si sta evolvendo l’IA?

L’IA oggi si sta evolvendo a una velocità elevatissima, ma non esiste un singolo indicatore per descriverla: tutto dipende dall’ambito di riferimento. Se consideriamo la capacità di affrontare compiti sempre più lunghi o complessi, la crescita è esponenziale: il “tempo di lavoro umano equivalente” che un’IA può svolgere con successo tende a raddoppiare ogni 8–9 mesi. Se guardiamo alle prestazioni, negli ultimi due anni abbiamo assistito a incrementi notevoli in diverse aree (ragionamento, creatività, memoria), se confrontate con i benchmark umani. Dal punto di vista dell’efficacia degli algoritmi, i tempi necessari per l’addestramento dei modelli si sono drasticamente ridotti. Se invece parliamo di diffusione tra le persone, l’adozione dell’IA registra incrementi a tre cifre.

Intelligenza Artificiale.

Quale impatto sta avendo questa tecnologia sulla vita di ognuno di noi?

Anche in questo caso l’impatto va misurato in base all’utilizzo e al contesto di applicazione.  Se ci riferiamo alla vita privata di ciascuno di noi, l’IA ha portato un deciso ampliamento delle possibilità di accesso alla conoscenza. Come ogni strumento, però, è l’uso che se ne fa a determinare il reale impatto, che può essere allo stesso tempo straordinario o devastante. Dovremo imparare a utilizzare e governare la tecnologia, per evitare di diventare esseri “non pensanti”.

L’IA potrà davvero sostituire alcuni lavori?

Questa è la classica “domanda da cento milioni di dollari”, che l’umanità si pone a ogni rivoluzione industriale o tecnologica. Ogni epoca ha visto la scomparsa di alcuni lavori e la nascita di altri, talvolta simili, talvolta completamente diversi. La risposta è quindi sì: molti lavori di cento anni fa non esistono più, ma l’uomo ha saputo evolversi, creandone di nuovi. Lo stesso accadrà dopo la “rivoluzione dell’IA”.

C’è qualcosa che l’IA non potrà mai fare?

Io spero che non potrà mai fare una cosa sola: generare se stessa. Per il resto, tutto ciò che un essere umano può fare – e probabilmente anche oltre – potrebbe diventare dominio dell’intelligenza artificiale, la cui evoluzione non sappiamo ancora dove ci porterà.

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