“L’empatia come antidoto al farsi i fatti propri”

In occasione della giornata contro la violenza di genere, abbiamo intervistato la giudice Alessia Silvi che ha presentato i diversi contesti nella quale essa si possa verificare.

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Venerdì 19 dicembre, è stata ospite alle scuole Alle Stimate la dott.ssa Alessia Silvi, giudice specializzata in cause riguardanti casi di violenza di genere. Durante la conferenza, l’esperta ha fatto una panoramica su questa delicata tematica, esponendo l’argomento basandosi sulla sua esperienza professionale.

Violenti insospettabili

Fondamentale dare una definizione generale di violenza di genere, tenendo conto che le statistiche evidenziano che questi crimini, al contrario di ciò che comunemente si pensa, sono compiuti nella maggior parte dei casi dai cosiddetti “insospettabili”, cioè cittadini italiani ben integrati nella nostra società. Spesso, infatti, non si tratta di stupri avvenuti fuori dalle discoteche durante la notte o in luoghi isolati, ma di violenza domestica, che quindi avviene in casa lontano dagli occhi di tutti, e solitamente si presenta con dinamiche ben precise. Alla base della violenza domestica, infatti, c’è la violenza psicologica, che parte da un’eccessiva gelosia agli inizi della relazione e sfocia in completo controllo della vita della donna, la quale si sente soggiogata e inferiore. Un’aggravante della violenza domestica è quando avviene in presenza di figli minori, che possono osservare e ripetere i comportamenti del padre in futuro.

Questo, infatti, costituisce un grande problema per l’estinguersi di questa mentalità in alcuni uomini, poiché è stato dimostrato che i bambini che crescono in un ambiente violento non saranno in grado di instaurare relazioni sane.

Tipologie di stalking

In seguito, la dott.ssa Silvi ha parlato dello stalking, altro reato grave, spesso correlato alla violenza di genere, che però può assumere diverse forme, sulla base della causa scatenante e della gravità.

Si possono identificare cinque tipologie di stalker:

  • il corteggiatore ossessivo
  • l’uomo che è stato lasciato e vuole vendicarsi
  • l’uomo respinto che vuole vendicarsi
  • il bisognoso di affetto che fraintende alcuni atteggiamenti
  • il più pericoloso, cioè il predatore che trae desiderio dalla paura della donna

Violenza informatica

Per quanto riguarda la violenza informatica, la dottoressa Silvi ha spiegato che esistono due reati principali. Il primo è il revenge porn, ovvero la vendetta pornografica, che si verifica quando l’uomo lasciato vuole vendicarsi diffondendo video di intimità senza il consenso della donna, percependo come un torto la scelta da parte di lei di lasciarlo. Questo tipo di violenza non avviene solo tra persone adulte ma anche tra ragazzi minorenni. In modo analogo, anche nel caso di Only fans, una donna può scegliere di farsi pagare per produrre contenuti, ma se non consente la diffusione al di fuori dei limiti stabiliti, essa costituisce comunque reato. Collegandosi a questo tema, la giudice ha ricordato che il 10 ottobre l’Italia è stata il primo Paese in Europa a introdurre il reato di deep fake, che riguarda contenuti creati o manipolati con l’intelligenza artificiale e successivamente diffusi.

Da queste riflessioni emerge l’importanza della prevenzione, intesa come una tutela effettiva. Essa si basa, in primo luogo, sulla consapevolezza e, in secondo luogo, sul non subire in silenzio. Diventa quindi fondamentale chiedere aiuto e denunciare, trovando il coraggio di esternare quanto vissuto e di comprendere le conseguenze.

Cosa può fare la legge?

È stato sottolineato come il giudice penale possa infliggere una pena, ma non sia in grado di restituire alla vittima la serenità, rendendo necessario anche un adeguato supporto psicologico durante il percorso giudiziario. In questa prospettiva assume un ruolo centrale anche l’educazione all’empatia: “l’empatia è un antidoto al farsi i fatti propri”, ha affermato la giudice. Ritiene dunque necessario punire, ma anche rieducare gli uomini violenti, senza giustificare la violenza, facendo emergere idee o spiegazioni legate, ad esempio, al vestiario della vittima.

In conclusione, la violenza cresce nel silenzio e nell’indifferenza di chi osserva senza agire. Rompere il silenzio, denunciare e educare è l’unico modo per spezzarne il ciclo.

A seguire l’intervista che la dott.ssa Silvi ci ha concesso in Sala Ermes.

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