
Damiano Pettenella, nato a Verona il 14 dicembre 1981 e vissuto a Quinto di Valpantena, fin da bambino ha coltivato la passione per la danza classica e, non appena ne ha avuto occasione, ha reso questa passione il suo lavoro arrivando a ballare su importanti palchi tra cui il “Teatro alla Scala”, che ha rappresentato per il ballerino veronese una vera e proprio rampa di lancio per la sua carriera.
Damiano, quando è cominciata la tua passione per la danza e da quanto te ne occupi? Chi o cosa ti ha portato ad arrivare al “Teatro alla Scala” di Milano?
Ho praticato danza a Verona per pochi mesi in una scuola privata, dopodiché mi è stato suggerito di provare a fare l’audizione per il Teatro alla Scala perché avevano visto in me una dote naturale: il collo del piede particolarmente curvato, infatti nella danza si ricerca questa caratteristica perché allungando otticamente la gamba, rende l’immagine più bella. La primissima audizione che ho fatto al teatro alla scala è stata a 10 anni e poi ogni anno si svolgevano delle selezioni che ti permettevano di restare per l’anno successivo oppure no. A me è sempre andata bene fino al diploma, quindi tutti e 8 gli anni dell’accademia.
Come ti sei sentito a dover lasciare casa per andare in una città diversa e vivere una vita diversa?
All’età di 10 anni non te ne rendi conto: eseguivo solo le istruzioni di mia mamma che mi portava in lunedì e mi veniva a prendere il sabato ma, durante il primo mese, visto che non trovavo un appartamento oppure una famiglia che mi tenesse, andavo avanti e indietro ogni giorno. Prendevo al mattino il treno regionale delle 5:35 da Verona che arrivava verso le 8.00, alle 8.30 avevo lezione e poi la scuola. Ho cambiato talmente tante famiglie e talmente tanti appartamenti che non ricordo neanche quanti siano stati esattamente, perché non c’è un internato alla Scala, quindi devi affidarti all’esterno.
Ci sono stati dei momenti che reputi essere stati particolarmente significativi nel tuo percorso?

Ogni cambio di compagnia o di città è come un nuovo inizio. Quando ho finito l’accademia ho passato 2 anni nel corpo di ballo della compagnia del Teatro alla Scala fino a che non ho sentito il bisogno di nuove avventure e sono andato a Stoccarda. Dopo Stoccarda, Dusseldorf e poi Amburgo. Il primo anno di cambiamento sembra più lungo perché tutto è nuovo e te lo ricordi come una nuova avventura. Un altro evento significativo è stata nel 2018 l’apertura di ValART che ha dato una bella impronta al mio tragitto. Aprendo una realtà del genere si può dare possibilità, a chi non c’è l’ha o chi non c’è l’ha in zona, di poter praticare tutto quello che è inerente alla danza, ma non solo.

Quando hai smesso di ballare e perché?
Ho smesso a 34 anni a livello professionistico per mia scelta, perché, dopo aver fatto centinaia di spettacoli l’anno e, dopo aver ballato più volte alcuni balletti di repertorio che periodicamente tornano in scena, mi è venuto da pensare di smettere e occuparmi di altro, dal momento che a me era bastato ciò che avevo fatto fino a quel punto.
Dopo questo come sei rimasto connesso con la danza? Di cosa ti occupi ora?
Ora sono passato dall’altra parte: ho cominciato come “maître de ballet” che è colui che ti fa lezione di danza ma anche che tiene le prove, dunque ti corregge e ti aiuta per fare degli specifici salti, passi a due o altro. Lo scopo è quindi arrivare al giorno della premier nel modo più preparato possibile e dopodiché mantenere la qualità anche negli altri spettacoli. Questo è il lavoro che prevalentemente faccio, ma fino all’anno scorso mi occupavo anche di decidere che balletti portare nella stagione della compagnia per cui lavoravo o quali coreografi chiamare per fare nuove creazioni e, anche questa, è una parte molto bella del lavoro, perché dà un’impronta al futuro della compagnia e porta il mondo della danza in avanti.
Hai dei progetti, sogni o obiettivi futuri che vorresti raggiungere?
Adesso sto cercando di ampliare l’offerta come ciò che accadrà a Lazise alla Dogana Veneta. E’ un posto magnifico che, abbinato al mondo della danza di alto livello diventa un’opportunità non da poco. A luglio ci sarà la prima settimana di formazione di alto livello per i ragazzi dai 14 anni in su che amano la danza, non solo classica ma anche contemporanea. Ci saranno persone di importanza molto rilevante, come il direttore del Teatro alla Scala, la English National Ballet School di Londra, ma anche ex ballerini o chi fa il mio lavoro per coreografi come Pina Baush. La speranza è quella che si possa ripetere annualmente.















