Un rintocco, un ricordo: la storia della campana dei caduti di Rovereto

La “Campana dei Caduti”, uno dei simboli “clou” della Grande Guerra, nata con lo scopo di ricordare tutti i caduti di ogni guerra, ad oggi è la campana più grande che suoni distesa. In una delle sue quattro fusioni, è passata anche per la città di Verona.

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Un rintocco della campana

Negli anni successivi alla fine del primo conflitto mondiale, maturò sempre di più nel cuore delle persone il desiderio di ricordare i propri cari caduti in guerra (specialmente quelli “appena” passati in cielo) e, dunque, si pensò a delle soluzioni. Un’idea arrivò da don Antonio Rossaro, un prete nativo di Rovereto. Egli sostenne di non volere per tale scopo un classico monumento «come la solita fredda allegoria tradotta in bronzo o in marmo, ma che, viva voce, risuonasse e scuotesse i cuori nella rivendicazione di tanti eroi scomparsi, di tante vittime senza conforto di lacrime e di fiori». 

Soldati italiani sul Monte Zugna

Nacque, dunque, da questi presupposti la campana che venne fusa per la prima volta nell’ottobre del 1924, presso la “Premiata Fonderia Vescovile” di Trento. La realizzazione del modello, fu affidata allo scultore Stefano Zuech, che decise di decorarla con un bassorilievo in stile neoclassico. Sulla campana troviamo impresse scene che rievocano scontri armati e guerre, immagini effigiate nella speranza di ritrovare la pace. Sul corpo della campana sono inoltre riportate due celebri frasi che recitano: “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”, sentenza pronunciata nel radiomessaggio del 24 agosto del 1939, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, da Papa Pio XII, e “In pace hominum ordinata concordia et tranquilla libertas”, proferita invece da Papa Giovanni XXIII, il Pontefice promotore del Concilio Vaticano secondo, che, tradotta, significa “nella pace ordinata concordia degli uomini e tranquilla libertà”. 

Don Antonio Rossaro vicino alla sua campana
Un primo piano di Antoio Rossaro e i dettagli della campana.

Oltre a queste citazioni, troviamo una grande raffigurazione della Madonna, in quanto la campana è dedicata a Maria Dolens. A seguito di alcuni danneggiamenti, nel 1938 la campana venne fusa due volte (la prima delle quali non riuscita), presso la nota fonderia Cavadini di Verona, oggi non più operativa, che allora si trovava nel quartiere di S. Nazaro.

La fonderia Cavadini di Verona, dove venne fusa la campana per la seconda volta.

Attiva a partire dal 1792 presso la località di  Montorio veronese, la fonderia fu per lungo tempo la più rinominata nel territorio della città scaligera. Negli anni di attività infatti, l’opificio produsse campane per le chiese più importanti dell’epoca, tra cui quelle della cattedrale di Verona. Sotto la guida di Ettore e Achille Cavadini, venne prodotta anche la campana di Maria Dolens. La fabbrica chiuse definitivamente nel 1974, lasciando un grande segno nella storia veronese e veneta. 

Nel 1940, la campana fu riportata a Rovereto, ma si dovette aspettare la fine della Seconda guerra Mondiale, nel 1945, per poterla sentire suonare nuovamente. Nel 1960, si incrinò nuovamente, ma in modo più serio e grave. Non essendoci altre opzioni, nel 1964 si optò per una nuova e quarta fusione, affidata questa volta alla fonderia Capanni di Reggio Emilia.

Una volta ripristinata, nel 1965, fu benedetta da Papa Paolo VI in Piazza San Pietro, in Vaticano, per poi essere tradotta nuovamente a Rovereto, in una nuova sede (non più sul bastione Malipiero del castello di Rovereto, ma sul colle Miravalle).

La campana in posa sul Castello di Rovereto, nella sua vecchia postazione.

Nacque in seguito, nel 1968, la Fondazione Opera Campana dei Caduti, che mira tutt’ora a preservare lo storico manufatto in tutta la sua pienezza ed il suo splendore. Ad oggi, con un’altezza di oltre tre metri, ed un peso di oltre 226 quintali, è considerata la più grande campana al mondo che suoni distesa, ossia a slancio. 

Un rintocco della campana al tramonto.
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Giovanni Brunelli
Salve a tutti. Sono Giovanni Brunelli e frequento il liceo classico “Alle Stimate”. Ho scelto questo indirizzo perché mi piace la storia, in particolare gli albori e lo sviluppo di quella contemporanea (Risorgimento e Grande Guerra). Durante i fine settimana, infatti, mi capita molto spesso di andare in qualche bosco di montagna a cercare reperti con il mio metal detector. Faccio parte inoltre di un gruppo di rievocatori, il Monte Pasubio, con sede a Schio. Questo perché nella mia passione vi è anche l’obiettivo di riaccendere memorie ormai perdute di eroi della Patria. Oltre a questo, mi piace il calcio, sport che ho praticato per circa sette anni e che ho lasciato per dedicarmi all’arbitraggio. Penso e spero che questo corso di giornalismo possa essere utile per il nostro futuro e per la nostra crescita mentale!

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