Mattia Lancerotto, come la beneficenza incontra la giurisprudenza

Il volontariato servizio degli ultimi: il legale veronese racconta l’esperienza vissuta con Avvocati di Strada a Verona.

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Oggi, solo nella città di Verona, più di 11.000 persone vivono sotto la soglia di povertà, di cui 400 senza fissa dimora. In queste condizioni potersi permettere un pasto giornaliero è la priorità e le spese per un’eventuale assistenza legale spesso non sono sostenibili.

Per andare incontro a questa eventualità, a Bologna nasce nel 2001 un’associazione benefica mirata a tutelare i diritti delle persone senza una casa, principalmente sul piano giuridico, chiamata Avvocati di Strada”. 

A Verona questa iniziativa sbarca l’anno successivo e da allora numerosi avvocati e volontari di ogni sorta sono disponibili ad aiutare le persone più bisognose. Oggi ai microfoni di Ermes si è presentato Mattia Lancerotto, da anni volontario presso l’associazione veronese;

avvocati di strada
avvocati di strada

Cosa l’ha spinta ad entrare a far parte di questo progetto?

Avevo voglia di affrontare situazioni nuove e di mettermi alla prova. Inoltre, nella mia professione ho sempre visto situazioni di marginalità e persone in difficoltà, spesso senza fissa dimora, e ho deciso dunque di utilizzare il tempo libero che avevo all’epoca in abbondanza per sfruttare il mio lavoro in modo tale da offrire loro un aiuto.

La grande mole di lavoro svolta gratuitamente non l’ha mai spinta ad abbandonare la sua scelta?

Negli ultimi anni ho dovuto ridurre l’apporto che davo ad “avvocati di strada”, ma le motivazioni non sono legate al fatto di non ricevere un compenso, bensì ad impegni lavorativi.Ritengo infatti che questa esperienza vada vissuta durante i primi anni di carriera,quando si ha più tempo a disposizione e non si è vincolati ad una famiglia.Quando mi è possibile cerco, nonostante ciò, di offrire comunque un supporto per quello che mi è possibile fare.

Vi è mai stato un caso specifico al quale lei si è affezionato in maniera particolare? Se si perchè?

Negli anni mi sono capitati molti casi; ricordo però con affetto di un ragazzo straniero, il quale viveva inizialmente in strada e lì subì purtroppo dei maltrattamenti, che aiutai insieme all’associazione “avvocati di strada”. Ora lui ha ottenuto la cittadinanza e si è sistemato con un lavoro, offrendosi regolarmente per servizi di volontariato.

Il lavoro che lei svolge è ciò che voleva fare sin da bambino? Come si è avvicinato al mondo della giurisprudenza?

Durante la mia adolescenza ho studiato chimica e fisica in un istituto tecnico vincendo anche una borsa di studio, che mi permise di andare per un periodo all’estero. Di ritorno dal viaggio però mi resi conto che le mie passioni in quel momento erano altre e mi iscrissi a Legge, facendo un cambiamento radicale.

Il lavoro che svolgo è molto difficile anche su un piano psicologico e le difficoltà che ho affrontato sono molte, ma posso affermare tranquillamente che questa professione può regalare tante soddisfazioni a livello professionale.

Come si è evoluta la professione dell’avvocato in questi anni?

Come tutte le professioni anche quella dell’avvocato col tempo è cambiata molto.Nei miei primi anni di lavoro ho vissuto nell’epoca d’oro per questo settore,nella quale gli avvocati erano meno rispetto a oggi e svolgevano una mole di lavoro inferiore. Oggi per svolgere questa professione è richiesta un’ampia specializzazione e le competenze necessarie debite all’utilizzo di strumenti digitali come per esempio l’intelligenza artificiale.

senza tetto
Una persona “senza tetto”.

Che rapporto ha con i suoi “clienti”? 

Il rapporto varia da persona a persona: con alcuni clienti sono diventato amico e tuttora rimaniamo in contatto, con altri,anche a causa di condizioni sociali difficili, il rapporto è rimasto professionale e ho dovuto mantenere un relativo distacco.

Tornando indietro rifarebbe la stessa scelta?

Trovo difficile fornire una risposta secca a questa domanda: nella vita ho avuto l’opportunità di fare molte cose; sono stato ammesso in un’ accademia aeronautica e ho avuto la possibilità di intraprendere una brillante carriera come ingegnere chimico; talvolta mi chiedo come sarebbe potuta essere la mia vita se avessi seguito strade differenti a quella che ho effettivamente scelto, ma non posso avere la certezza che sarebbe stata migliore rispetto a quanto oggi vivo, quindi preferisco restare neutro: forse si, forse no, quello che conta, in fondo, e non portare rimpianti.

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