Nel corso dell’anno 2025 l’ingegnere Luca De Biasi, insieme all’architetto Elisa Azzolini, sono stati incaricati nella valutazione della vulnerabilità sismica della torre Abbaziale di San Zeno, a Verona.

Noi di Ermes abbiamo intervistato l’ingegnere De Biasi per addentrarci in questo particolare settore professionale.
Ingegnere, partiamo dalle basi: il territorio veronese è davvero sismico?
Sì, e più di quanto si pensi. Il territorio veronese rientra in una zona a sismicità moderata, ma tutt’altro che trascurabile. Dal punto di vista geologico, il sottosuolo è interessato da un accumulo progressivo di tensioni tettoniche lungo sistemi di faglia attivi. Quando queste tensioni superano la resistenza dei materiali rocciosi, si verifica una rottura con rilascio di energia sotto forma di onde sismiche.
La storia sismica locale lo dimostra chiaramente: il terremoto del 1117 è ancora oggi un evento di riferimento per il Nord Italia. Colpì duramente Verona e il territorio circostante, causando distruzioni diffuse, molte vittime e lasciando tracce evidenti anche nel patrimonio monumentale, come nella Basilica di San Zeno.»
Se volessimo comprare casa, cosa dovremmo sapere riguardo al rischio sismico?
Un aspetto fondamentale è l’epoca di costruzione dell’edificio. Con l’introduzione delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, la progettazione strutturale ha subito un’evoluzione significativa. Gli edifici più recenti sono progettati considerando esplicitamente le azioni sismiche, quindi non solo i carichi verticali, ma anche quelli orizzontali.
Questo approccio si basa su criteri avanzati, come la duttilità strutturale e la capacità di dissipare energia durante un evento sismico. In termini pratici, significa che un edificio moderno offre, in generale, prestazioni nettamente superiori rispetto a uno realizzato prima dell’introduzione di queste normative.
Come si capisce se un edificio più vecchio è a rischio?
La valutazione della vulnerabilità sismica è un processo complesso che parte da una fase conoscitiva approfondita. Si eseguono rilievi geometrici, si analizzano le caratteristiche dei materiali e si utilizzano tecniche di indagine non distruttiva. Tra queste, il georadar è uno strumento particolarmente efficace: consente di “leggere” l’interno delle murature, individuando eventuali vuoti, discontinuità o difetti costruttivi senza interventi invasivi. A queste analisi si affiancano verifiche sulle proprietà meccaniche dei materiali, come muratura, calcestruzzo o legno.
Tutte queste informazioni permettono di costruire un modello strutturale dell’edificio e di simularne il comportamento sotto azione sismica. È, di fatto, una diagnosi ingegneristica completa.
E se emergono problemi, come si interviene?
Gli interventi si distinguono principalmente in miglioramento e adeguamento sismico. Nel primo caso si incrementa la capacità resistente dell’edificio senza raggiungere necessariamente i livelli richiesti per le nuove costruzioni; nel secondo si porta la struttura a soddisfare pienamente i requisiti normativi vigenti.
Dal punto di vista tecnico, si interviene per correggere le criticità più rilevanti: si rinforzano le murature, si migliorano le connessioni tra gli elementi strutturali e si ottimizza il comportamento globale dell’edificio. L’obiettivo è evitare meccanismi di collasso, soprattutto quelli locali, che sono tra i più pericolosi nelle strutture esistenti.

Lei ha lavorato al miglioramento sismico della Torre di San Zeno: di cosa si è occupato?
Mi sono occupato della valutazione della vulnerabilità sismica della torre e della definizione degli interventi di miglioramento. Questo ha richiesto un’analisi approfondita della struttura, delle caratteristiche dei materiali e delle modalità con cui l’edificio risponde a un’azione sismica.
Attraverso la modellazione strutturale è stato possibile individuare i punti critici e i potenziali meccanismi di collasso, che hanno guidato la progettazione degli interventi.
Quali erano i principali rischi e come li avete risolti?
La criticità principale era legata al comportamento delle murature esterne, con un rischio significativo di ribaltamento fuori piano durante un evento sismico.
Per affrontare questo problema, dopo una fase di indagini sui materiali e di modellazione, si è intervenuti inserendo catene in acciaio all’interno della muratura perimetrale. Questi elementi lavorano a trazione e svolgono una funzione fondamentale: collegano le pareti tra loro, impedendo che si aprano o si ribaltino.
In termini ingegneristici, si tratta di un intervento mirato al controllo dei meccanismi locali e al miglioramento del comportamento scatolare dell’edificio, aumentando in modo significativo il livello di sicurezza complessivo.












