L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, uno dei circuiti più iconici della Formula 1, rischia di essere escluso dal calendario del Campionato mondiale a partire dal 2026. Una notizia che sconvolge non solo gli appassionati italiani, ma l’intero panorama del motorsport. Ma quali ragioni ci sono per arrivare a questo provvedimento? E soprattutto perché Imola è così importante da creare tanto scalpore per la sua possibile rimozione dal calendario?
La storia
Il 25 aprile del 1953 fu inaugurato l’Auto-motovelodromo Prototipo CONI di Imola, maggiormente conosciuto come circuito del Santerno, con varie gare motociclistiche dove presero parte quattro piloti italiani campioni del mondo: Umberto Masetti (che stabilì il primo record della pista), Nello Pagani, Carlo Ubbiali e Enrico Lorenzetti. Il 3 maggio invece si disputò il Gran Premio autodromo di Imola, la prima gara automobilistica, e successivamente il 13 agosto la Coppa Placci, evento ciclistico. La prima gara motociclistica, la Coppa d’oro Shell, fu ideata da Checco Costa da cui prende il nome il Museo che apre esclusivamente dal 30 giugno 2013 per mostre temporanee.

A quel tempo, il circuito consisteva in strade aperte al traffico, quindi, per raggiungere l’obiettivo di completare un circuito di gara permanente, dovettero trascorrere l’intero decennio degli anni ’50 e la metà degli anni ’60. Le ragioni erano principalmente due: il ritardo nel completamento dei lavori, che avrebbero isolato il tracciato dal traffico di passaggio, e l’opposizione legale da parte di privati che contestavano l’espropriazione delle loro terre destinate alla costruzione delle installazioni permanenti (tribune e box).
Durante questo periodo, il circuito fu sottoutilizzato: il numero di gare tenute annualmente era basso, così come il numero di giorni di affitto del tracciato ai costruttori di automobili per testare i loro prototipi. Il picco viene toccato nel 1994, quando Imola diventa sfortunatamente uno dei palcoscenici di uno dei Gran Premi di Formula 1 più drammatici di sempre, contraddistinto da incidenti gravissimi, di cui due mortali. Venerdì 29 aprile, durante le prove, Rubens Barrichello colpisce la Variante Bassa con il suo veicolo e di conseguenza riporta la frattura del setto nasale e la frattura parziale di una costa, che lo costringerà a un fine settimana di riposo forzato. Il giorno dopo, il 30 aprile, l’auto di Ratzenberger si schianta alla Svolta Villeneuve e il pilota muore.
Domenica primo maggio, la gara, nonostante il drammatico incidente, viene comunque svolta: appena le luci si spengono la Benetton di JJ Lehto rimane in panne sullo schieramento e viene investita dalla Lotus di Pedro Lamy, ferendo il pubblico in tribuna centrale. Al restart, dopo due giri, la Williams di Ayrton Senna va dritta alla Tamburello a causa della rottura della colonna dello sterzo e si schianta contro il muro: il pilota brasiliano viene portato all’ospedale di Bologna dove morirà poche ore dopo. Nei box, il caos è causato anche da una ruota che si è staccata dalla Minardi di Alboreto e ferisce quattro dei meccanici. In memoria di quei tragici giorni, all’interno del Parco delle Terme Minerali, nel sito del vecchio Tamburello, è stata inaugurata il 26 aprile 1997 una statua di bronzo dedicata a Senna, realizzata dallo scultore Stefano Pierotti, che da allora è diventata un luogo di pellegrinaggio per fan e seguaci.

Quante possibilità per Imola?
Si stima che i funzionari di Imola, città natale del boss della F1 Stefano Domenicali, contribuiscano con soli 21 milioni di dollari per il diritto di ospitare un evento di F1 all’anno, e che l’evento dello scorso fine settimana sia stato l’ultimo in base all’attuale accordo. In prospettiva, si stima che il Gran Premio di Spagna a Barcellona paghi 25 milioni di dollari all’anno, mentre il nuovo evento di Madrid si aggiudichi una cifra stimata di 52 milioni di dollari.
In effetti, il limite di ammissione si aggira intorno ai 35 milioni di dollari per le gare esistenti, che è la cifra che si stima paghino i promotori di Monza, Suzuka, Circuit of the Americas, Città del Messico, Zandvoort (che scomparirà dopo l’anno prossimo), Montreal e Singapore. È quindi chiaro che gli organizzatori di Imola stanno pagando ben al di sotto del prezzo di mercato, circa la metà di quello che sarebbe considerato un prezzo “basso” per qualsiasi nuovo evento. Inoltre, con l’ingresso di Madrid nel calendario, e a un ritmo molto più sostenuto, non ha senso continuare a correre a Imola dal punto di vista finanziario.
Ma è anche un segnale di disapprovazione per eventi come il Gran Premio d’Austria, che si stima valga solo 25 milioni di dollari all’anno. Gli organizzatori hanno un contratto fino al 2027 con il Red Bull Ring, segnalato come possibile candidato per unirsi a eventi come il Belgio nella rotazione tra l’ingresso e l’uscita dal calendario.
Forse è questa una strada attraverso la quale Imola potrebbe un giorno tornare. Sebbene eventi meno remunerativi non siano chiaramente sostenibili come parte integrante del calendario della F1, uno o due cali ogni anno sono tollerabili e forse persino necessari per mantenere un legame con la sua storia e le sue tradizioni, elementi che hanno un valore intrinseco. Ed è qui che Imola si distingue da altri circuiti come Miami, Qatar e Arabia Saudita: è stata teatro degli ultimi giorni di Ayrton Senna, di quella gloriosa battaglia tra Michael Schumacher e Fernando Alonso nel 2005 e, più recentemente, delle quattro vittorie consecutive di Max Verstappen. È un circuito vecchio stile che punisce i piloti anche per il più piccolo errore, che trasuda personalità e folklore in un modo che i suoi equivalenti moderni possono solo sognare. Ma, finanziariamente, non torna e, quando si parla del lato oscuro della F1, c’è un vecchio detto: “Follow the money. Always follow the money” quindi, “Segui i soldi, segui sempre i soldi”.













