Silvia Boretti e l’emozione della Promozione

Una passione nata per caso da un volantino che la ha portata ad arbitrare in Promozione. La storia di Silvia Boretti, arbitra veronese intervistata da noi di Ermes.

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In campo.

Chi ha mai detto che l’arbitraggio è una professione prettamente maschile? Come abbiamo visto negli ultimi anni, molte ragazze si stanno cimentando in questo ruolo con ottimi risultati. Una di queste e senz’altro Silvia Boretti, arbitro di calcio, classe 2003, appartenente alla sezione di Verona. La sua carriera é iniziata intorno al 2018 e continua tuttora. Durante il suo percorso partito dai dilettanti ha raggiunto la Promozione e non ha intenzione di fermarsi, nel vivo della sua carriera. Noi di Ermes la abbiamo intervistata per capire cosa si prova ad essere una ragazza nel vivo del mondo del calcio.

Lancio della moneta.

Silvia, come e quando è nata la tua passione per il calcio? 

Sin da piccola ero appassionata di sport ma poi  per colpa di mio papà, seguivo sempre il calcio sia in televisione che dallo stadio. Con il passare del tempo mi sono appassionata di più.

Lo seguivi già prima di arbitrare?

Si, come già anticipato seguivo già il calcio prima di arbitrare ma poi, da quando ho cominciato questa esperienza, ho iniziato a guardare le partite con un occhio diverso, sia dalla realtà che in televisione. Adesso infatti non mi limito a guardare i giocatori ma anche i movimenti dell’arbitro, la sua gestione e le sue pratiche. Grazie a questo infatti penso di riuscire a migliorare costantemente, entrando nella testa dei calciatori.

Che cosa ti ha spinto a scegliere un ruolo così pieno di complessità come quello dell’arbitro?

Ovviamente seguendo il calcio, ero già a conoscenza delle ampie responsabilità che avrei dovuto sopportare in quel ruolo e delle criticità che questo poteva portare. Una volta però recuperato un volantino che invitava i giovani a diventare direttori di gara, con il tempo, ragionandoci sopra, mi sono convinta: conoscevo i vantaggi e gli svantaggi, ma proprio per questo la curiosità dell’esperienza ha prevalso sullo stare fermi a casa.

Ingresso in campo con gli assistenti.

Per arbitrare ad alti livelli come l’Eccellenza serve un’ottima preparazione atletica, come sono organizzati i tuoi allenamenti nell’arco di una settimana?

Si, hai ragione. Essendo donna riuscire a stare dietro 22 uomini é ancora più complesso. Tutto ciò richiede dunque parecchio allenamento. Io in base alla gara, decido se allenarmi due o tre volte la settimana, con quale intensità e con che tipo di esercizi per tenermi in forma. 

C’é mai stata una persona o un episodio che ha cambiato particolarmente la tua carriera?

Carriera é un parolone (ride), però durante una delle mie prime partite feci qualche errore di troppo, facendo accendere la partita. Tutto ciò mi ha destabilizzata e mi ha fatto capire a cosa, arbitrando, stessi andando in contro. Quello é stato un momento particolarmente difficile, ma da lì non ho avuto più particolari problemi. Per quel che riguarda gli episodi positivi invece, ti parlo di poco tempo fa, in una gara tecnicamente non bellissima, mi sono accorta che l’arbitraggio é il mio punto fermo, perché mi stavo divertendo ed ero felice di essere lì in quel momento.

Le gare, si sa che sono ricche di tensione. Hai dei riti scaramantici prima di ogni partita o dei metodi che usi durante la disputa per regolarti emotivamente?

Non ho particolari riti scaramantici, ma principalmente seguo una determinata routine che ho consolidato negli anni. Mi sono sempre trovata bene con questa routine negli anni perché non rischio di fare confusione in tutto ciò he devo sistemare. Non avere una routine significa più possibilità di andare in confusione.quando sono in campo invece, ho sempre concentrazione, non altre emozioni che la sovrastano appunto perché so di essere lì per un motivo, so di sapere il regolamento, so di essere allenata e di avere le capacità per arbitrare bene.

Oltre agli allenamenti fisico-atletici, come prepari una gara con gli assistenti?

Non appena ricevo la designazione chiamo gli assistenti, che posso conoscere come no… bisogna partire con l’idea in testa che tutti e tre devono essere come una persona unica in campo, per questo bisogna parlarsi e conoscersi interiormente. Penso sia più importante conoscersi dal punto di vista umano rispetto che da quello tecnico. 

E le squadre?

Per conoscere le squadre invece cerchiamo di guardare alcuni video online che oggi sono sempre più frequenti. Se non sono disponibili questi, chiamo altri colleghi che hanno arbitrato in precedenza quelle squadre per conoscere i giocatori e i possibili pericoli. Come in tutto nell’arbitraggio é fondamentalmente la comunicazione.

Ingresso in campo con gli assistenti.

In campo, essendo una ragazza, ti senti trattata con forte autorevolezza oppure, cogli un minimo di leggerezza da parte dei giocatori e degli allenatori?

Nel complesso sono serena, infatti pian piano si stanno accettando anche gli arbitri donna. Sicuramente sugli spalti si sente una pressione differente rispetto all’arbitro della domenica precedente.. arrivata al campo mi trattano ugualmente rispetto agli uomini, ma talvolta ai calciatori presi dal campo scappa qualche brutto commento che però con un buon tono si può tramutare in rispetto reciproco. Diciamo che adesso anche noi ragazze ci stiamo prendendo lo spazio che ci meritiamo nel mondo del calcio. Devo dire comunque che la figura femminile é accettata…gli errori sono gli stessi fatti dall’uomo e dalla donna ugualmente.

C’é stato qualche episodio spiacevole di discriminazione?

Io personalmente non ho mai avuto particolari episodi del genere, solamente i classici commenti non piacevolissimi fatti da un singolo in disparte in tribuna, ma la prendo sul ridere talvolta. Ad alcune mie colleghe purtroppo però hanno subito tali atti e ciò non va bene.

In che modo il calcio, ed in particolare l’arbitraggio hanno cambiato la tua personalità o la tua vita quotidiana-lavorativa?

Sono sempre stata determinata ma l’arbitraggio mi ha fatto capire sin da subito quali sono i mezzi su cui puoi puntare e sfruttare a tuo vantaggio e quali no, conoscendo i tuoi limiti e gestendoli affinché non diventino svantaggi. Per un ragazzo che come ho fatto io comincia ad arbitrare a 15 anni, confrontarsi con allenatori dell’età di suo papà non é per nulla semplici ma soprattutto grazie a ciò io ho preso consapevolezza di me stessa e sono diventata più sicura in tutto ciò che facevo e faccio tuttora. L’arbitraggio occupa una buona porzione della mia settimana, tre giorni di allenamento e sempre la domenica. Io studio all’università, quando non studio sono ad arbitrare, ovviamente gestendo anche una vita sociale… l’arbitraggio é un hobby che però va preso con serietà e professionalità, investendo tempo e risorse.

Quale é stata la tua più grande emozione o il più grande traguardo raggiunto nel mondo dell’arbitraggio? 

Una grande emozione é stata arbitrare al Bentegodi con altre due ragazze nella finale del torneo Città di Verona. Questo non tanto per la partita in sé ma per l’esperienza e per il fatto di lavorare in squadra. Un obbiettivo é sicuramente quello di raggiunge la categoria successiva, ci sto mettendo un po ma per l’impegno che ci sto mettendo so per certo che raggiungerò la meta.

In campo.

C’é un messaggio che vorresti dare, in particolare alle giovani ragazze che vogliono intraprendere una carriera nel mondo arbitrale?

Per iniziare ci vuole consapevolezza di partecipare ad uno sport particolare sapendo che non tutto andrà liscio. Questo sport é una occasione per crescere sia interiormente che esteriormente. Sbagliando si cresce, continuando ad arbitrare ci si diverte e sappi che tutti gli sforzi vengono ripagati.

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Giovanni Brunelli
Salve a tutti. Sono Giovanni Brunelli e frequento il liceo classico “Alle Stimate”. Ho scelto questo indirizzo perché mi piace la storia, in particolare gli albori e lo sviluppo di quella contemporanea (Risorgimento e Grande Guerra). Durante i fine settimana, infatti, mi capita molto spesso di andare in qualche bosco di montagna a cercare reperti con il mio metal detector. Faccio parte inoltre di un gruppo di rievocatori, il Monte Pasubio, con sede a Schio. Questo perché nella mia passione vi è anche l’obiettivo di riaccendere memorie ormai perdute di eroi della Patria. Oltre a questo, mi piace il calcio, sport che ho praticato per circa sette anni e che ho lasciato per dedicarmi all’arbitraggio. Penso e spero che questo corso di giornalismo possa essere utile per il nostro futuro e per la nostra crescita mentale!

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