Lucia Scardoni è una fondista italiana classe 1991, nata a Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona. La sua carriera è iniziata sin dalla gioventù ed è proseguita fino a poco tempo fa. Durante il suo percorso ha raggiunto importanti traguardi, tra cui le Olimpiadi Invernali del 2018 e del 2022. Noi di Ermes, all’indomani dei luccichii e delle medaglie di Milano Cortina 2026, l‘abbiamo intervistata per farvi scoprire la sua storia.

Come e in che modo é nata la sua passione per lo sci?
La mia passione è stata favorita grazie ai miei genitori, che però amavano lo sci di discesa classico. Essendo nata a Bosco, sin da piccola però sono stata presa dalla tradizione e quindi ho incominciato a praticare sci di fondo. Oltre allo sci, comunque, mi piacevano molte altre attività, sia per quel che riguarda la montagna e non solo.
Quando è arrivata a partecipare per la prima volta ad una gara internazionale?
La mia prima gara tra i professionisti arrivò nella stagione 2012/2013 in Val di Fiemme prima e in Repubblica Ceca poi. Da ragazza, invece, partecipai in Coppa Europa, nella categoria junior.
Quali emozioni si provano ad indossare la maglia italiana, a rappresentare il proprio Paese e a sapere che gli occhi di migliaia di persone sono puntati su di lei?
Penso che sia scontato, però ad indossare la maglia della Nazionale si prova una fortissima emozione. Si cerca in tutti i modi di portare la propria nazione sul tetto del mondo. In questi momenti la famiglia dà molto supporto e conta veramente molto.
Cosa si prova gareggiando alle Olimpiadi?
Nella mia carriera ho partecipato a due Olimpiadi: quella del 2018 e quella del 2022. Sono stata fortunata, ma sfortunata allo stesso tempo. Fortunata e brava perché le olimpiadi sono state conquistate con forza, sfortunata perché in quegli anni i Giochi si sono svolti in Paesi (Pyeongchang in Corea del Sud e Pechino in Cina) dove lo sci ed in particolare lo sci di fondo sono sentiti veramente poco e, di conseguenza, l’emozione sugli spalti non si sentiva. In ogni caso, ribadisco, a partecipare alle Olimpiadi si prova un’emozione indescrivibile.

Che tipo di preparazione, fisica e mentale, serve per prendere parte a gare di tale spessore?
Per quel che riguarda la preparazione mentale e fisica, non cambia da gara a gara, ma bisogna essere sempre pronti a tutte. La preparazione atletica comincia in primavera e dura tutto l’anno. Non si prepara infatti la singola gara, bensì tutta la stagione. Se serve ogni tanto ci si allena un po’ di più in base alla gara in arrivo.
Lei ha preso parte a moltissime gare tra nazionali ed internazionali. Quale di queste le è rimasta più impressa?
Tutte le gare sono state una emozione grandissima, sia nelle vittorie che nelle sconfitte. La gara che mi è rimasta più impressa è stata la prima gara di apertura in Finlandia. Non ero molto convinta di ciò che avevo fatto ma, al mio arrivo, vedendo il tempo, scoppiai di gioia. Avevo infatti fatto il miglior tempo in classifica e mi trovavo in testa.
C’é stata una persona oppure un episodio che ha influenzato particolarmente la sua carriera?
Non ci sono state persone che hanno cambiato particolarmente la mia carriera, ma un episodio si. Con il mio allenatore, con il quale non condividevo spesso i miei pensieri, anche se cercavo di essere sempre molto diretta e sincera. Purtroppo questo ha influenzato in modo negativo lo svolgimento della mia carriera.
Durante l‘attività agonistica, come é stato gestire il rapporto sport-famiglia?
Come si può immaginare, il rapporto sport-famiglia non è stato affatto semplice. Essendo sempre stata lontana da casa non è stato facile, ma con il tempo mi sono abituata. Verso la fine della carriera ho trovato mio marito, con il quale ho avuto una figlia. Da tutte queste esperienze ho potuto però imparare che si può essere vicini alla propria famiglia anche se si è lontani fisicamente.

Dopo il suo ritiro si è dedicata alla famiglia, ma ha qualche progetto futuro nell’ambito sportivo?
Grazie all’esperienza sciistica ho avuto l’opportunità di entrare nelle Fiamme Gialle, delle quali faccio parte tutt’ora. In questo momento infatti lavoro presso l’aeroporto di Villafranca. Ho un progetto futuro, che consiste nel dare un contributo allo Sci Club di Bosco, che è sempre stato vicino alla mia realtà. So che non sarà una cosa semplice e immediata, ma darò il massimo per portare a termine tutto ciò.
Quali consigli pensa siano utili a dei giovani che vogliono intraprendere una carriera come la sua, ricca di successi?
A prescindere dalla propria disciplina, penso che lo sport sia una palestra di vita e, dunque è molto importante. Io personalmente ho imparato che bisogna sempre saper valorizzare tutto quello che si ottiene, in modo tale da trarne un vantaggio futuro.













