“Anch’io mi innamoro, sai?”

“Penne d’Amore” è il sottotitolo del tema del secondo concorso di poesie che il 12 febbraio scorso ha avuto sede a Verona, al Teatro Alle Stimate, portato dall’associazione A.S.D. La Grande Sfida APS.

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Progetto "Anch'io mi innamoro, sai?" dell'associazione "A.S.D. La Grande Sfida APS"

Anch’io mi innamoro, sai?”, questo è il titolo della seconda edizione del concorso di poesia “AltriVersi“, proposto dall’associazioneA.S.D. La Grande Sfida APS” che, il 12 febbraio scorso, ha avuto sede nel Teatro Alle Stimate a Verona. L’iniziativa ha «lo scopo di condividere la poetica che scaturisce dagli scritti e dalla vita delle persone con disabilità intellettive. I loro versi ci colpiscono, ci scuotono, ci commuovono non per pietismo ma per la tenerezza, la delicatezza, l’immediatezza e la forza della fragilità», esattamente come ci viene raccontato da (metti link).

Locandina del progetto “Anch’io mi innamoro, sai?” dell’associazione “A.S.D. La Grande Sfida APS”

Il progetto è riuscito completamente nel suo intento, incantando la sala del Teatro Stimate, dove ha accolto oltre 300 persone, con un totale di 25 realtà coinvolte, e anche noi di Ermes abbiamo avuto la possibilità di partecipare. L’evento è stato presentato da Roberto Nicolis, Presidente di “La Grande Sfida Aps”, accompagnato dalla lettura dei testi di Elisa Zoppei, proponendo una raccolta di 30 poesie, che descrivono il sentimento dell’amore senza confini e senza paura, mostrandoci tutte le sue fragilità, attraverso lo sguardo delle persone con disabilità.

Al termine della lettura, sono stati annunciati i vincitori, e il primo posto del podio è stato conquistato dalla poesia di Yasmine Rhosni intitolata “Kintsugi del cuore“, che ha scosso la sala grazie alla sua sensibilità e alla sua incredibile forza:

“Ho imparato che l’amore non è una carezza, ma una lama che a volte ti insegna dove sanguini.

Mi hanno spezzato, non con rumore, ma con silenzi che scavano come il vento sulle rocce; eppure, tra le crepe, ho colato oro, non per nascondere la frattura, ma per ricordarmi che la luce entra proprio da lì.

Ciò che è stato frantumato va’ mostrato, perché la prova che la bellezza nasce anche dal dolore.

Viviamo in un mondo che parla d’amore con la bocca sporca, che cita la bontà mentre dimentica come ci si guarda negli occhi; un mondo che ama vestirsi di parole gentili mentre calpesta la pelle nuda dell’anima.

E io, che ho conosciuto il gelo negli sguardi, ho deciso di non diventare inverno.

Eppure, in mezzo a questa ipocrisia, non ho imparato l’odio.

Perché la pace non è assenza di ferite: è accettare di portarle con grazia.

E se questo cuore oggi sopravvive non è per forza, ma perché, nonostante tutto, non ha mai smesso di voler essere buono.

C’è più forza nel cuore che continua a battere dopo un naufragio che mille cuori rimasti intatti per paura di sentire. Ora porto la mia fragile diversità come un vessillo, una mappa d’oro disegnata dal dolore. Non cerco vendetta, solo quiete e la grazia sottile di chi sceglie ancora di amare, nonostante tutto, nonostante tutti.”

Infine la vincitrice ha concluso con un discorso che ha colpito i presenti nel profondo, portandoci a riflettere sul tema del “rispetto, dell’ascolto, della libertà di essere interi”:

Premiazione del progetto “Anch’io mi innamoro, sai?” dell’associazione “A.S.D. La Grande Sfida APS” nel “Teatro Stimate” di Verona, foto presa da “L’Arena”

“Se vogliamo parlare di disabilità, parliamone davvero.Non come qualcosa che ci definisce, ma come una parte della nostra esperienza. Non siamo una carrozzina, non siamo una diagnosi, non siamo una sigla clinica. Che si tratti di una disabilità motoria, di autismo, di una sindrome genetica, di una condizione invisibile agli occhi nessuna di queste cose esaurisce chi siamo.

Se vogliamo essere onesti, sappiamo che spesso il mondo non sa come guardarci. C’è chi si allontana perché non capisce, e chi si avvicina con una compassione che pesa più dell’indifferenza. Ma noi non abbiamo bisogno di essere salvati. Abbiamo bisogno di essere ascoltati. Perché a volte quella che sembra rabbia è solo dolore. A volte quella che sembra chiusura è un corpo o una mente che chiedono rispetto.

Ci vuole coraggio a vivere certe vite. E sì, quel coraggio può mettere a disagio. Ma la verità è che ognuno sceglie come vedere l’altro: come limite o come persona intera.

Se vogliamo parlare anche d’amore, allora diciamolo chiaramente: l’amore sano non trattiene. Non controlla, non pretende accesso totale, non chiede prove continue. Troppo spesso ci è stato fatto credere che amare significhi limitare, proteggere togliendo libertà, decidere al posto nostro “per il nostro bene”. Ma la cura vera rispetta la libertà dell’altro, anche quando potrebbe prendersela.

Se vogliamo relazioni leali, dobbiamo poter essere liberi. Liberi di restare, liberi di andare, liberi di scegliere.

Perché la lealtà non nasce dal bisogno, ma dalla possibilità.

Noi non siamo fragili per definizione. Non siamo un tabù. Siamo persone. Con limiti, sì come chiunque ma anche con forza, desiderio, amore. E se vogliamo costruire una comunità più giusta, allora partiamo da qui: dal rispetto, dall’ascolto, dalla libertà di essere interi.”

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