“Ogni essere umano deve poter prendersi cura di sé e dell’altro, sentirsi parte della società in cui vive, essere un individuo che scambia aspirazioni, personalità, valori e desideri, al di là delle proprie abilità psico-fisiche”. Queste sono le parole di Roberto Totola e della moglie Marina Furlani, attori e registi uniti dalla volontà di produrre teatro, danza e cinema attraverso nuove forme di ricerca e di linguaggio, nella libertà delle scelte creative. Il loro lavoro valorizza la diversità come risorsa culturale e artistica, contrastando isolamento e discriminazioni.

Roberto Totola, figlio d’arte con una solida esperienza teatrale maturata grazie a numerosi riconoscimenti, avvia una collaborazione professionale con l’attrice, coreografa e performer Marina Furlani. Un percorso condiviso che ancora oggi rappresenta un importante cammino di crescita. Nel 1992 fondano l’Associazione Punto in Movimento, attiva nella formazione e nella produzione artistico-teatrale. Nel 2003 collaborano con l’Associazione Fonderia Aperta per il recupero di uno spazio di un’antica fonderia didattica dismessa dell’ITIS Ferraris di Verona. Dal 2005, insieme ad Aias (Associazione Italiana Assistenza Spastici), il laboratorio teatrale inizia a coinvolgere persone con disabilità in un percorso orientato all’inclusione e alla condivisione.
Nel corso degli anni hanno lavorato con numerose altre realtà associative, portando avanti un obiettivo chiaro: mostrare che i ragazzi con disabilità non devono vivere la propria condizione come un limite insuperabile, ma come una ricchezza capace di generare creatività nel mondo artistico. Un impegno che evidenzia come anche loro possano esprimersi pienamente e portare in scena spettacoli autentici e significativi.
Come è nata l’idea di creare un corso di teatro per ragazzi con disabilità?
L’integrazione è sempre stata parte importante del nostro lavoro artistico di teatro e cinema. Non è stata un’idea in particolare che ci ha guidati, ma da sempre si sono integrati i ragazzi con diverse abilità nel nostro lavoro, e questa è stata un’esigenza che ha portato a far crescere il nostro percorso artistico senza differenze. Per dotare i singoli individui di conoscenze, abilità, tecnica, valori e attitudini che li rendano capaci di essere “attori” sia su un palcoscenico sia di fronte alla macchina da presa, e da qui partire a formare sensibilità capaci di prendere decisioni informate e di agire responsabilmente per salvaguardare l’integrità psico emotiva, per promuovere l’etica del comportamento e per cercare di andare verso una società più giusta per le presenti e future generazioni. La diversità è una fonte di talento e originalità, preziosa e senza eguali, da salvaguardare e proteggere con rispetto ed attenzione. In tutti i campi. In quello artistico è fonte di grandi possibilità.
Com’è lavorare, in questo contesto, con persone disabili?
Per noi lavorare con questi ragazzi è arricchente, sotto tutti i punti di vista. Il percorso formativo e di spettacolo è uguale per tutti, quello che cambia sono i tempi, che vanno rispettati, nei confronti di ogni individuo. La forza e la dinamica con cui si lavora assieme, nell’integrazione, sono piene di entusiasmo ed energia, ed in particolar modo non c’è giudizio. E quindi si riesce ad essere liberi e creativi.

Quali sono le attività che svolgete e l’approccio che avete?
Le attività che vengono svolte sono: allenamento dell’attore, esercizi plastici, improvvisazione ed espressività, giochi ed attività teatrali di gruppo, tecnica del linguaggio parlato, studio ed esercizi sul ritmo, sul suono, sulla voce, sulla parola e sul canto nel teatro, utilizzo del mezzo video/cinema, realizzazione teatrale e cinematografica.
Tutto ciò per: far scoprire il mondo dell’espressione artistica teatrale, far progredire nella valorizzazione di sé stessi, degli altri e nell’autocontrollo della propria condotta, ricercare nella sperimentazione e creatività, scoprire la gestione di un gruppo di lavoro e ricercare nella direzione del miglioramento della qualità della vita.
Per noi lavorare con questi ragazzi è arricchente, sotto tutti i punti di vista. Il percorso formativo e di spettacolo è uguale per tutti, quello che cambia sono i tempi, che vanno rispettati, nei confronti di ogni individuo. La forza e la dinamica con cui si lavora assieme, nell’integrazione, sono piene di entusiasmo ed energia, ed in particolar modo non c’è giudizio. E quindi si riesce ad essere liberi e creativi.

Come scegliete i testi da mettere in scena?
I testi da mettere in scena sono frutto di profonda ricerca, nel rispetto delle possibilità del gruppo verso cui ci si rivolge ed insieme portando gli attori coinvolti ad appassionarsi, toccando temi più possibile a loro vicini, spaziando dai classici ai contemporanei.
Sappiamo che ultimamente sono andati in scena diversi spettacoli, come Pinocchio, il più recente; ci può raccontare qualcosa di più riguardo alla messa in scena di queste opere?
Nell’arco di quarant’anni di lavoro sono moltissime le produzioni realizzate ed andate in scena. In particolare in quest’ultima produzione, lo spettacolo Pinocchio, che ha visto il suo debutto nel 2024, dove abbiamo voluto raccontare una storia nostra, italiana, ma conosciuta in tutto il mondo. Un lavoro d’insieme, in cui il gruppo integrato instaura una profonda relazione con gli altri e con il mondo, creando la partitura scenica necessaria al racconto: gli attori, burattini del teatrino di Mangiafuoco, per salvare la loro vita, spingono Pinocchio ad accettare di diventare un’altra pedina della società senza poter maturare. Da qui il dipanarsi della vicenda attraverso scelte farsesche e buffe, talvolta esilaranti, talvolta commoventi. Uno scenario onirico dove burattini maschere si stagliano in una luce librata a mezz’aria, come una prima apparizione d’un sogno infantile, che a poco a poco si trasforma in realtà.

Che tipo di lavoro si crea tra voi maestri e i ragazzi durante la preparazione dello spettacolo?
Durante la preparazione di questi spettacoli il rapporto dei ragazzi con noi maestri è di grande rispetto e di volontà di costruire assieme un lavoro. Tutto il percorso è sempre molto intenso, sia per la qualità dello studio che per la volontà di riuscire a realizzare una messa in scena intensa e profonda. Giunto il momento di recitare tengono esattamente come tutti noi attori, ad andare in scena con intensità e a comunicare e a ricevere emozioni e idee, e questo si riflette sul pubblico che è sempre molto attento ed entusiasta.
Quali sono i vostri programmi futuri?
Per il futuro stiamo studiando nuovi testi, in particolare del panorama internazionale, che possano essere una base per crescere. Siamo in particolare rivolti a spettacoli che hanno fatto la storia del teatro musicale inglese e americano. Comunque l’Italia, con i suoi immensi maestri, resta sempre per noi il nostro più importante riferimento.












