Spesso sentiamo parlare, nell’ambito della Grande Guerra, dei valorosi fanti della Brigata Sassari, degli Alpini e degli Arditi, ma di coloro che hanno perso la vita in fronti non celeberrimi le vite sembrano essere meno ricordate. Un esempio è la Brigata Taro, la cui denominazione, a primo impatto, può non dire nulla, ma la cui storia cela dietro di sé significati importanti. È anche grazie ad essa, infatti, che oggi non parliamo tedesco e non indossiamo abiti tipici tirolesi.

Nata il 16 aprile del 1916 a seguito di forti crisi nell’organizzazione del Regio Esercito, la Brigata Taro è costituita a Verona, tra l’area di Parona e Valpolicella, creata con componenti del 25 reggimento fanteria Brigata Bergamo e del 62 reggimento fanteria Brigata Sicilia.
Il suo ruolo è sin da subito fondamentale nella difesa della linea in Vallarsa, con i primi sviluppi della Strafexpedition. Qui subiscono forti attacchi e perdite e, dopo essere stati respinti, i soldati della Taro vengono trasferiti nella linea difensiva di Serravalle all’Adige. Dopo questi movimenti, la brigata, il 18 maggio, conta già 2485 caduti, oltre a 58 ufficiali. In questo momento, grazie a forte dedizione e coraggio la brigata viene premiata con la medaglia di bronzo al valor militare.



Il 27 maggio, la brigata torna in prima linea, assumendo le posizioni del sottosettore Zugna e di Passo Buole. Qui, dopo costanti bombardamenti durati per giorni, la mattina del 30 maggio 1916, gli austriaci sferrano un potentissimo attacco con l’obbiettivo di sfondare il Passo. La battaglia è cruenta, dura un’intera giornata.

Dal cielo cadevano le bombe, arrivavano proiettili da tutte le parti, c’erano cadaveri ovunque, grida, pezzi di carne. Così alcuni diari narrano il momento drammatico. Altre fonti raccontano di ufficiali che, spaventati dalla battaglia, scappano dal campo. Lo scontro sembra perduto, ma don Annibale Carletti, colpito dalla adrenalina, incita i suoi al contrattacco, che avviene nel costone sotto passo Buole la sera del 30 maggio.

Gli austriaci vengono scacciati, ma le perdite ammontano a 38 ufficiali e 993 gregari, con centinaia di feriti, numeri molto alti per essersi trattato di solo alcune ore di combattimento. In seguito a questi fatti, la brigata è ricordata grazie a una celebre citazione inviata nel bollettino di guerra appena successivo alla battaglia, questo recita tali parole: “Non abbiamo ceduto di un passo e non cederemo finché resti un sol uomo”. Con queste poche sillabe il generale in comando, Nicola Gualtieri, ha espresso tutto l’atto di valore dei suoi soldati.
Dopo questi avvenimenti, intorno al 9 giugno, la brigata tenta un’azione di contrattacco diretta a Bruni, paese in Vallarsa. Una parte del 207 conquista la parte destra del costone di Passo Buole, mentre il 117 fatica a conquistare le posizioni nemiche. L’estate passa con alcuni trasferimenti, in primo luogo su Col Santo, poi a malga Zugna. Nel settembre, la brigata viene nuovamente spostata in zona Serravalle. Nel dicembre, la Brigata resiste a innumerevoli attacchi, nella zona di Pilcante. A seguito di questi avvenimenti la brigata è nuovamente premiata con una medaglia al valor militare. Si conclude in bellezza il 1916 della Brigata Taro, che permane in Zugna fino al luglio del 1917, per poi essere spostata nella zona del Carso Triestino, ove stavano avvenendo numerosi importanti scontri prima della disfatta di Caporetto.



Verso la fine del conflitto, la brigata torna nel territorio veronese, in zona Villafranca, per finire così la guerra all’armistizio.
Così come riportato dal bollettino ufficiale numero 68 dell’anno 1922, possiamo notare e considerare finalmente i grandi sacrifici compiuti dalla brigata sulla linea dello Zugna. “In accanite giornate di battaglia, resistendo dapprima impavido a furiosi attacchi e scattando poi animosamente ad un fulmineo contrattacco alla baionetta, manteneva, in concorso con altri reparti, una posizione di decisiva importanza, a prezzo di purissimo sangue. – (Passo Buole, 25 – 30 maggio 1916)” .

Passo Buole oggi é facilmente raggiungibile tramite una mulattiera che da Malga Zugna si collega fino al Carega o, in alternativa, tramite un sentiero militare che da Riva di Vallarsa compie circa 700 metri di dislivello per arrivare in cima.
Tutti questi sforzi compiuti dai nostri antenati sono oggi però purtroppo dimenticati, ma sta a noi riconoscerli, divulgarli e renderli validi con onore e rispetto.












