Tempo di lettura articolo: < 1 minute

Continua ad aumentare il numero delle vittime e dei feriti a causa dei sette kamikaze che hanno colpito chiese e hotel tra le città di Colombo, Negombo e Baticaloa, il 21 aprile. Per ora sono almeno 500 i feriti, 321 i morti tra cui 45 bambini, denuncia Unicef.

Il governo ha dichiarato il lutto nazionale e lo stato di emergenza, dopo aver introdotto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 4 del mattino. Le forze dell’ordine hanno arrestato 40 persone sospettate di aver avuto un ruolo nell’organizzazione degli attentati. Lo stato di emergenza dà alla polizia e ai militari il potere di arrestare e interrogare i sospettati senza l’ordine di un tribunale, poteri che sono stati utilizzati per l’ultima volta durante la guerra civile. Si cercano anche i responsabili di un possibile sostegno internazionale garantito agli attentatori.

Lo Stato Islamico ha rivendicato gli attacchi senza però fornire alcuna prova di un coinvolgimento diretto. Amaq, l’agenzia di propaganda dell’Isis, ha affermato che coloro che hanno condotto l’attacco che ha preso di mira membri della coalizione a guida Usa e cristiani nello Sri Lanka sono combattenti dello Stato islamico.

Sono iniziati martedì mattina i funerali di massa delle vittime nella Chiesa di San Sebastiano, a Negombo.

Lunedì 22 aprile si è verificata un’altra esplosione, nei pressi di una chiesa nella capitale Colombo, all’interno di un furgone, mentre gli artificieri stavano cercando di disinnescare l’ordigno.

In seguito ai terribili eventi si è iniziato a mettere in discussione l’apparato di intelligence e delle forze dell’ordine dello stato, accusate anche di non aver ascoltato l’allarme di possibili organizzazioni terroristiche già intercettate divulgato dall’intelligence indiana qualche giorno prima.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here