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Quando il Coronavirus, nel febbraio 2020, ha cominciato a mettere in ginocchio il mondo, “lui” è riuscito a risollevarsi e a guadagnare terreno per evolversi. Quando negli ultimi mesi si è parlato di vaccini che potevano essere pronti entro la fine dell’anno, “lui” è tornato a sedersi…coincidenze? Assolutamente no!

L’oro è sempre stato considerato un bene rifugio e, anche quando è stato costretto ad attraversare periodi complessi e turbolenti, li ha poi brillantemente superati.

Ed è tornato più forte di prima, a ricordarci che è il più nobile dei metalli, sempre raro e ambito, figlio (riportato da recenti studi) dei fenomeni stellari più violenti che si verificano nell’Universo.

Scaglie di Luce

Sin dai tempi della preistoria, l’uomo è stato attratto da questo metallo di colore caldo e brillante, in grado di non ossidarsi e di resistere agli attacchi chimici, facile da lavorare poiché duttile e malleabile. Lo si trovava sotto forma di pagliuzze scintillanti tra le pietre dei corsi d’acqua, come ai tempi della Corsa all’oro in Canada e California.

Antica corsa all’oro in California

Unire insieme queste molteplici scaglie di luce per realizzare un manufatto richiedeva uno sforzo tecnologico apparentemente limitato, in quanto il punto di fusione dell’oro è di poco superiore ai 1000 °C, paragonabile a quello del rame. I nostri antenati, quindi, potevano lavorare questo metallo prima ancora dell’Età del Ferro, visto che questo reca una temperatura di fusione di 1.500 °C e dunque richiede tecnologie molto più avanzate.

Ricostruzione del Sistema Solare, con il sole dorato in rislato

Le prime monete

Troppo morbido per essere utilizzato nella costruzione di attrezzi e armi, se non a scopo decorativo, l’oro è spesso stato collegato alle divinità per il suo colore che ricorda il Sole, quindi è stato utilizzato in tutte le culture come prezioso ornamento e nelle cerimonie religiose. Non soltanto, la sua scarsa disponibilità, la resistenza alle intemperie, la facilità di frazionamento e trasporto lo hanno reso fin dall’inizio un rappresentante ideale per gli scambi commerciali, come testimoniano ritrovamenti archeologici nel Vicino Oriente e in Egitto risalenti al III millennio.

Stateri di Creso

La sua quotazione è nata con sistemi economici complessi e fino a non molto tempo fa il valore della moneta era garantito dalla possibilità di convertirla in oro. Secondo lo storico greco Erodoto, il conio delle prime monete con funzioni legate al commercio e con titolo, peso, valore stabiliti dallo Stato, risale al VI secolo a.C., nella regione della Lidia, nell’odierna Turchia Occidentale. I primi esemplari conservati fino al giorno d’oggi sono chiamati “Stateri di Creso“, dal nome del sovrano che si ritiene li avrebbe battuti e presentano su una delle facce il leone ruggente della Lidia, un toro e un cavallo.

Queste monete erano realizzate in una lega d’oro e argento, l’elettro, per motivi non certi: alcuni sostengono per dare rigidità al manufatto, più probabile perché la tecnologia del tempo non riusciva a separare i due metalli che spesso si trovavano intrecciati. da allora l’abitudine della moneta d’oro si sparse ovunque, dalla Persia alla Grecia fino a Roma e in tutto il mondo occidentale.

Come si forma l’oro in montagna?

In versione HI-TECH

Palazzo reale di Madrid con finiture in oro

L’oro non è soltanto un materiale bello e raro: le sue priorità atomiche ne fanno uno dei metalli a più alta conduzione di elettricità, che non viene intrecciato né dall’aria né dalla maggior parte dei reagenti chimici. Con esso si stanno sperimentando cure attraverso nano particelle che vengono indirizzate in modo selettivo nei tumori e irraggiate con gli infrarossi: così si surriscaldano e distruggono le cellule malate. Un’applicazione del tutto diversa riguarda l’esplorazione spaziale: applicando una sottilissima lamina d’oro ai visori degli elmetti degli astronauti, si proteggono i loro occhi dai raggi solari. I loro usi in ambito spaziale non finiscono qui: sottili strati d’oro proteggono i satelliti dal calore solare, circuiti con componenti in oro sono usati, sempre nei satelliti, per garantire un ottimo funzionamento a distanza di tempo.

Origine cosmica

Schermo dell’astronauta coperto di fili d’oro

Ma la domanda che ci poniamo è: che cos’è l’oro? Da dove arriva? Prima di tutto occorre rivelare che non è nato sulla Terra, ma vi è arrivato. Esso è un elemento chimico con simbolo Au e numero atomico 79 e ha una diversa origine rispetto a noi. Per produrre elementi più pesanti del ferro è, infatti, necessario un ambiente ad altissima densità e ricco di neutroni, dove possa instaurarsi una catena di reazioni nucleari definita r-process, in grado di creare elementi chimici caratterizzati da un numero atomico sempre più elevato. Non tutte le stelle hanno questa capacità: un astro delle dimensioni del sole alla fine della sua vita può generare un elemento come il carbonio, che ha numero atomico pari a sei.

Per arrivare all’oro le semplici pressioni e temperature stellari non sono sufficienti occorrono delle reazioni più complesse e difficili: uno scontro tra stelle di neutroni, che sono le stelle più dense che si conoscono dopo i buchi neri. Dunque l’oro sulla Terra, essendo probabilmente arrivato anche dagli asteroidi, è letteralmente caduto dal cielo.

Abbondante, ma diluito!

La vera sorpresa, però, arriva dal mare. Si stima, infatti, che esista una grandissima quantità d’oro disciolta negli oceani, portata dai fiumi: si parla di 20 milioni di tonnellate, cento volte di tutto l’oro estratto fino ad ora.

Insomma l’oro è sempre stato il materiale più interessante che ci sia mai stato, ricco, quasi pacchiano se eccessivo, ma indubbiamente straordinario: i suoi livelli economici sono sempre diversi, ma quando lo vediamo è indubbio che ci stupisca sempre!

Ha senso investire ancora nell’oro?
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Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

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