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Nuova Audi elettrica E-TRON

Stiamo assistendo a fenomeni nuovi e innovativi. Il mondo della mobilità sta attraversando un cambiamento epocale, avendo imboccato una strada senza ritorno, quella dell’elettro-mobilicità. Ci sono case automobilistiche, come Audi o Jaguar, che hanno già stabilito di terminare di produrre motori termici a base diesel o petrolio tra il 2030 e il 2040. Con investimenti di decine di migliaia di euro per convertire le fabbriche alla nuova produzione, sviluppare le tecnologie delle batterie, studiare materiali eco-compatibili e arrivare a un bilancio finale di carbon free. Uno sforzo straordinario dal punto di vista ingegneristico prima ancora che finanziario ed economico, che sta dando i suoi frutti: moltiplicazione di vetture sempre più green, ibride ed elettriche.

Questa trasformazione dell’industria automobilistica è soltanto il primo passo: la vera rivoluzione sarà quella che porterà le case automobilistiche ad essere fornitrici di servizi di mobilità. L’obiettivo finale, infatti, non è sostituire il parco macchine termico con quello elettrico, ma ridurre la quantità di veicoli presenti nelle città, attraverso forme di condivisione di mini-bus a guida autonoma con fermate a richiesta.

Il cambiamento

Una vettura Tesla in carica

Per le ruote e nella parte riguardante la struttura, quasi nulla sembra cambiato: le forme di un’automobile, al massimo, si sono rialzate e sono diventate più grandi. L’industria dell’auto ha subito, negli ultimi dieci anni, una mutazione profonda: il decennio passato ha dato voce alle coscienze su argomenti quali il riscaldamento climatico, la necessità di agire velocemente per salvaguardare il pianeta, e il cambiamento delle abitudini ha provocato un’evoluzione nella mentalità dei consumatori tanto da far pensare di poter vivere senza l’automobile. Un decennio che ha segnato la trasformazione delle vetture e la fine di un’epoca.

Il reale momento di svolta è avvenuto, nel 2015, quando l’industria tedesca – nessuno escluso – ha dovuto riconoscere che erano stati manipolati i dati legati alle emissioni dei motori diesel. Una crisi profonda in cui fu coinvolto anche il mondo politico, in una Germania che aveva inventato questo carburante in alternativa alla benzina. Iniziarono i confronti negli Stati Uniti e nell’Unione europea: il diesel, negli Usa, rappresentava, nel 2009, meno del 5 per cento dei veicoli, al contrario, in Europa sfiorava il 55.

Presero il via i test in condizioni reali, in modo da riflettere le diversità ambientali, le caratteristiche topologiche, analizzando i differenti comportamenti di guida. Furono rivelate dal Climate Works Foundation e sovvenzionate dalla Ford Foundation, ricerche che si occupavano di Environmental Protection Agency’s: tutto venne a galla e la giustizia americana si era messa al servizio della sanità. A quel punto doveva essere rivista, in toto, la strategia industriale per rispettare gli obiettivi che riguardavano le emissioni di Co2.

Il conto salato del Dieselgate e il “progetto elettrico”

Il settore, al completo, ha pagato un prezzo molto alto ma, dalla discesa agli inferni del diesel è nato il progetto della vettura elettrica. Solo all’inizio del 2010 l’auto a zero emissioni pareva ancora un sogno. Qualche illuminato, Elon Musk, in California o Carlos Ghosn, CEO allora di Renault e Nissan, consideravano con prudenza il futuro di questa forma di mobilità. Basti pensare che nel 2019, i veicoli a batteria ricaricabile rappresentavano solo il 2,5 per cento di quota di mercato nell’Unione europea.

La Cina detiene lo scettro del più grande mercato al mondo di auto elettriche, con circa 5 milioni di immatricolazioni nel 2020, seguita da Europa e Stati Uniti. Tesla presentò, nel 2005, la Roadster, la sua prima elettrica, sul pianale della Lotus, a cui seguì la Model S e, nel frattempo, è divenuta un vero costruttore di automobili tanto da aver venduto, nel 2020, più di un milione di unità.

L’indurimento delle regole, anche in Europa, ha costretto le case ad investire miliardi per elettrificare le loro gamme, per dare inizio concreto alla transizione. Tutto ciò che oggi i meccanici offrono agli automobilisti non servirà più alle auto azionate da energia elettrica: saranno aboliti il grasso lubrificante, i filtri del motore, la sostituzione delle candele o il semplice cambio dell’olio. Le officine forniranno servizi, si occuperanno della sostituzione degli pneumatici, eseguiranno gli aggiornamenti dei software.

Stazione di carica

Le vetture elettriche possiedono molti meno componenti rispetto a quelle a benzina, richiedono meno lavoro manuale, non rimane altro che il telaio, la batteria e il motore elettrico, molto più semplice di quello a combustione. Una modifica quasi genetica, tanto che nel Golfo del Persico, qualche stato petrolifero si sta allontanando dai combustibili fossili, investendo immense quantità di denaro in impianti a energia solare, diversificando, consapevole che le riserve si stanno esaurendo.

I pionieri della nuova tecnologia

Gli ingegneri hanno iniziato a sviluppare batterie innovative, utilizzando non solamente litio ma anche sodio e zolfo: quest’ultimo si ricava dal sale alimentare ed è disponibile, al contrario del litio, in quantità illimitata. Le batterie creeranno un nuovo settore industriale, di conseguenza nuovi posti di lavoro, in cui sono richiesti ingegneri elettrici, esperti di elettronica e di software. Nello stesso tempo, Volkswagen era in competizione con Toyota per divenire il primo costruttore mondiale, portando via il trono a General Motors, leader da 70 anni.

La situazione italiana

Jaguar elettrica

Cresce il numero di auto elettriche in Italia. Lo scorso mese di marzo, le PEV, ovvero le auto alla spina Plug-in Electric Vehicle, somma di BEV e PHEV, hanno evidenziato una crescita notevole, con quasi 30mila auto vendute.

Gli incentivi sono essenziali per sostenere la crescita, evidenzia Motus-E. Naturalmente resta il nodo delle infrastrutture dedite alla ricarica. Intanto però si nota come un po’ tutte le case automobilistiche stiano lanciando nuovi modelli puri elettrici o ibridi, a conferma di una tendenza in costante evoluzione.  Quello che colpisce è che nel mercato della mobilità elettrica non ci sono solo le aziende tradizionali a lanciarsi sul mercato: il colosso dell’hi-tech Xiaomi, ha annunciato la scesa in campo come produttore nel mercato BEV, avvalendosi di un partner consolidato che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe essere il produttore cinese Great Wall Motors.

Elon Musk parla della autovettura Tesla e della sua creazione

Per quanto riguarda le auto elettriche in Italia più vendute quest’anno, tra le BEV il best seller di marzo 2021 è la Tesla Model 3 con 1.363 veicoli. A seguire l’italiana 500e che addirittura raddoppia rispetto a febbraio e raggiunge le 1.054 unità.

Anche nel nostro Paese non mancano i segnali positivi. Il primo è che grazie agli ecoincentivi statali, nel 2020 sono state demolite e sostituite con vetture più ecosostenibili ben 540 mila vecchie vetture, spesso con oltre dieci anni di età e dunque non solo più inquinanti, ma anche meno sicure. Il secondo è che in diverse città girano molte meno autovetture: a Milano, per esempio, si è passati in dieci anni da 60 auto ogni 100 abitanti a 40. Infine, per la prima volta le vendite di vetture elettrificate hanno superato quelle del diesel. Purtroppo, le auto elettriche rappresentano ancora la Cenerentola del mercato, ma in soli due anni si è passati da una quota dello 0.9% al 2,5% con una proiezione alla fine del 2021 del 4%. Due fattori hanno spinto e portato a questa crescita: la facilità di utilizzo e prezzi decrescenti.

La Terra e le nostre luci

Cosa manca?

Indubbio che manchi un ulteriore fattore per completare lo sviluppo della vettura elettrica e questo rappresenta una rete di ricarica efficiente e organizzata. Perciò gli Stati e i diversi governi si devono impegnare per garantire al proprio Paese blocchi dove possano essere facilmente caricate le autovetture, per garantire a tutti i cittadini di dare un contributo al nostro Pianeta.

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