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Lettura a cura di Camilla Fezzi

La tanto attesa finale degli Europei ormai è alle porte, domenica 11 luglio: una data che ci eravamo già segnati da tempo. Come direbbe Fabio Caressa: “E’ Italia-Inghilterra, signori, l’inno Nazionale tornerà a suonare a Wembley. “

Foto ufficiale dell’Italia protagonista degli Europei

Le due squadre hanno tanto da vendere e tanto da dimostrare: non solo sono le nazionali di due Paesi amanti del calcio (di cui gli abitanti ne fanno quasi una religione), ma hanno anche una grande storia che sta alle loro spalle. Una storia fatta di emozioni, vittorie e conquiste che hanno portato l’Italia, nel 2006, a essere la più forte del mondo e a sollevare la fatidica coppa. Dopo che l’Italia ha conquistato la Spagna ai rigori e l’Inghilterra ha superato la Danimarca ai tempi supplementari, il sudore ha fatto sì che la finale fosse una sola, indimenticabile, dopo che entrambi i club hanno attraversato un lungo cammino e da ventiquattro squadre ne sono rimaste soltanto due.

La storia della nostra Nazionale

Costituita nel maggio 1910, la Nazionale italiana di calcio vanta oltre un secolo di storia sportiva colorata d’azzurro, caratterizzata da emozioni, passioni popolari e vittorie esaltanti, vissute insieme a milioni di Italiani di tante generazioni: quattro coppe del mondo FIFA (1934, 1938, 1982, 2006), un Campionato Europeo UEFA (1968), una Medaglia d’Oro (1936) e due Medaglie di bronzo (1928 e 2004) ai Giochi Olimpici. Sarà ora di tornare a vincere?

Campioni del mondo del 2006

La Nazionale è diventata negli anni il simbolo sportivo dell’Italia nel mondo, elemento capace di aggregare il Paese appena unito nei suoi territori ma non ancora nella sua coscienza popolare e poi di regalare emozioni agli Italiani, compresi i tanti emigrati in ogni dove, che ancor oggi si stringono intorno all’Italia, vestendo la maglia Azzurra. La Nazionale, infatti, ha saputo conservare il suo ruolo aggregativo nel Paese, diventando la Squadra di tutti gli Italiani.

C’è un po’ di San Bonifacio a Wembley

Jorginho con la maglia della Nazionale

Il centrocampista giocatore del Chelsea e di fatto vincitore della Champions League di quest’anno, ovvero Jorginho, è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare! Sulla carta d’identità il luogo di nascita è Imbituba, in Brasile, ma calcisticamente è nato in provincia di Verona, a San Bonifacio. Più precisamente nella Sambonifacese. Lì è dove Mauro Gibellini l’ha scoperto e dove ha subito visto le qualità che tuttora contraddistinguono il Jorginho di adesso: campione in carica della Champions League e che brilla nel centrocampo azzurro

Jorginho all’Hellas Verona

È strano pensare che, dieci anni fa, l’eroe che contro la Spagna ha battuto l’ultimo rigore, giocava in un piccolo paese in provincia di Verona. Da San Bonifacio a Londra, passando per Napoli. Ebbene sì, il giovane Jorginho inizia la sua carriera all’Hellas Verona, che decide di mandarlo in prestito in Lega Pro Seconda Divisione alla Sambonifacese per farsi le ossa.

 Fu una stagione fondamentale per il ventenne, in quanto riuscì a giocare con continuità e a guadagnarsi la fiducia degli scaligeri nella stagione successiva in cadetteria. Da lì, il percorso di crescita che conosciamo tutti, arrivando ad essere uno dei papabili per il Pallone d’Oro. Il club che, a conti fatti, lanciò la sua carriera, dopo la sua partenza ha avuto un crollo verticale, subendo tantissime retrocessioni che lo hanno portato attualmente a disputare il campionato di Prima Categoria.
Una bella favola e una speranza per tanti giovani che si approcciano al mondo del calcio e che sgomitano nelle serie inferiori in attesa del grande salto. Ma siamo sicuri che il caso Jorginho sia unico?

E la Nazionale inglese?

La Nazionale inglese Europei 2020

La Nazionale di calcio inglese è controllata dalla England Football Federation e, assieme a quella della Scozia, è la Nazionale di calcio più antica al mondo. La sua divisa ufficiale è composta da una maglia bianca ornata con elementi di rosso e pantaloncini bianchi. L’Inghilterra è anche l’unica nazionale ad aver vinto un campionato del Mondo (1966) ma a non aver mai trionfato negli Europei.

Nell’agosto del 2012, l’Inghilterra ha raggiunto la posizione più alta della sua storia nel ranking FIFA, conseguendo il terzo posto nella classifica mondiale. L’esordio ufficiale della Nazionale inglese è antichissimo e risale al lontano 1872, quando affrontò la Scozia in un match che sarebbe terminato a reti bianche. A margine dei trionfi nelle Olimpiadi del 1900, 1908 e 1912, gli Inglesi entrarono nella FIFA nel 1906, ma ne uscirono poco dopo per via di alcune divergenze. La FIFA, infatti, voleva creare un campionato mondiale alternativo al torneo olimpico e l’Inghilterra, per protesta, non prese parte alle prime tre edizioni dei Mondiali di calcio.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Nazionale inglese di calcio si iscrisse ai Mondiali brasiliani del 1950, ma fu clamorosamente eliminata nel girone preliminare. Seguirono anni di anonimato con cocenti eliminazioni nel Mondiale svizzero del 1954 e in quello del 1958 (allo spareggio con l’Urss); mentre a Cile 1962, fu il Brasile futuro campione del mondo a eliminare la Nazionale inglese nei quarti di finale.

Il parziale riscatto si ebbe nel 1966, quando la Nazionale inglese trionfò di fronte al proprio pubblico nei Mondiali organizzati dal Regno Unito in una contestatissima finale vinta 4 a 2 contro la Germania Ovest. Seguirono però altri anni di insuccessi: l’Inghilterra venne eliminata dalla Germania Ovest ai Mondiali messicani del 1970, sconfitta 3-2 ai quarti di finale. E sempre la Germania Ovest eliminò gli Inglesi agli Europei del 1972 e, nelle due edizioni successive, la nazionale di Sua Maestà non riuscì nemmeno a qualificarsi.

Harry Kane, attaccante del Tottenham e della Nazionale inglese

Dopo essere stata eliminata ai Mondiali del 1982, vinta dalla Nazionale Italiana, (forse sarà da ripetere?) nel 1986 la squadra inglese entrò suo malgrado nella storia, eliminata ai quarti di finale dai due storici gol di Maradona. Durante i Mondiali di Italia ’90, gli Inglesi riuscirono a raggiungere la semifinale, persa però ai calci di rigore contro la Germania Ovest e si qualificarono quarti, dopo aver perso 2 a 1 contro l’Italia nella finale per il terzo posto. Un parziale riscatto si ebbe solo negli Europei del 1996, quando l’Inghilterra padrona di casa riuscì ad arrivare fino in semifinale per poi essere eliminata, ancora ai rigori, dalla Germania.

Seguirono ancora cocenti delusioni per i Leoni d’Inghilterra che non sono mai più riusciti ad andare oltre i quarti di finale di Mondiali ed Europei. All’ultima importante kermesse, i Campionati Europei di Francia 2016, i britannici hanno superato la fase a gironi, classificandosi al secondo posto del Gruppo B, ma sono poi stati eliminati agli ottavi di finale dalla matricola Islanda.

Due Paesi in parallelo…

Lo stadio di Wembley, in cui si disputerà la finale

È indubbio che sia in Italia che in Inghilterra il calcio rappresenta un grande amore e non solo. Basti pensare ai tifosi del Manchester o del Liverpool: diciamoci la verità, cosa hanno oltre al calcio! Quel magico sentore, quella straordinaria emozione che induce ad andare allo stadio e urlare il nome di un certo giocatore, supportando al meglio la propria squadra. È forse una sensazione magica che ai grandi permette di tornare bambini e ai fanciulli di avere lo stesso interesse dei genitori. Diremmo che lo stadio rappresenta un grande centro di coesione di unità (ovviamente con i reciproci tifosi).

Roberto Mancini, guida azzurra

Sarebbe ora che l’Italia potesse vincere un altro Europeo e arrivare a quota due. Non solo servirebbe alla Nazionale, ma anche agli stessi Italiani per cercare di risollevarsi da una situazione così complessa e difficile che ha portato il nostro Paese in questo periodo drammatico che ci stiamo lasciando alle spalle. Non sarà facile, dopotutto siamo fuori casa, giochiamo a Londra, quanta pressione! Ma gli Azzurri hanno coraggio da vendere, hanno affrontato innumerevoli partite per arrivare a questo punto e di certo non si fermeranno ora. Cantano e canteranno ancora “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò” e noi, tifosi, non saremo mai stufi di ascoltare!

Mancini racconta il cammino dell’Europeo preparandosi per la finale

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Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

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