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Da quasi due anni oramai è in corso una pandemia mondiale in cui abbiamo dovuto cambiare molte nostre abitudini e comportamenti, soprattutto negli ambienti di lavoro e nelle scuole. Tra le molte che hanno dovuto adottare nuove misure per garantire agli studenti un’istruzione in sicurezza, limitando il più possibile i contagi dal virus COVID-19, si trova anche il nostro Istituto Alle Stimate.

In questa intervista, abbiamo ascoltato tre testimonianze di insegnati della scuola primaria per capire come è stata gestita la situazione e che cosa significhi insegnare ai bambini durante un periodo storico come questo. Ascolteremo le parole della maestra e coordinatrice della scuola primaria Corinna Campostrini (C. C.), di maestro Daniel Fontana (D. F.) e della maestra Federica Ferrari (F. F.).

In merito alle lezioni in presenza quali precauzioni avete preso per arginare l’emergenza Covid19?

C.C. :  Tutte le precauzioni del mondo: la scuola aveva stabilito un piano molto rigoroso, con il medico della scuola e con l’ASL. Prevedevano le entrate e le uscite dei bambini differenziate e la mascherina sempre addosso anche durante l’ora di lezione. Per i pasti abbiamo dovuto riprogrammare tutta la discesa in mensa, perché non potevano più stare in un tavolone tutti insieme, ma dovevano essere igienizzati e avere di conseguenza vari turni e poi, per esempio, durante i pasti, prima i bambini bevevano con i bicchieri dati in mensa, invece quest’anno ognuno ha la sua borraccia. Per quanto riguarda le lezioni di motoria, non potevano più cambiarsi, quindi venivano già cambiati, mentre in questa scuola, per abituarli in autonomia, dovevano cambiarsi: venivano sempre in divisa e poi si cambiavano negli spogliatoi.

Durante l’anno è stato rifatto un po’ tutto, ma i bambini si sono abituati benissimo. All’inizio è stato molto difficile dover tenere tutto il giorno in classe la mascherina, che veniva cambiata due volte, ma poi il medico ci ha detto che, nel momento in cui stavano fermi nel banco, potevano abbassarla e anche la maestra poteva fare altrettanto, poi ovviamente quando si avvicinava ai bambini o a un bambino dovevano rimettersela sia lei che il bambino. Tutti gli oggetti i bambini non potevano trasferirli tra loro, non potevano prestarsi nulla: ognuno doveva prendersi le sue cose. Inoltre, dovevano sanificarsi le mani, prima di entrare in classe, e ognuno aveva la sua boccettina. Sembrava una cosa impossibile all’inizio, invece ormai è entrato nel nostro quotidiano. Ogni bambino, veramente, è stato bravissimo. Ha facilitato tutto ciò anche il fatto che abbiamo avuto pochissimi contatti, non certamente all’interno della scuola, ma fuori, e quindi per la maggior parte del tempo la scuola è andata avanti in presenza.

Come avete spiegato la situazione ai bambini?

C.C. :  Ci hanno pensato i genitori a casa, però abbiamo anche concordato con loro che questo periodo così particolare, che è stato un periodo storico anche per i genitori, non solo per i bambini, fosse vissuto con la famosa parola che chiamiamo “resilienza”, cioè dobbiamo essere adattabili. All’inizio, l’anno scorso quando c’è stato il lockdown totale, è stato più difficile da far capire ai bambini di stare in casa, però l’abbiamo fatto sì che lo vivessero in modo molto giocoso, gioioso, non drammatizzando la situazione, cercando di far capire che nella vita succedono anche imprevisti e questo ci fa capire la nostra forza nell’affrontarli e la nostra forza nel rimodularli. Quest’ultima parola è stata usata veramente tantissimo [sorride],anche per quanto riguarda il nostro programma didattico: abbiamo dovuto rimodularlo tutto. Cercando di mettere il positivo, di trovarlo anche dove all’inizio non capivamo ci fosse. Però, come in tutte le situazioni che all’inizio ti appaiono impensabili e insormontabili, poi alla fine si riesce ad andare avanti trovando una soluzione. Abbiamo avuto anche casi molto seri di situazioni familiari e quindi siamo stati molto vicini alle famiglie. Diciamo che non c’era più la presenza, ma si sentiva questa corrente della scuola con la famiglia che non si è mai interrotta. Devo dire “bravi” ai genitori, che hanno avuto fiducia nella scuola, e “brave” alle maestre, che hanno fatto veramente del loro meglio.

D.F. :   Quando sono tornati a scuola erano già pronti e preparati a capire che ci sarebbero state delle procedure particolari che avrebbero un po’ cambiato il nostro modo di vivere l’educazione motoria. Per cui non è stato molto difficile e devo dire che, dalla classe prima alla classe quinta, è stato piacevole vedere una partecipazione incondizionata: sono proprio stati bravi.

F. F. : Inoltre siamo stati aiutati dalla dottoressa Caia, la psicologa della scuola, che ha individuato una storia da leggere ai bambini che ha come protagonisti dei porcospini che, con l’arrivo dell’inverno, sentivano una necessità di riscaldarsi e quindi hanno deciso di riunirsi tutti insieme per simulare quello che avviene tra gli uccelli che nei nidi si tengono raccolti a caldo. Quando però l’hanno fatto, ovviamente hanno iniziato a lamentarsi perché si pungevano gli uni con gli altri; da questo hanno maturato l’idea di riunirsi sì, ma di mantenere quella distanza tale che gli permettesse di non farsi del male.

E invece per la mascherina?

F.F. :   Per la mascherina sono sempre stati bravissimi non hanno mai manifestato insoddisfazione, disagio, tranne qualche bambino allergico a cui effettivamente aumentava la difficoltà respiratoria e quindi gli abbiamo dato l’opzione di tenerla abbassata al banco, però fin dal primo giorno che abbiamo indossato la mascherina loro l’hanno sempre tenuta. Bisogna tenere conto che i bambini hanno una mente molto più flessibile. Più si cresce più le cose si complicano.

Come avete fatto ginnastica durante la DAD? Quanto è stata penalizzata?

D.F. :   Motoria è stata fortemente penalizzata perché garantire questo distanziamento ed essere impossibilitati nel fare qualsiasi partita è stato molto pesante per le classi terze, quarte e quinte. Si è dovuto lavorare molto individualmente e questa è stata l’unica soluzione che abbiamo potuto prendere.  

Abbiamo fatto anche delle videolezioni sotto forma di video che i bambini potevano vedersi a casa più volte con degli esercizi specifici, ognuno a casa propria, entro uno spazio ristretto, però sono stati molto bravi.

C.C. :  Tanti genitori lo hanno poi ringraziato perché dicevano che avevano fatto ginnastica con i loro figli, cosa che non avrebbero mai pensato di fare, perché chiaramente in orario di lavoro e di scuola non avrebbero potuto. L’importante è la positività: la positività ti dà positività, il negativo ti dà negativo; quindi, se tu sei positiva, comunque trovi la soluzione; non sarà ottimale, non sarà quella che volevi, ma c’è.

Per il breve periodo in cui avete fatto videolezione, come l’avete strutturata?

C.C. :  Ci eravamo già programmati prima. Quindi abbiamo stabilito un programma nel quale avevamo previsto molte ore, nell’eventualità che fosse messa in vigore la DAD. Non credevamo di usarla, ma quando alla fine è scattata la zona rossa, noi eravamo già preparati. Infatti, quando abbiamo avuto un sentore, abbiamo fatto venire i genitori a prendere i libri.  

F.F. :   Da noi la condivisione è molto forte; ci chiamavamo per confrontarci e lo facevamo soprattutto unendo i cicli: prime e seconde si doveva lavorare in un modo, mentre terze, quarte e quinte si poteva lavorare in un altro, con strumenti e metodologie completamente diverse dalle prime e seconde che avevano anche meno ore. All’inizio sono stati aiutati dai genitori, ma devo dire che dopo la prima settimana erano già autosufficienti.

Da insegnanti come avete vissuto questa situazione?

F.F. :   Personalmente mi sono dovuta documentare tantissimo: ho utilizzato davvero per la prima volta il mio computer, di cui ignoravo l’importanza [ride], che mi era stato regalato ed era rimasto intonso, poi è diventato uno strumento fondamentale: c’era tutto dentro. Siamo stati catapultati in una dimensione sicuramente nuova, però non ho visto nessuno arrendevole: eravamo tutti desiderosi di riuscire. Anche perché il nostro è un lavoro stimolante che richiede tanta formazione quindi siamo abituate a rivederci e adesso siamo espertissime.

C.C. :  Per quanto riguarda la tecnologia non eravamo proprio preparatissime perché non ci pensavamo: non utilizziamo il computer per mandare i messaggi ai genitori e usiamo ancora la lavagna con i gessetti: usiamo ancora una metodologia consolidata, ma classica. È stata un po’ vissuta con ansia, soprattutto due cose: la prima il fatto che i genitori erano dall’altra parte dello schermo quindi le maestre dovevano porsi ai genitori più che ai bambini e non tutti sono in grado di sapersi gestire, come gestualità, come parlato, di fronte a una telecamera dove di là vedi praticamente non dico il vuoto, ma quasi. È stato un lavorìo molto difficile, ma dovevamo farlo e quando sei in acqua dove non tocchi più devi imparare a nuotare: noi abbiamo imparato a nuotare, tutti. All’inizio è stato molto difficile anche fare i nostri consigli a distanza perché puoi capire che confrontarsi guardandosi negli occhi è tutta un’altra cosa, ma ci siamo riusciti.

A differenza dei ragazzi più grandi, la didattica a distanza doveva essere richiesta dai genitori e tanti dicevano che preferivano non averla perché i bambini erano con i nonni e non potevano, così gli venivano mandati i compiti via e-mail e seguivano in questo modo. La didattica a distanza con un bambino a casa per quarantena fiduciaria era un altro problema: ricordiamoci che stiamo parlando di bambini piccoli, quindi hanno bisogno di essere controllati continuamente. Per fortuna i genitori si sono resi conto di quanto fosse difficile insegnare e forse è stato anche questo un passo in avanti nel rapporto genitori-insegnanti.

D.F. :   Mi ha obbligato a ripensare e a rivedere tutta quanta la motoria; da una parte è stato estremamente stimolante, dall’altra purtroppo è stato penalizzante il fatto di non poter lavorare e mettere in pratica i giochi di squadra. Dover ripensare e riprogrammare per me è sempre positivo come modalità, come approccio e ti porta a rivedere una serie di comportamenti che a volte sono rivelati sbagliati e invece questo ti obbliga a migliorarli.

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