Il pericolo delle cosiddette riviste scientifiche predatorie

Nel mondo digitale c’è chi cerca di approfittarsene, come nel caso dei ”predatory journals”, riviste che hanno poco di scientifico e scelgono come priorità il guadagno rispetto all’informazione.

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Nel mondo editoriale scientifico esistono delle riviste da “bannare”. Sono quelle che nascono esclusivamente al fine di generare entrate economiche agli autori senza riguardo per la peer-review o per la qualità degli studi pubblicati. Hanno perfino un nome, si chiamano riviste predatorie, termine (“predatory journal”) coniato da Jeffrey Beall, ricercatore dell’Università del Colorado.

Per capire cosa sono le riviste predatorie, però, prima bisogna capire cosa sono le riviste scientifiche e soprattutto come funzionano. Le riviste scientifiche o “science journal” sono giornali altamente qualificate che hanno come scopo la divulgazione di esclusivamente di materia scientifica. Ne esistono a migliaia e alcune sono anche molto specializzate come ad esempio la rivista Carbon, che pubblica articoli solo riguardanti la ricerca sul carbonio. Ma ne esistono anche di più semplici come Google scholar dove basta digitare l’argomento e la pagina farà comparire decine di articoli da pagine autorevoli.

Come si pubblica un articolo su una rivista scientifica?

Il processo di pubblicazione di un articolo inizia con uno studio condotto da scienziati che dedicano anni ad un progetto eseguendo dozzine di esperimenti e analisi. Alcune ricerche hanno richiesto anche più di dieci anni. Poi si comincia a scrivere l’articolo, il quale deve essere scritto in modo scientifico e preciso. Inizia con una introduzione dove si spiega cosa si vuole dimostrare, poi ci deve essere il corpo del testo chiamato “metodi” dove sono racchiusi tutti i materiali usati, la quantità, gli strumenti che sono serviti, i parametri ecc. Poi c’è una parte con grafici e numeri e, infine, le conclusioni. Quindi dopo anni di lavoro e mesi di preparazione, l’articolo viene mandato all’editore della rivista da cui ci si vuol far pubblicare. L’editore poi passerà l’articolo a degli scienziati che ripeteranno gli esperimenti e controlleranno tutto quanto. L’intero processo è anonimo: infatti gli scienziati non sanno chi ha scritto e viceversa. Fatto ciò gli studiosi rimandano l’articolo all’editore. Se lo approva, la persona che ha scritto l’articolo deve pagare la rivista per aver il proprio articolo pubblicato (per le riviste più prestigiose le cifre arrivano anche a decine di migliaia di euro).

Quindi cosa sono le riviste predatorie?

Ora che abbiamo capito come funzionano le riviste scientifiche possiamo capire come lavorano le riviste predatorie. Una rivista predatoria non segue tutti i passaggi precedentemente elencati. Infatti, senza il minimo controllo si pubblicano articoli anche privi di logica e fondamento. Attraverso lo spamming di e-mail e costi relativamente bassi inducono studenti o scienziati a pubblicare sulla loro rivista. Queste riviste predatorie sono prevalentemente a scopo di lucro.

Perché queste riviste sono pericolose?

Il fenomeno è in rapida crescita e una ricerca del 2019 ha rivelato che circa il 5% degli scienziati che scrivono articoli ha pubblicato o continua a pubblicare su riviste predatorie. I dati e le informazioni su queste riviste sono visibili a tutti e le persone più ingenue possono essere tratte in inganno. False informazioni pseudo-scientifiche possono portare al danneggiamento della propria salute, come si è visto specialmente nel periodo del Covid-19, e possono anche alimentare quei gruppi di persone che sostengono teorie antiscientifiche ad esempio antivaccinisti, negazionisti del cambiamento climatico o terrapiattisti.

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