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Un fatto che sta suscitando numerose proteste, la storia della ragazzina di 11 anni stuprata dal compagno della nonna. Ci troviamo in Argentina, a Buyuraccù, nella provincia di Tucumà, quando lo scorso 29 gennaio la minore scopre di essere incinta: è alla 19ma settimana.

Oggi in Argentina l’aborto è illegale, eccetto quando la vita della donna è a rischio o la gravidanza è frutto di uno stupro, come nel caso della ragazzina.

Per cinque settimane la sua richiesta rimane lì, fra i meandri della burocrazia e rifiutata dai medici, che decidono di non praticare l’aborto per “proprie convinzioni morali”. Solamente nei giorni scorsi è arrivato il via libera: la ragazzina avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento all’Eva Peròn Hospital, a Buenos Aires. I medici contrari rifiutano un’altra volta e alla fine l’11enne si è sottoposta ad un cesareo d’urgenza.

La dottoressa che ha effettuato l’intervento, Cecilia Ousset, dichiara: “Quando ho visto quella bambina, mi tremavano le gambe, mi sembrava di vedere mia figlia. Non aveva idea di cosa stesse per succedere”. Secondo i medici il bambino, di soltanto 660 grammi, non dovrebbe sopravvivere.

La minorenne era stata ricoverata due volte e ha tentato due volte il suicidio, chiedendo nuovamente la richiesta di abortire. Sua madre era con lei, e anche lei, aveva ripetutamente chiesto la stessa cosa.

La storia ha scatenato le ire delle associazioni femministe, che hanno accusato il governatore della provincia di Tucumán parlando di “violazione dei diritti umani”.

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