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Che fine ha fatto la vera prima orma sul nostro satellite? Cancellata. Sepolta da centinaia di impronte successive. Il segno distintivo lasciato da Neil Armstrong dopo aver pronunciato la sua celebre frase non c’è più e nessuna fotografia può immortalarlo. Quella che tutti gli archivi della NASA ci mostrano è solamente la suola dello scarpone di Buzz Aldrin, astronauta dell’agenzia che prese parte alla missione dell’Apollo 11 e secondo uomo a calpestare il suolo lunare: è durante la sua passeggiata con Armstrong che scatta l’immagine più evocativa che abbiamo sulla conquista umana sulla Luna.

Questa foto di comunque grandissima importanza non serve solamente ad imprimere nella storia un traguardo dell’essere umano, ma ha anche scopo scientifico. Gli scienziati sulla Terra dovevano controllare la compattezza della polvere della Luna, chiamata regolite, e qual è il metodo migliore se non fare uno scatto?

Oltre alle immagini di prassi come quella vicino alla bandiera americana e quella della discesa dalla navicella, Armstrong non è mai stato immortalato in altre foto, se non di spalle o di sfuggita nel riflesso del casco di Buzz: è perciò impossibile che “il passo” sia suo.

Se si volesse controllare le lievi differenze tra uno scarpone e l’altro sarebbe impossibile, dal momento che tra tutti e dodici gli astronauti che nel corso di decenni sono riusciti a raggiungere la Luna, nessuno si è mai portato a casa gli scarponi perché non più necessari e abbandonati per alleggerire ulteriormente la navicella per il viaggio di ritorno.

Per molti anni, però, la popolazione mondiale credeva a ciò che si diceva, quando in realtà sapeva perfettamente che la foto non poteva essere la prima impronta umana su quel suolo polveroso: ma per noi quella doveva essere la prima impronta in qualsiasi caso.

 

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