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Il documento datato 20 dicembre 2017 da questo momento in poi è carta morta. Tornano le vecchie tutele e il permesso di danzare in acqua con i più conosciuti tra i cetacei, i delfini, vale ora soltanto per gli addestratori professionisti.

Per ricordare che anche questi mammiferi in acqua hanno dei diritti si è dovuti ricorrere ad una sentenza che ha sancito una volta per tutte come vanno trattarti i delfini su suolo italiano. Le quattro pagine firmate dagli avvocati di Roma cancellano il decreto così tanto criticato e dicono basta spettacoli, stop agli show dei cetacei con il pubblico in vasca e ancor più per gli affari di chi sui delfini aveva puntato per fare business.

Queste nuove riforme hanno minato la stabilità di molti parchi acquatici che offrivano la possibilità di nuotare con queste creature magnifiche. L’unico rappresentante a difendere gli interessi del proprio parco è Zoomarine, di proprietà di una multinazionale messicana che punta forte sui selfie dei turisti con bacio al cetaceo. A Roma offriva la possibilità di sguazzare con i suoi sette delfini, con un biglietto che varia dai 99 ai 150 euro a seconda delle offerte. Così facendo i delfini si sono abituati ad essere curati completamente da noi umani e la loro autonomia in natura sarebbe pari a zero. Il contatto fisico che avviene giornalmente con le persone implica dei danni alla loro pelle così sensibile e fragile.

Fortunatamente, vietando del tutto questa pratica, le malattie potenzialmente trasmissibili per contatto con gli esseri umani andrebbero a scemare, riducendo il numero di casi in cui il delfino venga contagiato.

 

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