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L’esclusione della casa editrice Altaforte dal salone del libro di Torino ha causato molto scalpore.

Infatti la giustificazione con la quale la sindaca Appendino ha preso questa decisione è quella di apologia di fascismo, a causa delle dichiarazioni a favore di quest’ultimo e di Mussolini da parte del direttore della casa editrice, il quale si è dichiarato fascista.

La decisione del primo cittadino è assolutamente contestabile, infatti chi ha il diritto di decidere se una casa editrice, che ha ottenuto regolarmente un posto al salone, può essere espulsa?

Per quale motivazione poi? Per delle dichiarazioni del direttore che peraltro non possono essere considerate apologia di fascismo, in quanto non incitano alla ricostituzione del partito stesso.

Inoltre, anche se queste fossero considerate come tali, si vuole davvero togliere la possibilità a degli scrittori di non partecipare a questo grande evento per delle parole del loro superiore senza analizzare i contenuti dei loro libri?

Allora il prossimo passo sarà quello di limitare la libertà di stampa? Togliere la libertà di professare un proprio credo politico o un propria opinione?

In Italia si agisce troppo senza pensare effettivamente a cosa si sta facendo, dando connotazioni di un certo tipo a dei gesti che sono di senso opposto.

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