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Tra il 27 e il 28 febbraio 2019 si è tenuto il Vertice di Corea del Nord-Stati Uniti ad Hanoi (Vietnam), comunemente conosciuto come Vertice di Hanoi, durante il quale il Presidente americano Trump ha chiesto a Kim la completa denuclearizzazione della Corea del Nord, la rinuncia a qualsiasi progetto di scissione dell’atomo a fini militari in cambio della rimozione delle sanzioni economiche USA. Il dittatore, però, si è detto disposto a chiudere, per il momento, solo il sito di processione dell’uranio di Yongbyon, il più grande ma non l’unico. Il giorno successivo, la Casa Bianca ha annunciato che non era stato raggiunto alcun accordo e che il vertice era stato interrotto. Trump ha poi capito che il summit serviva alla Corea del Nord solamente per porre fine a tutte le sanzioni.

Solo venerdì 31 maggio è giunta la notizia agghiacciante. Il Chosun Ilbo, quotidiano sudcoreano che citava una fonte nordcoreana come base del suo articolo, ha affermato che il fallimento abbia spinto il dittatore a violentissimi gesti. Il più violento è stata l’esecuzione di Kim Hyok Chol, rappresentante della Corea del Nord per gli affari americani, avvenuta ai primi di marzo all’aeroporto Mirim di Pyongyang, insieme ad altri quattro funzionari, tra i quali si pensa anche l’interprete del colloquio Shin Hye Yong, altrimenti chiusa in carcere. L’accusa rivolta loro è quella di spionaggio, anche se la reale causa dovrebbe essere di non aver interpretato correttamente le vere intenzioni di Trump.

Tra i capriespiatori del dittatore c’è anche il suo braccio destro e ex-capo dell’intelligence, Kim Yong Cho. A marzo un parlamentare sudcoreano ha affermato che è stato privato del potere all’interno del Partito e ora, secondo il Chosun Ilbo, è stato internato in un campo di lavoro e di rieducazione ideologica. Kim ha inoltre chiesto alla sorella minore Kim Yo Jong di mantenere un basso profilo, la quale non appare più in pubblico dal summit.

I servizi segreti di Seul al momento hanno rifiutato di confermare o smentire la notizia.

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