Passione e dedizione: è ciò che ha permesso ad uno studente veronese brillante come Andrea Cagalli di arrivare così in alto. Andrea frequenta il quinto anno del Liceo scientifico delle Scienze Applicate dell’istituto Alle Stimate e il 13 giugno 2019 a lui e al suo compagno di classe Nicolò Zenati, appassionati entrambi di robotica, è stato conferito il primo premio dal progetto di Robot Lab categoria Italia settentrionale e isole “Costruiamo il futuro”. Inoltre, il 7 settembre 2019, il suo talento di violinista è spiccato a tal punto che l’Universum Academy Switzerland di Lugano ha voluto conferirgli un riconoscimento.

Ecco l’intervista ad Andrea, durante la quale ci ha confessato i sentimenti provati, le idee per il futuro ma, soprattutto, cosa hanno significato per lui queste due conquiste.

Di che cosa trattava il concorso di robotica?

“Era un concorso organizzato dalla S.T. Micro Electronics, azienda con sede a Milano, e proponeva ai partecipanti di creare un progetto per la società, quindi non solo elaborato a livello robotico ma anche a livello sociale.”

Come hanno saputo di te e del tuo team?

“La mia scuola, insieme a il professor Tarallo, ci partecipava già da alcuni anni e io ed i miei compagni abbiamo pensato di continuare anche quest’anno.”

Durante la premiazione, che emozioni hai provato?

“Sicuramente io e Nicolò Zenati, il ragazzo con cui ho collaborato, abbiamo provato emozioni molto forti. Quel giorno c’era tantissima gente ed eravamo entusiasti del fatto che un progetto a cui abbiamo lavorato tutto l’anno sia stato riconosciuto da questa azienda. Eravamo immensamente felici.”

Avresti ringraziato qualcuno in particolare?

“Sì, il professor Tarallo, il quale lavorava qui al liceo Alle Stimate e noi l’avevamo conosciuto qui. Anche dopo che ha smesso di insegnare a scuola, abbiamo continuato il progetto con lui ed è grazie a lui che siamo arrivati ad ottenere quel premio.”

La robotica è un ambito su cui costruiresti il tuo futuro?

“In realtà ci sto ancora pensando, anche perché sono inserito nel mondo della musica. Nonostante ciò, la robotica e l’ingegneria sono una base sicura per un futuro lavoro e non scarto ancora l’idea.”

Hai qualche idea su cosa vorresti fare l’anno prossimo: università, esperienze lavorative o altro?

“Ho già fatto l’esame di ammissione al Politecnico di Milano e sono stato preso, quindi credo che andrò lì a studiare. Per quanto riguarda il lavoro, forse andrò di qua e di là per Milano a suonare il violino o chissà. Devo ancora organizzarmi.”

Da quanto suoni il violino?

“Avevo quattro anni e mezzo quando ho preso in mano il primo violino e ho cominciato ad appassionarmi dopo aver sentito la melodia di tre ragazzi che suonavano l’“Ave Maria” di Schübert. Da lì ho cominciato ad innamorarmi dello strumento e della musica classica e ho continuato fino ad oggi, ai miei diciotto anni.”

Che sentimenti provi mentre lo suoni?

“Cerco sempre di esprimere al meglio quello che sento dentro, nel senso che la musica non è solo note ma un messaggio, un’emozione che deve essere trasmessa. Quindi mentre suono penso a quell’obiettivo.”

Hai mai pensato ad una carriera da violinista?

“Sì, c’ho pensato, però non so se sia il futuro che sto cercando. Infatti, devo ancora decidermi su cosa voglio veramente fare.”

Come sei riuscito in questi anni a gestire musica e scuola?

“Bella domanda: non è semplice. Nonostante tutto ci si riesce se si ha voglia, passione e dedizione. Se è un qualcosa che ti piace, la fatica la senti molto meno rispetto ad un qualcosa che non apprezzi fino in fondo.”

Come vi è venuta l’idea di realizzare una mano per sordo-ciechi?

“Eravamo partiti da un progetto di mano base, cioè una mano controllata analogicamente attraverso un guanto e poi abbiamo pensato, proprio per questo concorso, che non era sufficiente questo livello di utilità, perché un braccio robotico lo si può trovare ormai ovunque. Per questo motivo, abbiamo pensato di dare uno scopo a questa mano e siamo giunti alla conclusione che potesse essere uno strumento di possibile comunicazione a distanza per i sordo-ciechi, visto che riescono solo a “parlare” con chi è vicino.”

Come funziona?

“Si basa sul linguaggio Malossi, creato appunto per i sordo-ciechi, e sulla struttura della mano. La mano robotica, infatti, va a toccare diversi punti su di essa e, secondo il linguaggio Malossi, ogni falange ha un carattere diverso, cioè una lettera diversa. Perciò, nel momento in cui la mano robotica andrà a toccare quella del sordo-cieco nei diversi punti, la persona che deve ricevere il messaggio è in grado di capire cosa è stato “scritto” attraverso il computer e poi inviato alla mano, quindi ciò che voleva dirgli la persona.”

Anche se le sue idee non sono ancora chiare, Andrea ha già raggiunto obiettivi eccellenti e chissà cosa gli riserverà il futuro.

Intervista in collaborazione con: Lucia Da Ronco.

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