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La sua prima reazione con la stampa dopo la morte del padre fu di rabbia: «Mi vendicherò. Li ucciderò tutti». Dopo dieci minuti riprese in mano il telefono, rimangiandosi tutto con i giornalisti. Ha un prima e un dopo la vita di Juan Pablo Escobar, 41 anni, primogenito del boss del Cartello di Medellin, il più potente e sanguinario narcotrafficante della storia: Pablo Escobar.

Sebastián Marroquín, questo il nome preso dopo la morte de “El Patron”, da qualche anno scrive libri e gira il mondo per dare la sua versione dei fatti e per lanciare un messaggio di pace, «l’unico modo per lasciarci alle spalle la guerra che abbiamo ereditato»

Il 21 settembre 2018 a Roma organizzò una conferenza-spettacolo intitolata “Pablo Escobar, una storia da non ripetere”. Un’ infanzia sicuramente difficile la sua, fatta non solo di feste e agi, ma anche di situazioni pericolose. Infatti, come raccontato da lui stesso, a volte veniva portato anche per 15 giorni di fila alla “Catedral” (la prigione di lusso del papà), per paura che lo rapissero.

Sicuramente quest’uomo, pur avendo avuto come genitore uno dei più grandi criminali della storia, è molto coraggioso perché è riuscito ad affrontare la figura ingombrante e negativa del padre, lasciarsi il passato alle spalle, cercando di diffondere, invece, qualcosa di positivo, affinché certe situazioni non si ripetano.

Juan Pablo (Sebastiàn) in una foto assieme al padre Pablo.

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