La quarantena e la lunga astinenza dai Sacramenti

A causa della pandemia è stato impedito ai fedeli di ricevere i Sacramenti ed assistere alle SS. Messe. Chiediamo oggi a Padre Massimo Malfer chiarimenti su questa situazione senza precedenti.

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Da lunedì 18 maggio, tramite un concordato tra la C.E.I. ed il governo, è possibile ai fedeli, nonostante molte norme igieniche, recarsi in chiesa per assistere alla Santa Messa e ricevere i Sacramenti. Che conseguenze può aver causato questa lunga astinenza dai Sacramenti, durata quasi tre mesi? Lo abbiamo chiesto a Padre Massimo Malfer, dottore in Teologia dogmatica all’Angelicum di Roma.

Un saluto a tutti i lettori di Ermes, oggi abbiamo qui con noi P. Massimo Malfer, esorcista della Diocesi di Verona, presbitero della congregazione dei padri oratoriani e parroco di Santa Lucia di Pescantina, che ringraziamo per aver accettato il nostro invito. 

Grazie a voi e un saluto a tutti 

Innanzitutto volevo porle questo quesito:

Abbiamo appena trascorso quasi 3 mesi di totale astinenza, dai sacramenti, come pensa che questo abbia influito sui fedeli? 

Beh, credo che se è vero che i Sacramenti donano la Grazia dobbiamo dire che questo è stato un forte indebolimento della vita spirituale. La Grazia sacramentale è la Grazia necessaria per la vita umana, per la vita di tutti i giorni non solo per la vita spirituale. Perché noi pensiamo ai Sacramenti solo come qualcosa di spirituale, qualcosa che riguarda una sfera, ma noi sappiamo molto bene che se i Sacramenti sono materia e forma, vuol dire che hanno un’attinenza anche con la materia stessa cioè con l’uomo, e quindi, mancando i Sacramenti, ci mancano tutte quelle grazie necessarie per poter vivere profondamente. Quindi c’è un indebolimento della nostra vita, un indebolimento della forza, e una crescita molto forte ad esempio della tentazione: quando uno è debole chiaramente la tentazione è più forte. Credo che tutto questo abbia influito molto negativamente nella vita spirituale dei cristiani, o almeno di quelli che assiduamente partecipavano, coloro che avevano intrapreso una vita di Fede, perché molti magari non andando a Messa nemmeno alla domenica non hanno sentito questa difficoltà, ma per il cristiano impegnato diciamo, per il cristiano praticante, credo che sia stato molto difficile vivere questo, ma soprattutto per le conseguenze che questo può portare nella vita spirituale.

Molti fedeli si sono chiesti se fosse possibile ricevere benedizioni o addirittura confessarsi per via telefonica. Altri invece ritengono che la Messa in streaming, o la comunione spirituale valgano come quella in presenza. Cosa ne pensa? E qual è la differenza fra queste?

Beh, per quanto riguarda la confessione sappiamo che non è possibile fare la confessione via telefono, questo per vari motivi di privacy soprattutto, ma prima di tutto perché il Sacramento ha bisogno di una presenza reale. Se il  Sacramento è materia e forma, come dicevo prima, non è possibile avere un Sacramento nella maniera virtuale, come usiamo oggi questo termine. Quindi in primis possiamo dire che il Sacramento in sé per sé a livello virtuale, nel senso moderno del termine, questo non è possibile. Secondariamente per una benedizione, io credo poco alle benedizione vial telefono, altri miei amici sacerdoti esorcisti ci credono, io poco. Almeno io non vedo una grande efficacia delle benedizioni via telefono. Per quanto riguarda la Santa Messa credo che la Messa via streaming non serva assolutamente a nulla. Serve magari per aiutarci a riflettere, ma sarebbe sufficiente una bella riflessione, fatta dal sacerdote, sul Vangelo del giorno, sulla parola di Dio, su alcuni brani del Vangelo, e questa sarebbe già sufficiente per poter vivere una comunione tra tutti, cioè meditare lo stesso brano del Vangelo, vivere profondamente uno stesso cammino, com’è quello che abbiamo vissuto in maniera particolare durante tutta la Quaresima, e durante il tempo di Pasqua. Quindi credo che la differenza sostanziale della messa in streaming, dico spesso io, è come la differenza che c’è tra un innamorato e un’innamorata che si sentono sempre per telefono. E’ una bellissima cosa e possiamo anche accontentarci per un momento di questo, ma l’innamorato vuole vedere la sua innamorata, vuole toccarla, vuole baciarla, ha voglia di stare insieme, vuole darle momenti di affetto, e credo che la vita spirituale abbia bisogno soprattutto… Forse questa dimensione  eccessivamente spiritualistica, potremmo dire anche usando la terminologia più corretta: quasi gnostica, della della vita spirituale che abbiamo oggi, ci fa accontentare anche di questo, ma credo che sia veramente un grave sbaglio, perché noi abbiamo bisogno di concretezza, di realtà: di toccare, di sentire. E l’economia sacramentale se  noi guardiamo, è proprio la necessità dell’uomo di incontrare qualcuno. Ad esempio quando vado alla confessione, io incontro nel sacerdote Cristo stesso, non per nulla il Sacerdote quando mi dà l’assoluzione Sacramentale, la dice, l’assoluzione in prima persona: “Io ti assolvo”. Per quale motivo? Perché è Cristo stesso, che assolve nella persona del ministro. La stessa prima persona che si usa nelle parole consacratorie della Messa: “Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue”, quindi la Messa in streaming diciamo, può essere anche utile tra virgolette, ma non sostituisce, mai e comunque, la Messa vissuta nella celebrazione con tutto il popolo e con il Sacerdote

Mentre per quanto riguarda la Comunione spirituale ha valore come quella Sacramentale?

Beh, sicuramente no. La comunione spirituale è utilissima, soprattutto nei momenti in cui questo non lo possiamo fare. Ad esempio durante la settimana, magari una persona che lavora 12 ore al giorno, dubito, ma comunque ci sono anche persone che lavorano tanto, e magari non possono partecipare alla Santa Messa. Benissimo, noi possiamo fare, tutte le volte che vogliamo, la Comunione spirituale. Pensate il passare davanti ad una chiesa, il fermarsi un attimo a pranzo o a cena. Chi desidera Gesù, desidera di vivere la comunione spirituale. Io credo che la Comunione spirituale sia come per un innamorato, usando la terminologia di prima, l’esempio di prima, come il desiderio di stare con la persona amata e più io desidero Gesù, più desidero compiere la Comunione spirituale. La differenza è sostanziale: la Comunione spirituale è qualcosa che ci aiuta molto, ci dà forza, ci dà coraggio, ma la Comunione, quella reale, quella con il Pane Eucaristico, è la Comunione in cui noi, come dice Sant’Agostino, ci trasformiamo in Lui. Potremmo dire che: la Comunione spirituale serve solo ed esclusivamente quando noi non possiamo ricevere l’Eucaristia reale. Quando questo lo possiamo, chiaramente, la Comunione spirituale viene messa da una parte. Quindi la differenza è sostanziale non più che sostanziale

Un’ultima domanda: che insegnamenti possiamo trarre da questa situazione?

Ma, ce ne sarebbero molti di insegnamenti da trarre. Ecco il primo insegnamento, ascoltavo questa mattina alla radio, è quello di non avere troppa fiducia nella scienza eh, proprio potremmo dire se permetti: la scienza ha fatto una gran brutta figura in questo tempo di Covid. Ha fatto una gran brutta figura perché c’è chi dice una cosa e chi dice un’altra. E chi è lo scienziato che ha ragione? Ecco abbiamo scoperto, ci siamo un po’ svegliati da un sonno, che ci aveva fatto un po’ addormentare: la scienza è qualcosa di perfetto, e quindi di conseguenza noi siamo forti, basta fidarsi della scienza e noi andremo avanti. E il primo grande insegnamento è questo: fidarsi della scienza è bene, ma non fidarsi è meglio. Perché la scienza, come tutte le altre cose, sono un po’ così, ondivaghe. Il secondo insegnamento, a mio avviso, è quello di… camminare in modo molto più attento nella nostra vita spirituale. Abbiamo un po’ esagerato, diciamo la verità. Abbiamo esagerato in tutto, abbiamo esagerato a livello economico, a livello finanziario. Abbiamo esagerato, la nostra società era, perché adesso bisogna usare il passato, era una società esagerata in tutto. Questa pandemia c’ha un po’ fatto riflettere su tutto, e però come terzo insegnamento, un po’ critico se volete, è che in questi momenti di crisi, come in tutti i momenti di crisi,le persone si distinguono, si dividono, e c’è una specie di iato tra coloro che sono buoni e divengono più buoni, e coloro che sono cattivi e divengono più cattivi. E’ la crisi, in sé, ma la crisi nel senso greco del termine, che vuol dire fondamentalmente che: i momenti di prova, di qualsiasi tipo di prova, temprano l’uomo, però o lo costringono a valutare le cose secondo ciò che è la verità cioè secondo Dio, o lo costringono a vivere secondo ciò che ha dentro nel cuore una persona: ognuno dà ciò che ha. Se noi abbiamo dentro nel cuore sentimenti positivi buoni, questi emergono nel momento della prova: la generosità, la bontà. Pensate a quanti atti positivi, buoni, di solidarietà, di bontà, abbiamo visto in questi giorni. Ma d’altronde anche il contrario: quante persone che invece si sono arrabbiate di più e lo sono ancora oggi arrabbiate col mondo, arrabbiate con tutto. Insomma come ultimo grande insegnamento: quello di mai abbassare la guardia. Come esorcista posso dire che il diavolo ha lavorato moltissimo in questo periodo. E dove ha lavorato? Ha lavorato soprattutto per l’Eucaristia, permettete che lo dica. Se il diavolo ha come primo scopo quello di distruggere Cristo, e l’Eucaristia è Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, è chiaro che chi va a colpire è primariamente l’Eucaristia. Siamo stati orfani della Messa, orfani dell’Eucaristia, orfani di tutto ciò che ci è necessario per vivere come cristiani. Credo che sia stato, in un certo qual modo, un insegnamento profondo di fare attenzione a tutto ciò che ci circonda, affinchè la modalità con cui noi dobbiamo vivere l’Eucaristia da oggi in poi deve essere diversa: più forte, più vera. Perchè? Perché l’Eucaristia è Lui, è Gesù Cristo, e quindi il Cristiano deve avere questa consapevolezza profonda, che deve riguardare sempre di più e amare sempre di più la presenza di Cristo qui in mezzo a noi che è la presenza di Lui nell’Eucaristia.

Ringraziamo ancora moltissimo padre Massimo per averci chiarito un po’ la situazione e speriamo di vederci presto buona serata 

Un grazie a tutti voi.

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Marco Chiaramonte
Ho quindici anni e frequento la quinta ginnasio all’istituto “Alle Stimate” di Verona. Ho scelto il liceo classico perchè sono più portato per le materie umanistiche. Ero curioso di studiare il greco e il latino e non mi sono pentito della scelta che ho fatto perchè ogni giorno imparo cose nuove. Nel tempo libero mi piace giocare a tennis, anche se non lo pratico più da un anno per dedicarmi maggiormente allo studio. Sono appassionato di arte sacra e di oggetti liturgici. Un altro mio hobby è la cucina; mi piace molto guardare programmi culinari e cucinare. Amo inoltre passare del tempo con la mia famiglia. Non so ancora con precisione cosa farò dopo la maturità, ma sicuramente mi piacerebbe studiare Teologia.

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