Una volta raccolti i dati dalle osservazioni, fatti esperimenti di laboratorio e simulazioni al computer si è riuscito a dimostrare la ragione per cui la faccia visibile della Luna (ricca di cosiddetti “mari”) è molto diversa da quella nascosta. 

Il motivo è che c’è una forte concentrazione di isotopi radioattivi instabili concentrati nella faccia visibile, attivando così i vulcani.

La Luna rivolge alla Terra sempre la stessa faccia, ossia quella che possiamo ammirare e tutto questo grazie alla rotazione sincrona (il periodo di rotazione coincide con quello di rivoluzione del corpo celeste).

Come ben sappiamo il nostro satellite più fedele (Luna) è caratterizzato da crateri, catene montuose e straordinari “mari” lunari, che non sono altro che grandi macchie scure visibili (anche ad occhio nudo).

Nell’antichità si pensava che questi fossero veri mari, analoghi a quelli presenti sulla Terra, tuttavia gli astronomi di circa un secolo fa intuirono che si trattava di materiale di origine vulcanica e successivamente venne effettivamente dimostrato.

Questi “mari” lunari occupano il 30% della faccia che rivolta alla Terra, ma coprono la faccia nascosta solo dell’1% motivo per cui le due metà sono così differenti tra loro. 

In passato o meglio attorno al 1950 si credeva che ambedue i lati della Luna fossero pressoché uguali nell’aspetto, ma non appena arrivarono le prime immagini di quello nascosto, gli scienziati rimasero scioccati dalla notevole differenza, rimasta per molto tempo un affascinante mistero

Il segreto venne svelato da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università in Florida, i quali hanno collaborato con i colleghi “dell’Earth-Life Science Institute” presso l’Istituto di “Tecnologia di Tokyo, del Carnegie Institution for Science, del Johnson Space Center della NASA e dell’Institute of Meteoritics dell’Università del New Mexico”. 

Gli scienziati erano coordinati dal professor “Stephen M. Elardo” ovvero un docente del Dipartimento di Scienze Geologiche dell’ateneo di Gainesville e la cosa interessante è che trovarono una risposta nell’analisi attenta e accurata delle rocce magmatiche “KREEP”, il cui nome è l’acronimo di potassio (K), terre rare (REE) e fosforo (P).

Infatti, le “KREEP” sono rocce tipiche dei mari lunari e il loro colore scuro è legato agli eventi di vulcanici. 

I diversi elementi chimici, che le compongono sono presenti in forma isotopica, sono radioattivamente instabili e possono produrre molto calore quando si rompono

È chiaro che se il calore aumenta di conseguenza abbassa la temperatura di fusione delle rocce e attiva i vulcani, questo fenomeno spiegato scientificamente pare si fosse verificato più intensamente sulla faccia visibile, proprio perché qui si trova la maggior concentrazione di elementi radioattivi (l’uranio, il torio).

Interessante è scoprire il perché di questa distribuzione disomogenea degli elementi radioattivi e la derivata attività vulcanica.

Queste simili asimmetrie potrebbero essere presenti anche in altre lune (del Sistema solare). La ricerca 

“Early crust building enhanced on the Moon’s near side by mantle melting-point depression”  ha pubblicato i dettagli nella rivista scientifica specializzata “Nature Geoscience”.

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Carola Rigodanza
Vivo a Negrar, in provincia di Verona. Frequento la quinta ginnasio al liceo classico all’istituto “Alle Stimate”. Ho scelto questo tipo di percorso poiché le materie classiche mi affascinano molto e le trovo interessanti e credo di essere anche più portata rispetto alle materie scientifiche. Le mie preferite sono: Epica e Storia. Pratico pattinaggio artistico sul ghiaccio. Mi ritengo una persona abbastanza estroversa, lunatica e dinamica. Il mio colore preferito è il blu. In futuro mi piacerebbe lavorare nel mondo dell’archeologia poiché tutto ciò che riguarda l’antichità mi affascina e incuriosisce. In alternativa mi piacerebbe diventare dentista.

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