Tutti noi conosciamo Socrate, o ne abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita. E’ tra i più grandi filosofi mai esistiti, considerato, tra l’altro, il padre della filosofia greca.

Socrate, nato ad Atene nel 470 a.C., era alla continua ricerca dell’origine del mondo, ma differenza dei suoi “colleghi” precedenti, fece partire questa sua ricerca dalla persona (Γνωθι σεαυτον) letteralmente “conosci te stesso”. 

Con lui la filosofia si concentra sullo studio dell’uomo e sulla ricerca della sua reale essenza. 

Socrate crebbe nell’ambiente culturale dei sofisti, detti anche “commercianti del sapere” in quanto si facevano pagare in cambio del loro insegnamento, i quali avevano un atteggiamento saccente a differenza di Socrate che non si riteneva per nulla sapiente, ma alla ricerca della sapienza. 

Il filosofo passò i primi 50 anni della sua vita con i sofisti, ma negli ultimi 20 anni elaborò un suo pensiero differenziante: non volle fare lezioni cattedratiche, ma decise di scendere nelle piazze della bella Atene per dialogare con le persone e porre quesiti (τί εστι) come che “Cos’è la giustizia?”, “Qual è la vera essenza dell’uomo?”. 

Socrate diceva: «La verità nasce dal dialogo, infatti, è più importante la domanda della risposta”.

Insomma, il filosofo voleva che ciascuno “partorisse” le proprie idee ed opinioni su un determinato argomento. Questo approccio viene chiamato “l’arte della maieutica” (la madre di Socrate era un’ostetrica ed in quanto tale aiutava a far partorire i corpi, mentre lui le menti). 

Probabilmente proprio per questo Socrate non scrisse nulla, perché secondo lui tutti dovevano scrivere il proprio “libro”. Tuttavia, noi ne abbiamo memorie grazie al discepolo Platone, il quale scrisse “l’apologia di Socrate” “Critone” e “Fedone” .

Socrate riteneva di avere dentro di sé una sorta di spirito divino che gli indicava la giusta via, che chiamava “ daimon”. 

Freud lo interpretò come un “super ego”, praticamente una censura morale (voce della coscienza) che ci spinge a seguire i nostri doveri senza trasgredire. Infatti, come diceva anche il filosofo tedesco di epoca illuminista Immanuel Kant “ognuno di noi dentro di sé ha un imperativo categorico” che ci impone di rispettare i nostri impegni. 

È chiaro che questo suo modo di pensare un po’ sopra le righe, e che era molto differente dalle credenze del popolo, fu molte volte oggetto di contrasti fino alla dichiarazione del processo. 

Socrate venne condannato a morte e costretto a bere la cicuta (veleno) in quanto “scombussolava” quello che era il pensiero originario, poiché riteneva che l’anima rappresentasse l’essenza, mentre tutti credevano fosse secondaria, inoltre, diceva che dalle ricchezze non nascono le virtù, ma dalle virtù nascono le ricchezze, quindi smentiva il fatto che se una persona era nobile (di ceto) non doveva per forza essere buona d’animo, al contrario poteva essere anche un criminale. 

Con Socrate notiamo anche una rivoluzione del concetto di “violenza” in quanto la definiva indice di debolezza della ragione, infatti, si deve cercare di convincere le persone con il proprio “logos” e la propria arte della retorica e di non intraprendere la strada delle armi. Al riguardo anche Obama affermò, quando era ancora Presidente degli USA, che l’America era vincente, in quanto aveva buone idee e non un forte esercito. 

Un busto raffigurante il volto del filosofo greco

Insomma, Socrate fu processato e accusato di non credere nelle divinità della città (Atene) ma di introdurre idee diverse, corrompere i giovani ed incitarli a ribellarsi davanti alle ingiustizie. 

Il pensiero di questo grande filosofo all’epoca poteva sembrare quasi “rivoluzionario” e Atene non aveva bisogno di un qualcuno, che metteva in crisi le credenze precedenti, infatti, fu condannato, e morí nel 399 a.C. 

Interessante è l’atteggiamento impassibile di Socrate davanti a tante possibilità di scampare alla morte che gli furono offerte e che lui rifiutò categoricamente, spiegando che se era stato giustiziato c’era un motivo, ma soprattutto doveva dare l’esempio ai giovani. 

A Socrate gli fu proposto l’esilio, di portare in tribunale i suoi figli per commuovere i giudici, di farsi difendere da bravi avvocati (Psicopanti) ed inoltre i suoi amici avevano anche già corrotto i carcerieri, ma lui rifiutò tutto ciò andando “tranquillo” verso la morte, quindi secondo lui verso una nuova vita.

Questo ce lo fa capire anche dalle sue ultime parole “dobbiamo un gallo ad Esculapio” cioè dichiara il fatto di essere “guarito” da tutte le sofferenze di quella vita terrena per entrare in una nuova realtà costituita di eterna felicità, poiché era solito per i greci sacrificare un gallo al dio della medicina, in quanto erano stati curati dalle malattie. 

Insomma, Socrate aveva quasi una visione positiva della morte, durante il processo chiese al pubblico di non piangere, perché lui era felice per ciò che gli aspettava.

Socrate è anche un chiaro esempio di una condanna totalmente ingiusta, in cui anche noi oggi ci possiamo rispecchiare, poiché anche in questa società moderna molte ingiustizie vengono compiute e a pagare, spesso, sono degli innnocenti. 

Steve Jobs (fondatore dell’Apple) disse: “darei tutti i miei soldi pur di passare un giorno con Socrate” e direi che questo è esemplificativo della grandezza e l’intelligenza di questo filosofo, che era ancor prima uomo, che ci ha lasciato grandi verità. 

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