Tempo di lettura articolo: 3 minuti

Il sovraffollamento nelle carceri è un problema che ci portiamo dietro da decenni: non è mai stata presa in seria considerazione una riforma di queste strutture, che si renderebbe invece necessaria per conferire loro dignità e soprattutto per garantire ai carcerati determinati servizi, come ad esempio percorsi riabilitativi per la reintegrazione sociale una volta scontata la pena.

In questo momento di pandemia, il sovraffollamento diventa una vera e propria emergenza, perché, in un ambiente così promiscuo, il virus dilaga senza controllo e senza che nessuno lo sappia, visto il silenzio e l’omertà che avvolge il sistema penitenziario.

Una cella di un carcere dove è quasi impossibile attuare il distanziamento

Cosa fare quindi? L’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, diretta da Rita Bernardini, propone di ridurre momentaneamente il numero di persone nelle carceri attraverso tre accorgimenti concreti e semplici da applicare.

Come prima misura si propone di posticipare l’esecuzione delle sentenze “passate in giudicato”, ovvero già confutate e decise. Questo consentirebbe a chi viene condannato al carcere ora di non essere incarcerato subito, ma al termine dell’emergenza Covid.

Questa possibilità viene contemplata solo per i colpevoli di reati che non mettano a rischio la vita di altre persone: un violento verrebbe subito sottoposto a pena detentiva, mentre la carcerazione di un evasore fiscale verrebbe messa in standby fino alla fine della pandemia.

In secondo luogo l’associazione propone la liberazione anticipata speciale per quei carcerati che hanno dimostrato buona condotta: per queste persone la possibilità di libertà anticipata passerebbe da 45 a 75 giorni prima della data stabilita dal tribunale.

Infine l’associazione sollecita a preferire la detenzione domiciliare per alcune categorie di detenuti che devono espiare una pena non superiore a 24 mesi.

Guardie carcerarie vestite con tute protettive

Dal 10 novembre, “Nessuno tocchi Caino” è impegnata in un’azione non-violenta di digiuno di 48 ore per denunciare le condizioni di sofferenza determinate dalla problematica del sovraffollamento carcerario in epoca Covid. 

A questa protesta sono chiamati a partecipare sia cittadini comuni sia carcerati. Come riportato da “La Stampa” ad oggi stanno digiunando per protesta circa 700 carcerati e molti giornalisti e persone importanti si sono fatti portavoce di tale iniziativa, come Sandro Veronesi de Il Corriere della Sera, Roberto Saviano di Repubblica e Luigi Manconi de La Stampa. 

La presidente Rita Bernardini è in sciopero della fame ormai da 25 giorni.

Attenzione però, quella proposta dall’associazione non è una riforma delle carceri permanente, bensì una misura provvisoria per proteggere i carcerati e le guardie carcerarie dal Covid. 

L’Associazione “Nessuno tocchi Caino” da noi contattata ci ha fornito del materiale sui provvedimenti proposti al Governo al fine di alleggerire le carceri in questo momento di pandemia. 

Oltre alle informazioni precedentemente riportate, l’associazione ci ha parlato in particolare di un’iniziativa che è stata intrapresa in primavera attraverso una class action carceri, rivolta al carcere di Bari, con proposte e provvedimenti concreti per attuare il distanziamento e la sicurezza dei carcerati.

Per quanto riguarda lo sciopero della fame, ci hanno inviato il link per aderire nominalmente a questa protesta non violenta.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here