Nonostante il 2020 sia alle spalle, un nuovo calendario non basterà per cancellare tutto ciò che è stato, e infatti le conseguenze che ha portato il Covid sono tangibili ed evidenti in tutti noi. Prendiamo come esempio lo sport: fermo ormai completamente (o a intermittenza), rappresentava per moltissimi una parentesi fondamentale della propria vita o, in alcuni casi, la colonna portante. Nell’ultimo anno gran parte del panorama sportivo mondiale è stato messo in stand-by, alcuni atleti stanno ricominciando, altri ancora no, in ogni caso, quelle che sembravano essere ferite inflitte dal lockdown si stanno rivelando sempre di più essere in realtà profonde cicatrici. E’ questo dunque il contesto in cui sembra più che doveroso consultarsi con un esperto in materia; in questo caso, la dottoressa Giuliana Guadagnini, psicologa, sessuologa e consulente in psicologia dello sport.

Giuliana Guadagnini

In un periodo complicato come questo, le speranze degli atleti di riuscire a tornare sportivamente come prima diminuiscono sempre di più. Cosa consiglia a tutti gli sportivi che nel momento in cui si sbloccheranno le cose non riusciranno a ricominciare perché psicologicamente bloccati? 

In questo momento c’è decisamente un enorme rischio di abbandono e di dispersione anche nel mondo dello sport. Io consiglio agli sportivi di riprendere il loro allenamento, dato che facendo sport si ottengono effetti positivi a livello cerebrale con un incremento di catecolamine, che preparano il corpo a rispondere a situazioni di stress e potenziano l’attività fisica: in questo modo ci si sente più attivi e gratificati e si mantengono più facilmente le proprie prestazioni.

Come può oggigiorno uno sportivo trovare le giuste motivazioni per andare avanti?

E’ vero che è faticoso fare sport, ma lo è ancora di più quando smettiamo di farlo perché calano le motivazioni, però se le motivazioni non si cercano tanto nel risultato finale bensì nell’allenamento e nei benefici a lungo termine che vengono portati al nostro corpo, si riesce a superare anche quel rischio di abbandono che è molto frequente nello sport dilettantistico e anche nel momento in cui si approccia un nuovo sport.

Se da una parte sono indispensabili per limitare la diffusione del virus, lockdown prolungati come quello imposto la scorsa primavera quanto seriamente possono intaccare lo stato psicologico? 

L’Italia in lockdown

Nei lockdown abbiamo assistito ad un aumento degli stati depressivi e di aumento di peso, e a tal proposito lo sport a mio avviso è una soluzione per uscire dalla depressione da Covid, anche se ammetto che è molto difficile dal punto di vista psicologico mantenere delle motivazioni costanti; consiglio quindi di scrivere un diario di bordo o una tabella di marcia (che prevede ad esempio diete o esercizi, concedendosi gratificazioni e trasgressioni quotidiane) e costringersi a mantenerla.

Da un mondo sempre più virtuale emergono fuori dal monitor ragazzi in realtà estremamente insicuri, cosa consiglia loro per riuscire a relazionarsi? 

Uno dei problemi attuali è il vivere per lo più online, dato dalla DAD e dal timore di un possibile contagio. Molti adolescenti in queste circostanze hanno attivato delle strategie di compensazione relazionale, e quindi il problema che si pone è a lungo termine (e non molti se ne stanno rendendo conto) quando si potrà ritornare ad una relazione umana autentica, col timore di essere ignorati. Ciò che manca adesso è soprattutto il contatto umano, che molte persone non sanno più cosa sia. Io mi occupo anche di psicopatologia della realtà virtuale, ovvero un problema molto ricorrente tra quei giovani che fanno un uso esasperato della tecnologia e che si ritrovano quindi disorientati dal momento che escono dagli schermi.

In una società fondata sui social dove l’individuo viene messo in vetrina e sotto i riflettori, è possibile nel 2021 tralasciare l’aspetto fisico di una persona? 

Nel 2021 noi viviamo, parliamo e ci innamoriamo attraverso un monitor, stiamo sempre di più diventando tutti degli hikikomori; tralasciamo la realtà delle persone, basandoci solo sul loro aspetto, sulle foto che postano e su quello che vogliono farci vedere di loro, non sapendo in realtà chi siano veramente: bisognerebbe affrontare la realtà, cioè i propri (e gli altrui) pregi e difetti. La nostra è una società più di immagine che di contenuto, il Covid ha portato a questo e dovremo fare i conti con questa realtà. Dico spesso che stiamo vivendo in un momento di fake positivity, dove diamo un’immagine di noi felice mentre sappiamo che c’è un’ampia diffusione di depressione, di crisi economica e ormai anche politica.

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