Definito da molti lo “Zio Paperone” del nuovo millennio, Elon Musk è una figura tanto controversa quanto affascinante: originario del Sudafrica, rappresenta a tutti gli effetti la storia dell’uomo che col duro lavoro e con talento riesce ad ottenere ciò che vuole.

Elon Musk

Storie simili si possono rivedere ad esempio in Bill Gates, Steve Jobs o Jeff Bezos, ma ciò che rende unico Musk, e per certi versi più pericoloso, è la sua insaziabile curiosità e il suo incontrollabile bisogno di stupire il mondo intero con dichiarazioni che sembrano spesso essere uscite da film di fantascienza.

Il caso Spacex

Quando si parla di un carattere di questo tipo, è inevitabile ritrovarsi in un campo che, per antonomasia, rappresenta la caparbietà umana, che spinge ad addentarsi persino nell’oscurità più profonda: si tratta ovviamente dello spazio. Non a caso nel 2002 Elon Musk fonda Spacex, un’azienda aerospaziale che lo scorso 6 dicembre ha compiuto con successo un lancio di rifornimento verso la Stazione Spaziale Internazionale.

E’ proprio in un contesto del genere che Musk mostra il motivo per cui ad oggi è uno tra gli uomini più ricchi al mondo: una capacità oratoria estremamente diretta ed efficace che lo pone, globalmente, al centro dell’attenzione, per mesi. «Ci vorranno vent’anni per costruire la prima città sostenibile su Marte» ha affermato per esempio anni fa. Ovviamente ci si augura che tutto ciò possa diventare realtà, ma, consultandosi con gli addetti ai lavori, un aspetto che emerge sempre è la complessità di qualsiasi processo che avviene in questo campo. Ad oggi, con le migliori condizioni possibili (si devono quindi prendere in considerazione le orbite dei due pianeti, che sono allineate circa ogni 18 mesi), il tragitto Terra-Marte dura 6 mesi: è molto difficile quindi pensare che in soli 20 anni si possa ottenere così tanto, ma non vanno nemmeno sottovalutate una scienza sempre più in evoluzione e un’umanità sempre più stremata. Che ci si creda o no non importa, il messaggio centra il bersaglio: Musk viene ascoltato e Spacex intasca il malloppo.

Una digitalizzazione fisica

Un altro avvenimento che ha tanto affascinato quanto sconvolto la popolazione mondiale sono gli studi che sta portando avanti Neuralink, altra azienda appartenente all’imprenditore statunitense che invece tratta neurotecnologie. Negli ultimi anni il loro obiettivo principale è quello di arrivare a creare un chip che riuscisse a tradurre le attività cerebrali tramite un piccolo dispositivo dotato di circa 1000 fili flessibili (i dati vengono poi trasmessi tramite una tecnologia bluetooth ad un qualsiasi computer o smartphone) che riescono a raccogliere informazioni prevalentemente dalla corteccia cerebrale, cioè l’area dove hanno sede le funzioni mentali cognitive. Ovviamente se da una parte gli studi proseguono a gonfie vele, dall’altra per adesso non riescono minimamente a mantenere le promesse fatte da Musk. Per esempio, è stato cambiato il design del chip, che non è più un impianto da installare dietro l’orecchio bensì un dispositivo delle dimensioni di una moneta da porre al centro del cranio, scavandolo leggermente, riuscendo così da rendere il tutto completamente invisibile. D’altro canto però manca ancora un modo con cui interpretare i segnali racimolati dal cervello. Tuttavia, l’obiettivo finale del progetto sarebbe quello di rendere questo un prodotto di massa in futuro e di riuscire a creare un rapporto simbiotico tra intelligenza umana e quella artificiale, fino a permettere, a detta di Musk, una “visione aumentata” e di “salvare e rivedere i propri ricordi”. No, non è uno spin-off di “Io, robot”, è la realtà. 

Oltre a sembrare chiaramente la backstory di un qualsiasi nemico Marvel, è probabilmente proprio questo l’aspetto che inquieta di più di Elon Musk: la facilità con cui parla di certi argomenti, senza considerare la loro drasticità e il cambiamento che porterebbero nella società (basti pensare a cos’hanno portato gli innocenti social network). E’ una digitalizzazione sempre più fisica quella a cui stiamo andando incontro e probabilmente non è ancora chiaro cosa potrebbe comportare. La curiosità umana, si sa, è probabilmente l’aspetto migliore di noi e ha permesso di fatto la nostra evoluzione, su tutti i campi. Dopotutto però si sa benissimo il destino dell’uomo che viene travolto da questo sentimento. «Trova qualcosa che ami e lascia che ti uccida» diceva Bob Marley: ci si augura ovviamente non sia questo il caso.  

I test sono arrivati a coinvolgere anche le scimmie, e l’esito dell’ultimo è stato più che soddisfacente, dato che si è concluso con la scimmia in grado di giocare ai videogiochi. Se tutto questo è effettivamente avvenuto, senza per giunta nuocere la salute dell’animale, persino il più scettico degli uomini ammetterebbe che è straordinario. Musk ha poi affermato che, dopo maiali e scimmie, i test del The Link (così è stato chiamato il chip) avverranno prossimamente anche sugli esseri umani: trucco imprenditoriale o previsione lungimirante?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here