Quando sentiamo parlare della storia dell’uomo, restiamo sempre perplessi, affascinati ed estasiati dal progresso che la scienza, la filosofia e la società hanno fatto in così poco tempo. Negli ultimi quattro secoli abbiamo assistito ad un’evoluzione esponenziale: per 2000 anni l’uomo era rimasto fermo, incatenato al passato, vincolato a quell’immobilismo che non gli aveva permesso di toccare con mano la realtà delle cose. Quando il cambiamento è così rapido, deciso e incontrastabile, quando l’uomo si ritrova travolto da un turbine inesorabile che muta in modo incontrovertibile la sua visione, non può certo essere un caso; ci deve essere un inizio, una scintilla, il genio di qualcuno che pone le basi per la creazione di qualcosa di nuovo; l’incipit che stravolgerà la concezione del mondo.

Molto spesso sentiamo parlare di Galileo Galilei come l’uomo del cambiamento, il manifesto del periodo storico a lui contemporaneo; leggiamo come l’introduzione del metodo scientifico ci abbia portati alla rivoluzione, ma forse, nello stesso tempo, non comprendiamo realmente il vero significato che è racchiuso in queste parole. 

Oltre la concezione medievale della conoscenza

Il contesto culturale in cui Galileo si trovava, se pur rinvigorito dal pensiero rinascimentale, restava comunque indissolubilmente legato ad una concezione medievale non solo di Dio, ma anche del ruolo a cui l’uomo doveva attenersi nel raggiungimento della conoscenza in funzione delle Sacre Scritture. 

Quella famosa concezione per cui l’uomo può conoscere solo ciò che Dio gli concede di sapere, quella in cui l’uomo, creato perfetto secondo natura, non può ideare o scoprire nulla che vada ad ampliare i propri sensi, poiché andrebbe contro il volere di un Creatore che ci ha già plasmati con tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno. Quando Dante, nel XXVI canto dell’Inferno, parla del “folle volo” di Ulisse, capiamo alla perfezione questo modo di vedere la conoscenza; attraverso quel capolavoro retorico, quell’invito a oltrepassare le colonne d’Ercole, percepiamo l’inganno che l’animo umano tende ad ogni individuo; un inganno che risiede nel bisogno incontrollato di conoscere, di andare al di là del proprio limite; “seguir virtute e conoscenza” non è empio, ma è sbagliato farlo in direzione dell’ignoto, oltre i vincoli posti da Dio.

Da una parte, dunque, è vero che l’innovazione di Galileo risieda anche nel superamento dei limiti, che, da un punto di vista gnoseologico, erano stati posti dalla teologia medievale (un esempio fra tutti, il superamento del geocentrismo); dall’altra invece, non possiamo attribuire alla Chiesa o alla concezione Cristiana dell’uomo la responsabilità unica dell’immobilismo nel campo del sapere; poiché, in tal caso, resterebbe celato il motivo per il quale, in regioni del mondo ove la Cristianità non era presente, non abbiamo assistito ad un significativo sviluppo tecnico.

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

I limiti del metodo induttivo

Per questa ragione è importante soffermarsi non solo su ciò che ha rallentato, limitato o fermato il cammino dell’uomo verso il sapere, ma anche su ciò che ha permesso all’intelletto di esaltarsi e di diventare il vero protagonista della storia, proprio grazie alle intuizioni di Galileo.

Se facciamo riferimento alla filosofia del XVII secolo, vediamo come fosse ancora vincolata all’idea aristotelica del metodo empirista-induttivo. Quel modo di pensare per cui, dall’analisi del particolare, si arriva ad una conclusione universale (es: ho pescato da un sacco una pallina rossa. Ho pescato dal sacco un’altra pallina rossa. Arrivo alla conclusione universale che nel sacco vi siano solo palline rosse). Il problema di questa filosofia, però, è abbastanza evidente e risiede nel tema della certezza. Per spiegare questo punto riprendiamo il celeberrimo esempio del tacchino induttivista formulato da Bertrand Russel nel ventesimo secolo: “In un allevamento vive un tacchino. L’animale vede che nella giornata di lunedì gli viene dato il pasto alle 9; da buon empirista però, non cede nella tentazione di dare conclusioni affrettate, aspetta gli altri giorni e constata che anche martedì, mercoledì, giovedì e il resto della settimana il pasto è portato alle 9. Con il passare delle settimane arriva alla conclusione universale che mangerà tutti i giorni, per sempre, alle 9 del mattino. In realtà, la mattina del 25 dicembre, al posto di dargli da mangiare, l’allevatore provvede a sgozzarlo“.

Bertrand Russel

Le conseguenze dell’incertezza sull’animo umano

Ora, dobbiamo ricordare che il problema della certezza non è solo una nostra constatazione, formulata dalle comode dimore della contemporaneità, ma al contrario, è una mancanza che è sempre stata percepita. Per l’empirista radicale tutto è superfluo, almeno a lungo termine; così l’empirismo rischia di degenerare prima nel relativismo e poi, continuando per la sua strada, nello scetticismo. Ogni conoscenza diventa vana, poiché potrebbe sempre andare incontro al cambiamento; tra una formula fisica e il menù di un ristorante non vi è più differenza, tutto può mutare; la fiducia stessa nel raggiungimento della conoscenza da parte dell’uomo a poco a poco svanisce e si arriva, alla fine, alla negazione della stessa.

Applicato all’uomo, questo quadro ci raffigura una società, che, per sfiducia nelle proprie capacità, scivola nella diffidenza, nell’incertezza e nella paura. E quando siamo incerti e abbiamo timore, interviene l’istinto, che, nella sua irruenza, ci porta per definizione a comportarci in modo tale da rendere il nostro animo sicuro e protetto; detto in modo diverso: porta l’uomo a fare le cose nello stesso modo in cui sono sempre state fatte. Ed è così che fino al XVII secolo l’umanità era progredita a piccoli passi zoppicanti verso la luce, ignara delle potenzialità della propria ragione.

Il ruolo di Galileo Galilei 

Qui interviene Galileo e qui comprendiamo il vero significato di metodo scientifico: si parte dall’osservazione del particolare, per induzione si arriva all’universale, costituito dalla legge matematica e infine, per deduzione, tramite la verifica sperimentale, si applica la legge ad un particolare differente da quello di partenza. Attraverso la corrispondenza tra legge matematica ed esperimento, si può arrivare a definire certa un’intuizione, ad usarla come base per un’ipotesi successiva, che infine porterà alla scoperta di nuove leggi capaci di ampliare sempre di più il sapere umano.

A sinistra il metodo induttivo aristotelico, a destra il metodo galileiano

È un cambiamento epocale, che permette all’uomo di dare certezza alle proprie intuizioni, prima sempre in balia dell’imprevedibilità, dell’instabilità e del mutamento, e di porre i fondamenti per la creazione di una nuova società; senza il metodo scientifico, una fusione tra induttivo e deduttivo, probabilmente, la tecnica umana non si sarebbe mai evoluta e avremmo dovuto aspettare chissà quanti anni prima di vedere questi cambiamenti, di cui noi, uomini del XXI secolo, siamo eredi e protagonisti.

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