Finalmente, dopo il rinvio dello scorso anno, le Olimpiadi di Tokyo si avvicinano. E con esse arriveranno anche le Paralimpiadi. Infatti, oltre a basket, atletica leggera, ciclismo e tutti gli altri sport olimpici, vi sono anche basket in carrozzina, atletica leggera paralimpica, paraciclismo e tutti gli sport paralimpici, praticati da chi ha avuto la sfortuna di contrarre una disabilità, ma ha avuto ugualmente l’immensa forza di volontà di proseguire a praticare sport

Alex Zanardi

Negli ultimi mesi si è sentito molto parlare del famosissimo paraciclista italiano Alex Zanardi, a causa del brutto incidente che ha avuto scontrandosi con un camion sulla sua handbike. Per fortuna ora pare che si stia riprendendo. Egli incarna l’esempio di uno sportivo che non ha mai mollato di fronte alle avversità, contro le quali alla fine ha sempre avuto la meglio. Iniziata la carriera in qualità di pilota automobilistico, nel 2001 Zanardi fece un gravissimo incidente in una gara di CART, dopo il quale si trovò amputato a entrambi gli arti inferiori. Nonostante ciò non si scoraggiò: dopo il recupero tornò a praticare sia l’attività di pilota automobilistico, ovviamente con vetture appositamente modificate, e addirittura si gettò nell’impresa di provare un nuovo sport, ovvero il paraciclismo.

Cos’è di preciso il paraciclismo?

Fino al Novecento, un cieco o un amputato o paralizzato agli arti inferiori non poteva in alcun modo andare in bicicletta, non ne sarebbe stato in grado. Agli inizi del 1900 però nacquero le prime handbike, per persone amputate o paralizzate agli arti inferiori. Esse consistevano in biciclette a tre ruote che permettevano ai ciclisti di far girare la ruota anteriore tramite delle manovelle collegate a questa, mentre le ruote posteriori servivano a dare stabilità ed equilibrio al velocipede. Lo sterzo e i freni erano anch’essi collegati alla ruota anteriore

Uno dei primi modelli di handbike

Poco più tardi, nacquero anche i primi tandem, cosicché anche le persone affette da cecità poterono andare in bici. Infatti i tandem avevano due posti e due paia di pedali, in modo che un non vedente potesse pedalare dietro, mentre davanti, alla guida della bici, stava un vedente.

Ai giorni nostri le handbike e i tandem sono migliorati esponenzialmente, e ad usarli sono le persone cieche, ipovedenti, con paralisi cerebrale o paralizzate o amputate agli arti inferiori. I ciechi e gli ipovedenti usano i tandem, che oggigiorno possono avere anche più di due posti. È auspicabile che i due ciclisti siano abbastanza sincronizzati nei movimenti e abbiano un grado di allenamento più o meno analogo. Le handbike invece si sono evolute diventando più basse e possono essere condotte sia da seduti che da sdraiati

Il paraciclismo viene praticato anche da persone con disabilità parziali, quali la monoamputazione, cerebrolesione o disabilità differenti da paralisi. Questi possono pedalare su tricicli, che garantiscono maggiore stabilità, o su biciclette modificate.

Regolamento e debutto olimpico

Il regolamento del paraciclismo è speculare a quello definito dall’Unione Ciclistica Internazionale. Questo sport paralimpico, come l’omologo olimpico, comprende differenti varianti: su strada, su pista, ciclocross, mountain bike, indoor e BMX. Il paraciclismo comparve per la prima volta alle paralimpiadi di Stoke Mandeville del 1984, ma solamente in qualità di sport dimostrativo. Divenne sport ufficiale alle Olimpiadi di Seul del 1988, solo per la variante su strada, mentre il paraciclismo su pista debuttò ai giochi olimpici nell’edizione di Atlanta del 1996

Un paraciclista professionista durante una competizione

Nel 1998 nacquero i campionati del mondo di paraciclismo, a cadenza quadriennale, che divenne annuale a partire dal 2006. Sul suolo italiano un’importante competizione paraciclistica è il Giro d’Italia di handbike, nato nel 2009. Anche questo Giro d’Italia, come l’omologo in bicicletta tradizionale, si svolge ogni anno, è a tappe e assegna la Maglia Rosa al primo classificato. La classifica tiene conto del sesso e del tipo di disabilità dei partecipanti (vi partecipano insieme donne e uomini con disabilità più o meno gravi). 

Lo sport del ciclismo è dunque decisamente riuscito a superare l’ostacolo della disabilità. Da prendere d’esempio è l’attaccamento alla vita da parte dei paraciclisti e di qualsiasi altro atleta paralimpico: essi non si sono lasciati andare di fronte alle difficoltà e si sono aggrappati alla vita riuscendo comunque a viverla felicemente

Federico Mestroni, Ana Maria Vitelaru e Alex Zanardi parlano della loro esperienza nella Coppa del mondo di paraciclismo a Ostenda, in Belgio, nel 2018

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