Solitamente, quando qualcosa come un vaso, piuttosto che un bicchiere o un piatto, si rompe e sembra ormai inutilizzabile, noi buttiamo i suoi cocci nella spazzatura e magari compriamo un sostituto. 

Se però l’oggetto andato in frantumi è legato a noi tramite ricordi a cui teniamo particolarmente, quando arriva il momento di lasciarlo ci sentiamo dispiaciuti, quasi arrabbiati, ma molti non sanno che c’è un’alternativa: il Kintsugi (金継ぎ).

La tecnica in questione evidenzia ed esalta le fratture, le impreziosisce e basa su di esse il nuovo valore aggiunto degli oggetti frantumati. I cocci vengono riuniti assieme con uno speciale composto di colla e polveri di metalli preziosi, come ad esempio l’oro; in questo modo le nervature che vengono a crearsi spiccano e sono subito visibili all’occhio, generando una bellezza particolare e insolita

Difatti il Kintsugi (pronuncia Chinzugi), o kintsukuroi, letteralmente ha il significato di oro, ovvero “Kin-“, e di riparare, ricomporre, “-tsugi”.

Composizione in cui si notano con chiarezza le fratture dorate e alcuni cocci provenienti da altre ceramiche negli oggetti

Queste fratture, che rappresentano di fatto delle cicatrici, fanno si che ogni oggetto si distingua da un altro: un piatto rispetto al suo gemello avrà sempre dei cocci di forma e grandezza differente perché i due non si romperanno mai allo stesso modo.

Oltre all’unicità delle crepe e alla loro esaltazione grazie alle magnifiche ramificazioni dorate che tracciano la superficie del nuovo oggetto, la tecnica del Kintsugi prevede che si usino anche cocci appartenenti a più ceramiche in modo da ricomporre un oggetto totalmente diverso da quello che costituivano originariamente i nuovi componenti.

L’origine

Le origini di questa antica pratica risalgono secondo la tradizione al XV secolo, quando l’ottavo shogun (dittatore militare) dello shogunato Ashinkaga, Ashikaga Yoshimasa, ruppe la sua tazza da tè preferita e chiese che gli venisse riparata (infatti sotto al suo governo si sviluppò lo Higashiyama bunka, un movimento culturale che diede origine alla cerimonia del tè).

Al tempo, il restauro della porcellana seguiva una metodica invadente e poco estetica, che consisteva nel riunire i cocci e ricostituire l’oggetto rotto con l’uso di graffette e legature in metallo. Poco dopo l’amata tazza tornò quindi allo shogun sì riparata, ma per niente funzionale ed estetica

Vasetto riparato con graffe di metallo come si usava in quel tempo

Ashikaga Yoshimasa non si arrese e decise di far proseguire il viaggio della porcellana mal restaurata fino ad alcuni artigiani giapponesi, i quali decisero di ricomporre la tazza pezzo per pezzo con la cosiddetta lacca Urish, resina della pianta Rhus arricchita da polvere d’oro.

La tecnica usata dagli artigiani e tanto apprezzata dallo shogun venne battezzata appunto Kintsugi.

Non rompendo ulteriormente i pezzi per far passare fili di metallo o graffe, i cocci della tazza vennero rispettati, le fratture vennero anzi per la prima volta valorizzate: non furono mascherate o nascoste, ma bensì esaltate dall’oro.

A cosa può servire oggi?

In questo periodo in particolare molti tra noi hanno bisogno di tranquillità, di liberare per un momento la mente dai pensieri frenetici della giornata e di stare senza preoccupazioni. Ora come ora persino un’azione normalissima come la spesa, che solitamente si è abituati a fare fin da bambini, per molti porta con sé ansia e stress. 

Un hobby però che si potrebbe cominciare a svolgere è proprio quello del Kintsugi, anche se magari in piccolo. Per incollare assieme i cocci ci vuole parecchia concentrazione (tanto che gli artisti giapponesi che praticano questa tecnica a volte impiegano più di un mese per riparare un solo oggetto), quindi la mente deve concentrarsi solo su questo, lasciando andare il resto e fissandosi in una dimensione di calma

Kit specifici per questa pratica di riparazione

Cercare di riparare un oggetto rotto è veramente rilassante perché ad ogni pezzo messo assieme ad un altro sembra di riordinare un pacchetto di pensieri nella nostra vita, quindi

Con cosa praticarlo?

Molto diffusi sono dei kit specifici, acquistabili in negozi specializzati per il bricolage ed il restauro di oggetti antichi oppure online, per procedere e praticare questa antica tecnica con gli strumenti adatti. Per apprendere la tecnica e per trovare ispirazione per una nuova creazione si possono consultare inoltre diversi testi.

Oltre che per ampliare la conoscenza pratica di quest’arte, sul Kintsugi sono stati scritti parecchi libri proprio per gli spunti di riflessione che porta l’arte del riparare e per il parallelismo che può essere fatto con la nostra anima. Alcuni titoli interessanti potrebbero essere ad esempio “Kintsukuroi. L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima” di Tomas Navarro, oppure “Kintsugi L’arte segreta di riparare la vita” di Céline Santini.

Breve video di un esempio di ceramica riparata con la tecnica del Kintsugi

Questo modo di riportare alla vita oggetti rotti fa si che ad esempio una vecchia affezionata tazza diventi un elemento prezioso, ma rinnovato pur sempre attraverso l’evidenziazione delle venature del passato: il Kintsugi insegna che non si deve buttare tutto ciò che si rompe perché, invece, può essere causa della sua rinascita, così come nella vita di ognuno di noi le esperienze dolorose vanno usate per crescere, dobbiamo valorizzarle e convincerci che è proprio l’averle affrontate che ci rende persone uniche e preziose

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