L’odio nelle persone si scatena a causa della paura: la paura del diverso, del “nuovo”, dell’ignoto; la paura del cambiamento, la paura di essere dimenticati o abbandonati. Qualsiasi evento esterno inaspettato può spaventarci e, una prima reazione spontanea alla paura può essere, benché sia evidentemente la più sbagliata, l’odio. È esattamente quello che successe nei tre secoli che vanno dal 1450 al 1750, quando si verificò il fenomeno della caccia alle streghe. In questi circa 300 anni la paura ebbe il sopravvento sulla razionalità e i pregiudizi sulla realtà dei fatti, determinando la condanna a morte più di 60 mila donne ingiustamente accusate di essere“streghe”.

La tipica condanna a morte per le streghe: la bruciatura al rogo

A noi sembra inconcepibile che un evento simile sia avvenuto regolarmente per un arco di tempo così lungo, senza che nessuno abbia fatto niente per impedirlo. Eppure la cosa non dovrebbe stupire perché questo non fu l’unico evento nel corso della storia in cui migliaia di persone innocenti persero la vita a causa della discriminazione.

Le discriminazioni sono spesso determinate da differenze di genere, d’aspetto, di fede, di convinzioni etiche: accadde con gli ebrei, durante la seconda guerra mondiale, e ancora oggi sopravvivono discriminazioni sessiste nei riguardi delle donne. Quindi, tutto ciò che possiamo fare per cambiare la situazione è imparare dalla storia e dagli errori commessi in passato analizzando i fatti con più razionalità.

La nascita del fenomeno

Proviamo quindi a capire i motivi per cui si scatenò il fenomeno della caccia alle streghe. Per prima cosa ricordiamo che durante il medioevo le persone abitavano in piccoli villaggi o cittadine in campagna; in questi paesi la maggior parte della popolazione era analfabeta e culturalmente ignorante, molto superstiziosa e facilmente impressionabile. I cittadini, non essendo istruiti, tendevano a credere a tutto ciò che veniva detto loro, senza domandarsi se le dicerie fossero fasulle o rispondessero al vero.

La credenza popolare che il diavolo vivesse tra i mortali

Un altro fattore che ha contribuito all’affermarsi del fenomeno fu la credenza popolare che in quegli anni il “male” vagasse sulla terra disseminando morte e distruzione. Nel 1300 infatti la peste nera aveva raggiunto l’Europa causando morte e povertà. A tutto ciò si aggiungeva un forte atteggiamento misogino, che voleva le donne sottomesse e obbedienti al marito, brave madri e amorevoli compagne. Tutte coloro che non corrispondevano a questi canoni di “femminilità” erano malviste e emarginate dalla società. In effetti erano diverse le donne che non si identificavano con la definizione di “donna ideale” tipica dell’epoca. Molte donne non si sposavano o erano vedove, altre erano povere e analfabete, altre ancora avevano un atteggiamento emancipato che veniva percepito come una sfida nei confronti dell’autorità. Tutti questi fattori, uniti alla tendenza ad una maggiore longevità delle donne rispetto agli uomini e alla diffusione della cosiddetta “magia bianca” (che in realtà era spesso una pratica erboristica con finalità curative), facevano di queste donne soggetti potenzialmente pericolosi e malvagi.

Quando i primi sospetti di stregoneria, legati probabilmente a persone poco stabili mentalmente, si diffusero tra i vari villaggi, si creò una vera ossessione, motivata dalla paura che il male potesse colpire il villaggio e i suoi abitanti. Lo stato di psicosi sociale ingenerò ansia e frustrazione, causando inevitabilmente conflitti e controversie interne che cessarono soltanto quando si trovò un “nemico comune”. Come sostiene la teoria di René Girard, i conflitti sociali in una situazione di crisi potevano placarsi solo quando si cercava qualcuno da incolpare per tutto, il cosiddetto capro espiatorio. Accadeva generalmente così: i membri della classe dirigente, influenti e di considerevole importanza, convincevano i cittadini (analfabeti e ignoranti) che la fonte di tutti i mali derivasse dalla persona diversa dagli altri. Ovviamente per diversità si può intendere qualsiasi cosa, dal momento che non esistevano prove oggettive e accertate per dimostrare la colpevolezza del sospettato.

Il meccanismo dei processi

Si costruì sulla base di questi avvenimenti la definizione giuridica di “strega”: si poteva accusare una persona di stregoneria qualora avesse commesso dei “maleficia” (malefici) nei confronti della comunità, oppure qualora avesse fatto un “patto col Diavolo”. Noi possiamo facilmente capire come queste accuse fossero assolutamente campate in aria e infondate, ma allora bastavano per condurre una persona in tribunale. I processi avvenivano con modalità brutali, in tribunali laici e religiosi; le denunce potevano essere fatte in maniera anonima da chiunque, senza l’obbligo di prove concrete. Un solo sospetto bastava a intentare un processo. Il processo prevedeva per la sospettata un interrogatorio, la tortura (per cui spesso l’accusata si dichiarava colpevole solo per far cessare illa supplizio e con esso la sofferenza) e l’accusa di colpevolezza sulla base del Malleus Maleficarum, un libro usato come codice penale per stregoneria. Venne anche introdotto un principio giuridico che prevedeva che fosse l’imputato a dover dimostrare la sua innocenza invece che il tribunale a dover dimostrare la colpevolezza. Se l’imputata era infine ritenuta colpevole (come avvenne nella maggior parte dei casi), veniva condannata a morte.  Insomma, c’erano tutti i presupposti per condannare ingiustamente persone innocenti, soltanto perché diverse dagli altri. Solo in Italia furono condannate più di 10000 streghe.

Altri metodi di condanna

Il fenomeno in epoca moderna

Sorge spontaneo chiedersi come, in una società così profondamente credente, si sia potuto accettare una simile barbarie . Probabilmente il concetto di religione era allora profondamente diverso rispetto a quello attuale. Dobbiamo quindi, prima di giudicare, tenere presente le dinamiche storiche del periodo che stiamo indagando, ma è opportuno anche cercare di imparare da quello che viene definito come “Il più grande errore giudiziario della storia”.

Un fenomeno simile per alcuni aspetti alla caccia alle streghe oggi è quello della xenofobia, la paura dello straniero. Capita spesso di sentirci minacciati dal diverso, ma dobbiamo ricordare che non tutte le novità sono fonte di problemi; spesso,anzi, si rivelano fonte di arricchimento collettivo e personale.

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Mariavittoria Soardo
Sono una studentessa al secondo anno di liceo classico alle Stimate, mi chiamo Mariavittoria e abito nella provincia di Verona. Sono una persona solare e cerco sempre il lato positivo delle cose, mi piace contagiare gli altri con l’entusiasmo e vedere in loro la serenità che provo a trasmettere. Nel tempo libero mi piace disegnare, ascoltare musica di vari generi e trovare sempre nuovi passatempi, ma più di tutto mi piace dormire. Pratico uno sport a livello agonistico tre volte a settimana e partecipo a diversi corsi extrascolastici. Il fine settimana (oltre a dormire molto) cerco di “staccare la spina” dalla frenesia di tutti i giorni e mi distraggo uscendo con gli amici e guardando serie tv. Non ho un’idea precisa su un eventuale professione dopo gli studi, ma ciò a cui aspiro è trovare un lavoro che mi piaccia e, soprattutto, che mi permetta di viaggiare il più possibile. Mi piacerebbe molto fare l’esperienza di studio all’estero durante il liceo.

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