“Che lavoro vuoi fare da grande?”. Questa domanda, tanto ripetuta fin da bambini, se un tempo riceveva risposte quali veterinario o astronauta ora, tra i giovani che si stanno proiettando nel mondo del lavoro, la maggior parte delle volte, non ottiene risposta. Sono infinite le professioni a cui si può accedere ai giorni nostri e spaziano in ogni ambito possibile immaginabile, dalla medicina alla finanza, dal commercio al turismo.

logo della software house che si occupa di sviluppare e commercializzare Prolab.Q

Negli ultimi anni con lo sviluppo scientifico e tecnologico sono nate molte altre professioni ritenute il futuro delle nuove generazioni. E’ così che abbiamo deciso di intervistare l’ing. Massimo Antonelli, fondatore e CEO di Open-Co, software house che si occupa di sviluppare e commercializzare Prolab.Q, un insieme di applicazioni altamente configurabili, da lui stesso inizialmente ideate, per la gestione di tutte le attività di controllo di processo e qualità in ambito industriale e di laboratorio.

Quale percorso formativo o scolastico crede sia stato fondamentale fino a questo momento per la sua esperienza di vita e professionale?

Silicon Valley, cuore dello sviluppo tecnologico.

Sicuramente gli studi in Ingegneria mi hanno permesso di avere uno sguardo più pragmatico e cosciente verso la realtà della vita e, soprattutto, la capacità di comprendere qualunque meccanismo scientifico e tecnologico, che spazia dalla fusione nucleare alle scienze delle costruzioni. E’ poi anche importante fare esperienza all’estero, possibilmente verso la fine o subito dopo l’università per avere molteplici possibilità di scelta nel futuro. Nel mio caso specifico è stato fondamentale il periodo trascorso nella Silicon Valley, presso Cisco System.

Cosa l’ha spinta ad entrare nell’affascinante mondo della tecnologia e, in particolare dei software?

Tutto è nato mentre lavoravo come consulente per diverse aziende nell’ambito dei sistemi di gestione della qualità: all’inizio degli anni 2000, queste avevano la necessità di certificarsi in base alla normativa ISO9000:2000 che rispetto a quella precedente prevedeva un nuovo modo di operare e cioè con un’ottica rivolta in particolare ai processi e non più agli aspetti documentali.
Per le aziende non era più sufficiente informatizzare il solo reparto amministrativo, per competere in un mercato globale sempre più aggressivo guidato già allora dai colossi asiatici, ma era necessario migliorare il processo, informatizzando sempre più tutta la filiera di produzione e il controllo di qualità di processo e prodotto; in poche parole per competere era necessario puntare sulla qualità e non più sul prezzo. In questo periodo nasce Open-Co e i nostri sistemi, grazie allo slancio imprenditoriale di un gruppo di professionisti dell’IT e del settore chimico ed industriale. 

Cosa pensa delle possibili opportunità che questo sviluppo tecnologico può offrire alle nuove generazioni? 

il primo microprocessore, inventato da Federico Faggin.

Negli ultimi trent’anni la tecnologia ha permesso un cambiamento enorme e repentino portando ad una crescita come mai accaduto prima, grazie soprattutto alla nascita del microprocessore ad inizio anni ‘70, che ha portato a tutto ciò che abbiamo oggi. Nel breve assisteremo ad un grande cambiamento dovuto all’intelligenza artificiale, che negli ultimi cinque anni è cresciuta in modo esponenziale. Molte persone sono preoccupate che possa un giorno sostituire l’intelletto umano, personalmente non la vedo così: sono convinto che non potrà mai sostituirsi alla mente dell’uomo poiché non è dotata di una cosa fondamentale, la coscienza. L’intelligenza artificiale porterà quindi, se ben gestita, ottimi sviluppi e opportunità lavorative, permettendoci quindi di lavorare e vivere a più alti livelli di evoluzione e benessere.

La tecnologia sta facendo passi da gigante dando, oltre ai numerosi vantaggi, anche seri problemi ai giovani che ne sono sempre più attratti e dipendenti. Cosa si potrebbe fare a riguardo? Tornerebbe indietro?

social media
Social Media

Prima di tutto evitiamo di fare confusione tra tecnologia e il modo di utilizzarla. La prima è la base del nostro futuro ed è ciò che ci ha permesso di arrivare dove siamo oggi: da Einstein ai giorni nostri, la grande evoluzione del mondo ha avuto come perno la tecnologia nei più svariati settori, quindi non è possibile tornare indietro. 
Chiaramente l’utilizzo sbagliato e l’abuso, nello specifico dei social, può essere molto pericoloso; dobbiamo ricordare che questi ultimi hanno l’obiettivo unico di vendere e siamo noi che gli forniamo tutte le informazioni, anche le più personali. In questo modo possono controllare e condizionare le nostre scelte e la nostra libertà; quindi senza accorgercene diventiamo schiavi di questo sistema. Non si può e non si deve tornare indietro, bisogna però stare attenti a non abusarne per evitare di diventarne dipendenti.

Che consiglio darebbe a quei giovani che volessero intraprendere il medesimo percorso che ha compiuto lei?

Sicuramente un percorso scolastico liceale che comprenda una buona preparazione sia nelle materie umanistiche che scientifiche sarebbe ottimale e permetterebbe di aprire la propria mente ad un futuro indirizzo universitario. Se qualcuno è affascinato dalla tecnologia e vuole intraprendere un percorso universitario, ritengo che la migliore strada possibile sia sempre Ingegneria, nelle varie specializzazioni: robotica, informatica, elettronica… Quelle italiane sono valide e molto apprezzate all’estero; nei primi anni post laurea è altrettanto importante un’esperienza all’estero di approfondimento della propria specializzazione, con l’opportunità di un confronto in un mercato globale.

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