Ricorre oggi, 23 febbraio, il terzo anniversario della pubblicazione di Nessuno vuole essere Robin, canzone di Cesare Cremonini. Nato come un estratto dell’album Possibili Scenari, del brano hanno immediatamente colpito la mescolanza di temi, tutti trattati con un linguaggio molto colloquiale, la profondità che emerge nelle strofe e soprattutto la capacità di descrivere al meglio il quadro generale dell’uomo del ventunesimo secolo, sempre meno dedito a guardarsi intorno, ma piuttosto allo specchio.

Il pezzo coi suoi toni tenui e un linguaggio più o meno semplice riesce a coinvolgere fino in fondo l’ascoltatore, che si ritrova ad interrogarsi sull’effettiva autenticità delle parole di Cremonini. Inizia quello che si dice essere un esame di coscienza: passando in rassegna le dinamiche descritte nel brano, inevitabilmente chiunque ci si può ritrovare, non tanto nelle situazioni, ma quanto negli stati d’animo e nei pensieri che, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo.

Le luminarie di Bologna installate nel Natale del 2019.

Il ritornello

“Un rigore si sbaglia solo se si ha il coraggio di tirarlo” si potrebbe rispondere al ritornello, tanto bello e musicalmente piacevole quanto profondo e dalle mille interpretazioni. Comunque sia, se da una parte questa affermazione è innegabile, dall’altra purtroppo non si può dire rispecchi più la realtà. Dal momento che una squadra di calcio non ha più un rigorista, ma tutti e undici i giocatori, quel tanto osannato e giustamente elogiato coraggio si può rivelare in verità protagonismo e bramosia di essere al centro dell’attenzione. E’ probabilmente questa l’immagine perfetta della nostra società di oggi: tanto coraggiosi e invincibili (“con il numero 10 sulla schiena…”) sui propri profili social, quanto insignificanti, effimeri e superficiali nel mondo reale (“…e poi sbagliamo i rigori”).

Stessa tematica viene trattata dalla frase che dà il titolo alla canzone: Nessuno vuole essere Robin”. La classica frase di cui tutti siamo a conoscenza ma che, dopotutto, tutti nascondiamo, è il nostro scheletro nell’armadio proprio perché rappresenta la cruda realtà dei fatti: la possibilità di mostrare agli altri solamente la parte migliore di noi era troppo allettante ed era inevitabile cadere in tentazione.

L’evoluzione nel corso della storia ci aveva già rivelato quali sarebbero state le conseguenze, se da una parte infatti l’uomo progredisce, dall’altra lascerà inevitabilmente scoperti altri aspetti. Ma questo non ci ha importato: abbiamo voluto di più e la coperta si è rivelata troppo corta. Il risultato di questo sviluppo tecnologico è stato infatti un mondo saturo di egocentrismo e narcisismo, dove l’essere “asociale” significa non appartenere a questo sistema estremamente digitalizzato e non piegarsi a questo lento processo di autodistruzione. 

L’industria cinematografica ha sempre trattato con cura il tema della macchina che in futuro si ribellerà all’essere umano, ma tutto ciò può essere visto come una semplice estremizzazione della realtà: l’uomo si è già piegato ed è completamente subordinato alla tecnologia, e ovviamente si sta parlando di quella piccola scatola nera che ormai ci conosce meglio di noi stessi, protetta dalla nostra password top secret e a causa della quale spesso e volentieri perdiamo quella stessa libertà che ci garantiva o ci ritroviamo immersi nella stessa incessante solitudine che ci prometteva di combattere. Purtroppo però arriverà il momento in cui non basterà più il numero di follower per sfuggire a problemi più grossi e ci si ritroverà sempre più nudi e indifesi di fronte agli ostacoli.

Il tema dell’amore

Una parte del videoclip del brano.

Uno dei temi più ridondanti nel brano è probabilmente quello dell’amore. Tuttavia, anche in questo caso esso non viene descritto secondo i canoni bucolici caratteristici della musica italiana, bensì per come è realmente e per come influenza l’atteggiamento e le parole dell’uomo. L’imbarazzo di ritrovarsi faccia a faccia con la persona amata, la ricerca costante di scuse solamente per poter rivedere il volto che si ha impresso nella mente e il balbettio delle parole che non hanno intenzione di uscire sono la perfetta descrizione di che cos’è l’amore nella sua forma più concreta. Non è casuale il collegamento tra questo tema e la critica mossa dal ritornello: l’amore per antonomasia richiede umiltà e la disponibilità ad essere posti in secondo piano, fino persino ad essere considerati Robin, nonostante la consapevolezza che nei libri di storia ci finirà sempre e comunque Batman.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here