La risposta potrebbe apparire strana, ma di fatto è proprio la verità. I robot possono fare gli attori! Uno di questi è Erica, guidata dalla tecnologia artificiale, sarà l’eroina di un nuovo film di fantascienza. E’ stata portata alla luce nel 2015 dagli scienziati giapponesi Hiroshi Ishiguro e Kohei Ogawa, che le hanno insegnato diversi metodi di recitazione per entrare nel personaggio da interpretare. Naturalmente con ingenti difficoltà, poiché, a differenza degli esseri umani, Erica non può usare la sua esperienza personale per provare emozioni o sentimenti da trasmettere al pubblico in sala.

La prima volta che Erica apparirà nel grande schermo sarà in un film dal titolo “B”, e racconterà la storia di uno scienziato che scopre i pericoli di un progetto sul perfezionamento del DNA umano. Consapevole dei danni che potrà portare all’umanità, si impegna a far fuggire l’androide super-intelligente, Erica appunto, che lui stesso ha contribuito a costruire nel laboratorio.

PRIMO PIANO DI ERICA

Alcune riprese del film sono state già effettuate in Giappone nel 2019, ma saranno terminate in Europa nel giugno 2021. Qualche mese fa, infatti, Erica è stata presa dal produttore Tony Kaye, a Hollywood. L’ha scritturata per il ruolo da protagonista in questo film, da 70 milioni di dollari, non esattamente a basso budget. Ora le riprese sono ferme perché non si trova un attore con cui condividere la storia.

Si direbbe che nessuno voglia recitare con un robot. A finanziarlo, un gruppo internazionale formato da Bondit Capital Media, Happy Moon Productions, Ten Ten Global Media e Life Entertainment. Ancora ignoti il regista e gli altri interpreti.

Chi è realmente Erica?

Ha 23 anni, le hanno garantito che è “la donna più bella del mondo” e da quasi due anni si è messa a studiare duro recitazione per fare l’attrice. Usufruendo del metodo Marlon Brando: consiste nel guardare i video dei grandi attori del passato e provare a interpretarli.

Erica, la prima attrice robot

Erica è un androide: dicono che sia stata progettata prendendo spunto dalle finaliste di Miss Universo, ma la parte importante non è l’aspetto. È l’intelligenza, artificiale ovviamente. Secondo il suo creatore è così sviluppata “che sembra che abbia un’anima”. Un’anima di marketing sicuramente, visto che sono diversi anni che Erica è fra noi (e ha sempre 23 anni, li avrà per sempre). Quando venne mostrata al pubblico si disse che era così brava a conversare che avrebbe potuto lavorare nella reception di un ufficio o di un albergo. Poi è stata promossa a fotomodella da un artista che ha fatto un servizio fotografandone una dozzina con il titolo “Una di loro non è umana” (ma era chiaro chi fosse quella con lo sguardo vitreo). Infine, ha imparato a muovere le braccia e si è ritrovata candidata per condurre il tg della sera in Giappone, ma alla fine il progetto non si è più sviluppato. 

ISHIGURO INSIEME A GEMINOID

Chi sono i fautori di questo androide?

Dietro Erica sta uno dei più interessanti pionieri della robotica: si chiama Hiroshi Ishiguro, ha 56 anni e dirige un famoso laboratorio ad Osaka. Il suo debutto su questo terreno, molto tempo fa, è stato creare una copia robotica della figlia di cinque anni, ma pare che la bimba non abbia gradito. Professore presso l’Intelligent Robotics Laboratory dell’Università di Osaka, è forse più conosciuto per la creazione di Geminoid HI-1, un androide a sua immagine e somiglianza, che ha persino la stessa giacca nera.

UN ROBOT PER LE STRADE GIAPPONESI

Erica però osserva e suona molto meglio di Geminoid. Anche se non è ancora in grado di muoversi autonomamente, possiede una migliore capacità di capire e rispondere alle domande e ogni sua espressione facciale è straordinariamente simile a quella degli esseri umani. Ishiguro dichiara: «Erica è il più bello e intelligente androide al mondo. Il suo canone di bellezza è quello medio, pertanto ho preso spunto da 30 immagini di bellissime donne e ho mischiato le loro caratteristiche per progettare il viso, naso, occhi e così via». Si tratta di una versione più avanzata di Geminoid F, un’altra creazione di Ishiguro che è apparsa in Sayonara, una produzione cinematografica giapponese. Il film, ambientato nella campagna nipponica post-nucleare, è la prima pellicola al mondo che ha nel cast un attore-androide.

OSAKA

Il tema della somiglianza fisica è fondamentale per dimostrare una tesi che compie 50 anni proprio in questi giorni. Si chiama “The Uncanny Valley”, ovvero, la Valle dello Sconcerto, e afferma che la nostra empatia verso i robot aumenta quando da bracci meccanici diventano giocattoli e poi prendono sembianze umane, ma quando ci assomigliano troppo, ci sconcertano, ci spaventano. Il professor Masahiro Mori nel saggio originale, pubblicato sulla rivista giapponese Energy nel 1970, non usa tale espressione, ma quando poi quell’articolo ha iniziato a circolare ed è stato tradotto in inglese, nel 1978 è stato titolato così. Ora la scommessa del creatore di Erica è che “la valle dello sconcerto” abbia una fine e che dopo ci sia una nuova empatia con un androide così senziente da sembrare, appunto, che abbia un’anima. 

Il film sarà una trasformazione tecnologica?

Sicuramente è presente molto marketing in tutto ciò che riguarda l’uscita del nuovo film “b” con il primo protagonista androide in cerca di un compagno, ma c’è anche una frontiera in cui ci aspettano alcune domande fondamentali: cosa ci rende davvero umani? Un robot che si comporti come noi, che sembra abbia sentimenti, vuol dire che li ha davvero? Certamente no, ma va anche detto che la strada dell’intelligenza artificiale è lunghissima e noi finora abbiamo percorso solo i primi metri. 

BAMBINA INSIEME A UN UN ROBOT NELLA CITTA’ DI OSAKA

L’unica attrice del film non in carne e ossa, sebbene la sua pelle, apparentemente realistica, in silicone possa ingannare lo spettatore sarà Erica. Saprà essere all’altezza della situazione? I suoi due «padri», Hiroshi Ishiguro e Kohei Ogawa, si dicono ottimisti. «In altri metodi di recitazione, gli attori coinvolgono le loro esperienze di vita nel ruolo – ha spiegato a Hollywood Reporter Sam Khoze, uno degli ideatori del film –, ma Erica non ha esperienze di vita. È stata creata da zero per interpretare il ruolo. Abbiamo dovuto simulare i suoi movimenti ed emozioni attraverso sessioni one-to-one, come controllare la velocità dei suoi movimenti, parlare attraverso i suoi sentimenti e allenare lo sviluppo del personaggio e il linguaggio del corpo». Erica non potrà mai recitare davvero, facendoci ridere, o piangere, non sarà mai “umana”. Ci sta però aiutando a riflettere su chi siamo davvero.

Lo sviluppo tecnologico del Giappone

Anche se l’era dei robots all’interno delle proprie famiglie pare sia ancora lontana, il Giappone ha dimostrato una buona tendenza all’accettazione di queste nuove forme di vita. Infatti, due rami della Mitsubishi UFJ Financial Group, utilizza alcuni androidi per interloquire con i clienti. Pepper, un robot casalingo, è stato venduto nel giugno 2015, facendo tutto esaurito. Il 2015 è stato anche l’anno del ritorno sulla Terra di Kirobo, un robot da compagnia, dopo un soggiorno sulla Stazione Spaziale Internazionale, nel corso del quale è diventato il primo robot ad avere una conversazione con un essere umano nello spazio.

TOKYO

Dopo tutti questi avvenimenti, Ishiguro ritiene che gli avvertimenti riguardanti un futuro dispotico in cui le macchine senzienti vengano sfruttate o viceversa, siano premature. «Io non credo che ci sia un problema etico. – dichiara – In primo luogo, dobbiamo accettare che i robot fanno parte della nostra società e quindi bisogna creare un mercato per loro. Se non riusciamo a fare questo, allora non ha alcun senso fare un discorso etico.»

Le conseguenze di questa innovazione sono trascritte da uno studio condotto dal Nomura Research Institute dove si ritiene che quasi la metà di tutti i posti di lavoro in Giappone entro il 2035 saranno occupati da robot. Dati veramente impressionanti che fanno capire a che punto sono arrivate la scienza e la tecnologia in tale Paese.

Erica con Ishiguro durante un’intervista
Articolo precedenteLuna Rossa Prada Pirelli: una vittoria memorabile
Articolo successivo“Ragazzi interrotti”: parla la generazione Dad
Camilla Fezzi
Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here