Catcalling, letteralmente «chiamare il gatto», ma il significato della parola è ben diverso;

Il catcalling è un tipo di molestia verbale che consiste nel fare apprezzamenti insistenti e poco educati alle donne per strada. Questa molestia comprende l’utilizzo di fischi, frasi provocatorie e complimenti irrispettosi che oggettificano e intimoriscono la donna.

Spesso le vittime di questo fenomeno sono donne e ragazze che vengono adescate sole o in piccoli gruppi per strada, a qualsiasi ora del giorno (soprattutto la sera). 

Alcune delle frasi tipiche che vengono loro rivolte sono: “ciao bella”, “come sei carina, sali in macchina con me”, o ancora ripetuti suoni del clacson e commenti inappropriati sull’aspetto fisico della persona. 

Se pensate che il catcalling si possa verificare solo in determinate condizioni come un abbigliamento inappropriato (anche se non sta a noi definire cosa una persona può indossare o meno), un orario e un luogo poco sicuri o altri fattori vi sbagliate; nella maggior parte dei casi, infatti, questa molestia si verifica in pieno giorno, in tratti di strada normali e con abbigliamenti molto sobri e casual. 

Per questo spesso accade che, chi subisce richiami e fischi, venga assalito da sensi di colpa e ansia per qualcosa di cui non ha assolutamente colpa. Moltissime ragazze affermano di non sentirsi sicure a dover fare dei tratti di strada da sole in contesti urbani. Altrettante dicono di scegliere sempre vestiti larghi e poco appariscenti per non venire notate e, di conseguenza, molestate. 

La diffusione del fenomeno

In uno Stato sviluppato e all’avanguardia come il nostro, le donne dovrebbero sentirsi libere e sicure ad uscire di casa da sole, senza paura di venir aggredite o addescate senza un’apparente motivo. Quindi perchè questo fenomeno è così diffuso?

In molti Paesi come la Francia il catcalling (o street harassment) è diventato un reato penale in quanto non ha nulla a che fare con un tentativo consensuale di flirt. 

In Italia purtroppo questa riforma non è ancora stata messa in atto ed è forse il motivo per cui questo fenomeno è ancora così frequente.

Statistiche e rischi

Il gruppo statunitense anti-molestie “Hollaback!” in collaborazione con la Cornell University, ha condotto uno studio su scala internazionale incentrato sull’età della prima esperienza di catcalling, constatando che in media l’84% delle donne intervistate (16.600) ha subìto molestie da strada prima dei 17 anni.

Nonostante sembri una realtà alquanto improbabile e lontana dalla nostra quotidianità, il catcalling avviene molto frequentemente intorno a noi. Per far capire che cosa si prova e sensibilizzare le persone al riguardo riporterò in seguito alcune testimonianze di conoscenti e coetanee a cui è capitato di ricevere molestie verbali. 

Testimonianze

«Mi capita spesso di camminare per strada e sentire sguardi indesiderati su di me, talvolta sono reali, talvolta sono solo prodotto della mia soggezione. Si crea una nuvola di disagio attorno alle azioni più semplici per il timore di ricevere commenti, occhiate. Ciò che viene percepito, in modo assolutamente sbagliato, è come un apprezzamento causi tanta insicurezza e mi faccia arrabbiare. Mi chiedo spesso perché debba essere sempre attenta a tutto ciò che faccio solo a causa di uomini che non sono in grado di controllare loro stessi. La cosa peggiore è che questo oggettificazione da parte di uomini, adulti, giovani, anziani, spesso anche sposati, si è subita solo da ragazze che talvolta non riescono nemmeno a rendersi conto della lesione chi viene loro causata». (Noemi, 16 anni)

«Ormai al catcalling ci sono abituata, da anni quasi ogni volta che esco sento fischi o frasi per nulla appropriate, indipendentemente da come sia vestita o come mi atteggi. Oltre alle infinite esperienze di catcalling, l’evento peggiore che mi è capitato è stato quando un uomo in bici ha continuato a seguirmi, dicendo ogni tanto cose non proprio carine, e per mezz’ora sono dovuta stare davanti ad un bar pieno di gente poiché mi sentivo insicura a tornare a casa o in una via meno affollata. Da questa volta non solo ho paura di uscire da sola di sera, come quasi tutte le ragazze, ma anche in pieno giorno, essendo questo fatto capitato alle 17.» (Anonimo)

«Quest’estate mi piacevano le magliette con le spalline sottili. Le ho messe un paio di volte, ma ho smesso dopo che, mentre tornavo a casa, un ragazzo in bici mi ha detto: ”te le darei una bottarella”.

Mi piaceva una canottiera di lino scollata, ma non l’ho più messa dopo che un altro ragazzo ha commentato sui miei probabili programmi per quella sera.  

Mi piacciono le gonne da tennis, ma le metto solo se so che non dovrò camminare, perché quando cammino sento su di me lo sguardo viscido di uomini che potrebbero essere mio padre.

La cosa più triste è che non posso neanche rispondere, perché la paura è più grande dell’indignazione per queste parole svilenti.

Essendo una giovane donna, mio malgrado, le mie decisioni sono filtrate dallo sguardo maschile che so mi giudicherà appena varcata la soglia di casa mia: i miei vestiti devono essere abbastanza modesti da non attirare troppo l’attenzione, ma accettabile per il canone di femminilità imposto dalla società.

La mia libertà di espressione è limitata dalla paura, e nonostante i miei vestiti siano qualcosa di triviale, il non avere piena libertà di decisione su di essi è solo una delle tante gabbie che il patriarcato impone sulle donne, un sintomo minore della nostra oppressione storica e sistematica.» (Bianca, 17)

«Purtroppo la mia esperienza con il catcalling è ben più vasta di un singolo episodio,ed ogni volta che capita mi sento molto demoralizzata. Quella che fino a poco prima risultava una bella giornata, improvvisamente si trasforma in un’angoscia continua, dandomi la sensazione di essere sbagliata. Non è importante quali o quanti commenti siano stati fatti, nè riguardo a cosa (che sia il fisico, il modo di vestire, di comportarsi…), ciò che importa è che questi interventi colpiscono nel profondo del proprio essere e in modo pesante, facendo leva sulle insicurezze e le proprie paure. Tutte le ragazze che conosco hanno subito catcalling almeno una volta e ciò mi sembra davvero grave. Mi ricordo di una volta in particolare: era inizio estate e mi ero organizzata per uscire con un’amica. Avevo deciso di indossare dei pantaloni lunghi nonostante il caldo e un top aderente abbinato ad una giacca di jeans per sentirmi più coperta. In tutto ciò, durante la serata è capitato che subissi catcalling per strada, quindi oltre al caldo e alle insicurezze che già avevo, si è aggiunto il senso di colpa e di inadeguatezza.»  (Lucia, 17)

Le testimonianze scritte sopra sono solo alcune delle situazioni che ogni giorno noi donne siamo costrette a sopportare. Speriamo con questo articolo di essere riuscite a far capire quanto sia pesante per una vittima di cat calling subire continuamente queste violenze, e speriamo vivamente che il nostro Paese faccia presto qualcosa per tutelarci.

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Mariavittoria Soardo
Sono una studentessa al secondo anno di liceo classico alle Stimate, mi chiamo Mariavittoria e abito nella provincia di Verona. Sono una persona solare e cerco sempre il lato positivo delle cose, mi piace contagiare gli altri con l’entusiasmo e vedere in loro la serenità che provo a trasmettere. Nel tempo libero mi piace disegnare, ascoltare musica di vari generi e trovare sempre nuovi passatempi, ma più di tutto mi piace dormire. Pratico uno sport a livello agonistico tre volte a settimana e partecipo a diversi corsi extrascolastici. Il fine settimana (oltre a dormire molto) cerco di “staccare la spina” dalla frenesia di tutti i giorni e mi distraggo uscendo con gli amici e guardando serie tv. Non ho un’idea precisa su un eventuale professione dopo gli studi, ma ciò a cui aspiro è trovare un lavoro che mi piaccia e, soprattutto, che mi permetta di viaggiare il più possibile. Mi piacerebbe molto fare l’esperienza di studio all’estero durante il liceo.

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