Tempo di lettura articolo: 3 minuti

Quella che ogni 8 marzo consideriamo come “Festa della Donna”, dovremmo iniziare a chiamarla più propriamente “Giornata internazionale della Donna” tenendo a mente che è il risultato di moltissime battaglie per un’equità di entrambi i sessi che, purtroppo, ancora oggi è un traguardo non pienamente raggiunto (non a caso l’ONU ha fissato la parità di genere tra gli obbiettivi da raggiungere entro il 2030).

Non tutti i paesi, inizialmente, hanno collocato questa giornata nello stesso giorno, così come sono sempre stati diversi i festeggiamenti. L’otto marzo, in ogni caso, adottato in ricordo della seconda conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921, divenne una data condivisa solo negli anni successivi.

Mentre in Vietnam le donne portano al lavoro il cibo da condividere con i colleghi, in Russia è abitudine concedere loro un giorno di riposo (sono infatti gli uomini a doversi occupare della famiglia) e in Colombia cucinano e vendono pollo e patate per poi vendere il ricavato ad associazioni di supporto femminile, nella nostra penisola è tradizione regalare i fiori di mimosa, una pianta gialla e dall’incantevole profumo. Simbolo di questa ricorrenza dal 1946, a partire da un’idea delle tre politiche e organizzatrici dell’Unione Donne Italiane Teresa Noce, Teresa Mattei e Rita Montagnana, venne scelta perché di stagione, alla portata di tutti e facilmente reperibile nelle campagne.

Fiore di mimosa.

Il colore giallo, poi, sembra incastrarsi perfettamente con i valori di questa ricorrenza: oltre ad esprimere vitalità, gioia e forza, rappresenta il passaggio dalla morte alla vita, metafora usata per identificare le coraggiose donne che hanno combattuto per l’uguaglianza sessuale.

Per capire meglio l’origine di quest’importante giornata dobbiamo rifarci ai movimenti femminili politici di rivendicazione dei diritti delle donne di inizio Novecento: in particolare ricordiamo la tragedia del 1908 in cui morirono molte operaie di un industria tessile Newyorkese in seguito ad un incendio all’interno della struttura. La prima Giornata Nazionale della Donna fu infatti festeggiata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti, su invito del partito Socialista Americano, che aveva scelto questa data proprio in loro onore.

Secondo alcuni, quando si parla di Festa della Donna, è invece doveroso rifarsi alla Rivoluzione Russa: l’otto marzo 1917 del calendario gregoriano (coincidente con il 23 febbraio di quello giuliano) le donne russe organizzarono uno sciopero per ottenere il pane e la pace, facendo abdicare lo zar qualche giorno dopo e segnando il vero e proprio inizio della Rivoluzione di Febbraio. Qualche anno dopo, nel 1921, la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste decise di tenere l’otto marzo come “Giornata Internazionale dell’operaia”, per poi dedicarla a tutte.

In ogni caso, dopo questi eventi di grande peso storico, la Giornata della Donna è stata fissata per l’otto marzo e ha rapidamente assunto dimensioni globali.

In Italia, invece, il 12 marzo 1922 si sono tenuti i primi festeggiamenti per questa indimenticabile ricorrenza. Per l’inserimento del suo più celebre simbolo, la Mimosa, come anticipato qualche riga prima, bisogna andare avanti di qualche anno: il 1946, per l’esattezza, anno in cui la penisola Italiana si preparava a festeggiare il suo Secondo Dopoguerra e in cui nacque l’associazione femminile “Unione Donne Italiane”.

Oggigiorno la Donna viene celebrata da una miriade di paesi diversi, ognuno con le proprie tradizioni. L’usanza più diffusa è regalare fiori o piccoli pensieri, mentre in altri questa giornata coincide con la festa Della Mamma.

Nonostante i numerosi progressi in questo campo, purtroppo nel mondo esistono ancora numerose disparità sessuali accompagnate da stereotipi come “la donna deve stare a casa, non può lavorare e deve badare ai figli. Spesso ci si trova davanti a differenze di stipendio, a difficoltà di accesso alla vita politica, economica e lavorativa, ma soprattutto a violenza. E’ così che l’otto marzo diventa un’occasione per festeggiare i traguardi che siamo riusciti a raggiungere in questo campo, ricordando comunque quello che è stato il passato e soprattutto che la donna va onorata e rispettata sempre, indipendente dalla giornata.

Articolo precedenteCos’è la web reputation?
Articolo successivoCaccia alle balene, il fenomeno continua
Dopo la scuola media, ho seguito la mia passione per la storia e la letteratura decidendo di cimentarmi nel liceo classico. Da 12 anni coltivo l’amore per la musica classica: suono infatti il pianoforte fin da bambina, riuscendo anche, nel giugno 2016, ad essere ammessa al conservatorio di Verona come terza classificata. Ho giocato a calcio da prima punta per un paio d’anni, ma purtroppo a causa dei troppi impegni ho dovuto fermarmi. Sono nata a Verona ma la mia famiglia è napoletana: Napoli è la mia seconda casa e adoro ritornarci ogni anno. Non è infatti un caso che io sia fin da piccola una super tifosa della squadra partenopea. Non ho particolari idee per il mio futuro, credo però che, finito il liceo, mi piacerebbe molto intraprendere un percorso di medicina, dato che mi affascina molto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here