Tempo di lettura articolo: 4 minuti

Quando ci libereremo del Coronavirus? Si spera al più presto, ma i numeri non sono incoraggianti. Quando all’inizio del 2021 è iniziata la campagna vaccini, speravamo che ci saremmo liberati del Covid-19 in pochi mesi, eppure in Italia sono state vaccinate meno di due milioni di persone in due mesi e mezzo. Non proprio degli ottimi risultati! 

Altri Paesi si sono mostrati molto più efficaci nella campagna di vaccinazione rispetto al Belpaese: ne è un esempio Israele, primo Stato al mondo ad essere “Covid-free”, poiché ha vaccinato più del 50% della popolazione, circa cinque milioni di persone su un totale di otto milioni e mezzo, senza incorrere in effetti collaterali, immunizzando tutti gli individui più a rischio. Ora lo Stato ebraico sta iniziando a vaccinare anche i più giovani. La campagna di vaccinazione ha avuto pieno successo, tanto che i nuovi contagiati risultano pochi e quasi sempre non gravi (perché giovani), al punto che di fatto la Nazione può essere considerata libera dal Coronavirus.

Primo Mondo in mezzo al Terzo Mondo

La notizia che il primo Stato al mondo ad essersi liberato dal Covid-19 sia stato Israele può suscitare stupore in molte persone, poiché quando si pensa a Paesi avanzati, il pensiero tende a rivolgersi istintivamente alle Nazioni dell’Europa Occidentale, dell’America anglosassone (Canada e Stati Uniti), dell’Oceania e al Giappone. I Paesi, insomma, del cosiddetto “Primo Mondo”. Tra questi si tende però a dimenticarne uno, ovvero proprio Israele. Circondato da Stati in via di sviluppo o ancora sottosviluppati, Israele ha un’economia molto forte e la popolazione è per la maggior parte benestante, con livelli di ricchezza pro-capite a volte superiori anche ad alcuni Paesi Occidentali. 

L’aridità del territorio di Israele ha causato non pochi problemi di siccità, che hanno spinto gli Israeliani a trovare il modo di desalinizzare l’acqua.

Ma ciò che rende Israele una delle prime potenze al mondo è la sua tecnologia avanzatissima, poiché il Paese investe tantissimo in ricerca e sviluppo. Non a caso, è uno dei pochissimi Stati in cui gran parte della popolazione usa regolarmente acqua desalinizzata, sia a scopo agricolo sia alimentare, poiché è stato creato un impianto di desalinizzazione dell’acqua per far fronte ai problemi di siccità che affliggevano la Nazione mediorientale. Anche la ricerca in campo sanitario è altamente sviluppata, tanto che ha prodotto un proprio vaccino, con il quale, appunto, è stata raggiunta la quasi totale immunità di gregge nel Paese. Lo sviluppo di Israele è inoltre avanzatissimo anche in campo militare: Israele ha infatti vissuto una quantità incalcolabile di conflitti nella sua breve storia, a causa dei quali ha dovuto predisporre un esercito all’avanguardia.

La tribolata nascita di Israele

Israele è uno degli Stati più recenti del mondo. La sua nascita risale infatti al 14 maggio del 1948. Finita la Seconda Guerra Mondiale, infatti, le potenze vincitrici del conflitto (specialmente le democrazie occidentali, Francia, Regno Unito e Stati Uniti) si resero conto che la Shoah, ovvero lo sterminio degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei Nazisti, aveva come causa prima il fatto che gli Ebrei non avevano un proprio Stato, ma erano sparpagliati in tutto il mondo. Già da tempo però gli Ebrei avevano fatto presente il loro desiderio di avere un proprio Stato in Palestina, poiché, secondo l’Antico Testamento, questa regione costituiva la Terra Promessa che Dio aveva promesso ad Abramo patriarca degli Ebrei) e ai suoi discendenti. La Palestina, in quel momento, era un mandato britannico, ovvero una sorta di colonia degli Inglesi. Nel 1947, il Regno Unito accettò di ritirarsi dalla Palestina, e l’ONU decise di creare due Stati nella regione, uno arabo (poiché fino a quel momento la Palestina era abitata quasi esclusivamente dai Palestinesi, di religione musulmana) e uno ebraico, in cui sarebbero potuti emigrare gli Ebrei di tutto il mondo. Gli Stati si sarebbero chiamati Transgiordania (araba, nella parte più orientale della Palestina e nella Striscia di Gaza) e Israele, lo Stato ebraico. 

Alla nascita di Israele, i Paesi musulmani del Medio Oriente e del Nordafrica, non contenti della nascita del nuovo Stato, decisero di attaccarlo. Lo scontro pareva destinato ad un esito scontato: da una parte c’era Israele, dall’altro Transgiordania, Egitto, Siria, Libano, Arabia Saudita e Yemen. Gli Stati Arabi erano molto più preparati e numerosi, ma sorprendentemente Israele vinse la guerra con discreta facilità. Era infatti ormai finita l’epoca in cui le guerre venivano decise dalla numerosità degli eserciti, ora a deciderle era la qualità delle armi. Gli armamenti di cui disponeva lo Stato ebraico erano decisamente migliori rispetto a quelli degli Stati arabi, e inoltre Israele godeva dell’appoggio di quasi tutte le maggiori potenze occidentali, Stati Uniti in primis. Al termine di questa Prima Guerra arabo-israeliana, Israele aveva ingrandito molto il proprio territorio, conquistando anche metà della città di Gerusalemme

Non c’è pace in Medio Oriente

Israele oggi. I territori in bianco sono rivendicati dai Palestinesi (Cisgiordania e Striscia di Gaza) o dalla Siria (Golan).

Dopo aver dato un’altra dimostrazione di forza aggredendo l’Egitto durante la “Crisi di Suez” nel 1956, lo Stato ebraico nel 1967 invase in un colpo solo Siria, Egitto e Giordania: iniziava la Guerra dei Sei Giorni. In sei giorni esatti, Israele sbaragliò i nemici, conquistando il Sinai (successivamente restituito all’Egitto in cambio del riconoscimento da parte di questo dello Stato di Israele), le alture del Golan e, soprattutto, l’intera Palestina. La Transgiordania cessò dunque di vivere

Gli anni successivi videro molte altre guerre tra Ebrei e Musulmani in Medio Oriente, che furono le fondamenta della situazione che la regione sta vivendo ancora oggi, chiamata tristemente “la polveriera del mondo”. Grazie anche alla mediazione degli Stati Uniti, i rapporti si sono un po’ distesi tra Israele e Palestina, tanto che il primo ha concesso una parziale autonomia alla seconda (che rivendica la parte orientale della regione e la Striscia di Gaza), ma gli scontri sono ancora, purtroppo, all’ordine del giorno. I Palestinesi non di rado organizzano attentati a danno degli Ebrei, mentre Israele, detentore di uno degli eserciti più potenti al mondo in questo momento, reagisce molto duramente alle provocazioni, non volendo cedere l’indipendenza alla Palestina. 

Nonostante paia impossibile, speriamo che la situazione possa risolversi al più presto, in modo che Gerusalemme possa finalmente vivere, dopo 5000 anni, ciò che il suo nome afferma: città della pace.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here