Quasi tutta Italia in zona rossa: è un déjà-vu

Nonostante i tentativi del governo per il contenimento dei contagi, quasi tutte le regioni italiane resteranno in zona rossa almeno fino a Pasqua, reintegrando, oltre al divieto di spostamenti , la DAD al 100%.

I colori delle regioni dal 15 marzo 2021
I colori delle regioni dal 15 marzo 2021
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Venerdì 12 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato le nuove restrizioni che entreranno in vigore da oggi, lunedì 15 marzo, fino al 6 aprile. Complice l’aumento dei contagi, la nuova stretta era inevitabile e questa volta le regioni in zona rossa sono ben undici: Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Campania e Basilicata. Entreranno automaticamente in zona rossa, invece, le regioni che superano i 250 casi per centomila abitanti e quelle che hanno un RT sopra 1.25. Il nuovo decreto Draghi elimina poi le zone gialle, che diventeranno automaticamente arancioni.

La novità della zona arancione riguarda gli spostamenti: infatti è consentito uno spostamento al giorno verso un’abitazione privata all’interno del proprio comune, massimo due persone a meno che non si tratti di minori di 14 anni.

Resta in vigore la possibilità della zona bianca (cioè a rischio bassissimo), laddove i contagi non superino i 50 per centomila abitanti per tre settimane: la Sardegna è l’unica, per ora, a rispettare questo parametro.

Lo scenario di Pasqua, purtroppo, segue a braccetto quanto visto per Natale, con tutta Italia, zone bianche escluse, in zona rossa, dal 3 al 5 aprile compresi.

Con la zona rossa chiudono tutte le scuole, asili nido e scuole materne (al contrario del vecchio decreto in cui sembrava si dovesse stare a casa a partire solamente dalla seconda media). Anche i negozi si devono avviare alla chiusura, così come bar e ristoranti (solo aperti per l’asporto): supermercati e generi di prima necessità rimangono ovviamente aperti, rispettando comunque tutte le restrizioni imposte. Gli spostamenti sono severamente vietati se non per esigenze lavorative o motivi di salute, così come mostre e servizi di apertura al pubblico.

Luca Zaia, presidente della regione Veneto, che si dimostrava già da un po’ preoccupato per questa crescita della curva dei contagi e sempre più incline ad una chiusura delle scuole, nel corso della conferenza di venerdì tra i governatori di regione ha espressamente chiesto «che davanti a zone rosse in cui si parla innanzitutto di chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado da zero anni in su, è fondamentale che il governo introduca già in questo decreto il tema dei congedi parentali o di bonus babysitter per dare una luce in fondo al tunnel ai genitori in difficoltà. Essendo un problema già verificatosi durante il primo lockdown, bisogna essere pronti e più preparati». Nonostante la ripresa di una DAD al 100% per tutti gli studenti di tutte le età, resta comunque garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità o per i figli dei sanitari.

Presidente del Veneto, Luca Zaia

«E’ abbastanza frustrante dover tornare online ogni giorno, soprattutto per gli studenti dell’ultimo anno come me. Molti pensano addirittura che sia meno stressante, in realtà è esattamente il contrario: è difficile stare tutto il giorno davanti al computer, soprattutto perché i ritmi non sono più quelli dello scorso anno. Spero solo che tutto questo passi in fretta, sembra tutto un deja-vu». ha dichiarato Luca, studente di un liceo classico a Verona, facendosi portavoce dei pensieri di moltissimi alunni come lui.

Quello che però sembra preoccupare sempre di più non solo ministri e sanitari ma anche i cittadini, è la grande quantità di varianti Covid che minacciano la nostra penisola. In Veneto, ad esempio, vediamo che la variante inglese è intorno al 17,7% del totale, mentre ci sono anche due casi di variante brasiliana, isolati, in provincia di Padova e Venezia.

«Abbiamo sequenziato 519 tamponi e identificato 17 diversi gruppi genetici, a testimonianza dell’estrema variabilità che esiste». Queste le parole di Antonia Ricci, direttrice generale dell’istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, riguardo le varianti del Coronavirus presenti nella nostra regione. Quelle che preoccupano di più, a detta dell’esperta, sono tre: quella inglese, brasiliana e sudafricana perché più contagiose, pericolose e con più probabilità di sfuggire all’azione degli anticorpi. Secondo Ricci, non si parla più di “singolo virus” ma di “popolazione di virus”, data la velocità della diffusione.

«Abbiamo sentore, rispetto all’andamento epidemiologico e le sequenziazioni che sono state fatte sui campioni di altri paesi, che quella inglese sia quella più presente e possa arrivare al 70/80%. Se dovessi fare una sintesi di quello che è oggi il Veneto, posso dire che è “circondato”. Perché l’andamento epidemiologico nazionale non fa presagire bel tempo: è un andamento impegnativo». ha concluso Luca Zaia.

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