È stata ritrovata dopo 20 anni di ricerche, grazie alla caparbietà e all’opera di ricerca della Fondazione Camillo Cavour di Santena, la lapide della tomba di Virginia Oldoni Verasis, contessa di Castiglione: il ritrovamento è avvenuto in via Almese ad Alpignano (Torino), che costeggia la Dora Riparia.

Una storia iniziata nel 1999, quando la pietra tombale della donna era stata portata, in occasione del centenario della sua morte, a Torino dall’allora patron del Premio Grinzane Giuliano Soria. Nelle sue intenzioni quella lapide, dopo il restauro, doveva essere destinata al Castello di Costigliole, ma le cose sono andate molto diversamente e infatti per anni, abbandonata in una discarica edile, è rimasta lì incustodita.

La lapide, per quanto sia semplicemente una lastra di marmo priva di ogni decorazione, ha una lunga storia, come la sua proprietaria.

Ricostruire i movimenti che hanno riportato questo reperto storico dal cimitero di Père-Lachaise di Parigi a una discarica di Alpignano non è stato semplice. La lapide, nel 1999, dopo essere stata sostituita con una copia nel cimitero francese, venne portata a Torino da Giuliano Soria con l’accordo di provvedere a proprie spese al restauro, ma questo non poté mai essere fatto poiché Soria, morto nel 2019, fu implicato in varie vicende giudiziarie.

A confronto le due foto della lapide prima, quando si trovava al cimitero di Parigi, e dopo, quando è stata ritrovata.

Marco Fasano, direttore della Fondazione Cavour, spiega che fino al 2009 la pietra si trovava nel cortile della sede del Premio Grinzane, in via Montebello a Torino, ma, quando iniziarono i guai giudiziari, la sede dell’Associazione venne smantellata: parte del materiale fu ceduto a un geometra che possiede il terreno di Alpignano e lì vennero abbandonati insieme alla lapide.

«È stato sufficiente ripercorrere questi passaggi come un’indagine per arrivare alla sua localizzazione; di tutto questo dobbiamo ringraziare il dottor Enrico Stasi, che ha curato il fallimento, e il giudice Vittoria Nosengo del tribunale di Torino» precisa il direttore.

Nata a Firenze e battezzata come Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini, coniugata Verasis Asinari e storiograficamente nota come Contessa di Castiglione, era figlia del marchese spezzino Filippo Oldoini e della marchesa Isabella Lamporecchi. Inoltre, era cugina di Camillo Benso conte di Cavour, e dei Marchesi De Nobili di Vezzano ed era considerata tra le donne più belle e affascinanti della sua epoca. Attirò fin da subito gli sguardi maliziosi dei nobili a lei vicini, suscitando la preoccupazione dei genitori. Infatti, fu per questo motivo che, dopo un’adolescenza irrequieta in un convento delle Orsoline, sposò a soli diciassette anni Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella.

Quando il conte chiese la sua mano, la famiglia spinse la giovane ad accettare senza esitazioni. Facoltoso vedovo di dodici anni più grande, egli riuscì a convincerla a sposarlo grazie agli accordi prematrimoniali. Questi le permisero di muoversi a suo piacimento in società, oltre a un immenso patrimonio a disposizione. Nonostante avesse dichiarato fin da subito che non lo amasse e che non lo avrebbe mai amato, il matrimonio si celebrò e il conte si condannò da solo a una dipendenza amorosa di un amore non ricambiato e a una relazione fatta di tradimenti e sofferenze. Dalla loro unione nacque un figlio, Giorgio, morto di vaiolo ad appena 24 anni.

Appena dopo il matrimonio si trasferirono a Torino, dove si trovava anche la corte dei Savoia. Là la contessa fece conoscenza con il conte di Cavour, Camillo Benso, cugino del consorte, che in quel periodo stava cercando di assicurarsi il supporto della Francia per l’imminente guerra contro l’Austria. Egli capì subito che le “armi” seduttive di Virginia potevano essere ciò che serviva per acquisire l’aiuto necessario. Per questo, nel 1855, scelse di affidarle una missione: avrebbe dovuto farsi ammettere alla corte francese e sedurre l’imperatore Napoleone III, allo scopo di spingerlo a un’alleanza franco-piemontese. La contessa non si fece attendere: fece preparare i bagagli e senza avvisare in anticipo il marito, si trasferì in Francia. Arrivata, conquistò immediatamente i favori degli uomini della corte e, nonostante qualche donna la supportasse, molte la odiavano apertamente, tra cui Eugenia Montijo, moglie dell’imperatore.

La missione riscosse comunque un grandissimo successo: riuscì infatti a diventare l’amante ufficiale dell’imperatore per oltre un anno e a condizionarne le scelte politiche.  

Ciò però duro poco perché, il 2 aprile 1857, Napoleone III subì un attentato, mentre usciva da casa della contessa: le indagini indicarono un gruppo di mazziniani come mandanti e la contessa venne invitata a ritornare in patria, sotto richiesta dell’imperatrice. Si dice che sia stata Eugenia a far organizzare dalla polizia un finto attentato, una messinscena orchestrata dall’imperatrice stessa per danneggiare la rivale, tanto era diventata alta la rivalità fra loro. Vero o meno, l’accaduto la costrinse a rientrare in Italia, soddisfacendo così l’imperatrice; anche se pochi anni dopo ritornò in Francia.

Andata via dalla corte, viaggiò in Europa, non riuscendo a trovare un luogo dove stabilirsi definitivamente, fino a che non rientrò in Italia, restando tra La Spezia e Torino. Secondo varie voci qui ebbe in totale 43 amanti, molti uomini di Stato, tra cui anche Vittorio Emanuele II.

Virginia Oldoini coltivò anche il “culto” della sua bellezza, facendo centinaia di foto, di cui lei stessa ideava la scenografia. Durante gli anni in cui la fotografia era agli inizi, collezionò infatti moltissimi ritratti. Affascinata dalla fotografia, si rivolse allo studio di Mayer & Pierson e si fece fare più di 500 ritratti, in tre periodi diversi, che raccontano parte della sua storia, in cui riproponeva anche gli abiti e le acconciature dei suoi momenti più belli. Ognuno di questi ritratti doveva immortalare la sua bellezza e la sua giovinezza, anche con scene complesse: adorava infatti indossare abiti scenografici ed assumere pose nuove, non tradizionali, diverse dalle solite dell’epoca.

Nonostante fosse generalmente poco amata dalle donne, fu sia invidiata sia copiata per il suo stile; ma, allo stesso tempo, queste sue fotografie erano anche definite inquietanti poiché insolite.

Tuttavia, si dice che nell’ultimo periodo, per non far vedere che la sua bellezza sfioriva, si velasse il volto e si rinchiuse in un esilio volontario nella sua residenza di Place Vendôme, coprendo gli specchi di casa con teli neri. Morì dopo lunghi anni in solitudine a Parigi, il 28 novembre 1899, a 62 anni.

Dopo la sua morte tutte le carte compromettenti sui suoi rapporti con capi di Stato, politici e banchieri vennero recuperate dalla polizia e dall’ambasciata italiana e distrutte.

In alcuni diari e taccuini ritrovati dopo la sua sepoltura e salvati dalla distruzione da parte della polizia, la contessa diseredava tutti i parenti indicandoli uno a uno, esprimendo il desiderio di essere sepolta a La Spezia con tutti i suoi gioielli, senza che venisse data alcuna notizia alla stampa e alle autorità e senza funzione religiosa, con indosso la vestaglia di seta che aveva portato durante la fatidica notte d’amore con Napoleone III e in compagnia dei suoi due pechinesi imbalsamati, Sanduga e Kasino. Purtroppo, a causa del tardo ritrovamento delle sue volontà, nessuna di queste venne rispettata: venne sepolta a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise, con rito religioso e funzione pubblica e la famosa vestaglia venne portata al Museo Cavouriano di Santena, dov’è tutt’ora. Inoltre, tra i parenti da diseredare si dimenticò di elencare i Tribone di Genova che erano discendenti di una sorella del nonno materno. Ereditarono così una fortuna di circa due milioni di lire.

La sua vita ispirò molti film, romanzi e serie tv; sia italiani, che esteri.

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Sofia Graldi
Abito in provincia di Verona e frequento il liceo classico “Alle Stimate". Adoro storia, epica e scienze fin da piccola. Di scienze, in particolare, ho sempre amato astronomia, biologia e chimica; nonostante la mia passione per la scienza non ho mai avuto lo stesso sentimento per la matematica. Oltre a queste materie ho la passione anche per la ginnastica artistica, per le arti marziali e per la corsa anche se, in realtà, mi è sempre piaciuto lo sport in generale. Non sono molto brava nelle lingue, però vorrei tanto imparare il francese, lo spagnolo e il giapponese. Sono una persona molto curiosa, solare e positiva, mi piacciono le cose semplici e solitamente preferisco lavorare da sola. Non sono una persona testarda o che si fissa su qualcosa, anzi cambio spesso idea, infatti non ho un singolo cantante, colore o cibo preferito.

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